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Quote by Olivier Föllmi

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Olivier Föllmi

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“Dirigiti verso il continente la cui musica ti chiama, la cui cultura ti ispira e fermati nel paese dove ti sentirai a casa. Ritorna due volte, dieci volte nel tuo paese d'adozione. Forse ci andrai a vivere? Non ti imporre dei limiti, lascia aperte tutte le porte. Parti come un bimbo incantato e lascia che il viaggio ti porti per mano: il primo sconosciuto da scoprire sei tu stesso! Approfitta del viaggio per perdere colui o colei che pensi di essere. Dimentica quello che hai imparato, diffida delle tue certezze, molla gli ormeggi, lasciati sorprendere! Parti nudo, osa fare il mendicante: il viaggio ti offrirà abiti nuovi. Rivelerà in te ricchezze che neanche sospettavi. Tornerai senza un soldo, ma sarai ricchissimo.”

“One must, however, take care not to understand this conversation with God--the conversation of which I have to speak in this book and in almost all the works which followed--as something happening solely alongside or above the everyday. God's speech to men penetrates what happens in the life of each one of us, and all that happens in the world around us, biographical and historical, and makes it for you and me into instruction, message, demand. Happening upon happening, situation upon situation, are enabled and empowered by the personal speech of God to demand of the human person that he take his stand and make his decision. Often enough we think there is nothing to hear, but long before we have ourselves put wax in our ears. (Postscript, October 1957)”

“Il successo del nostro percorso dipende dalla nostra famiglia, dalla nostra compagna o dal nostro compagno, dagli amici che ci incoraggiano e ci circondano quando non abbiamo un soldo e ci ritroviamo col morale a terra. Sono loro a darci il coraggio di continuare la strada quando siamo divorati dal dubbio. Sul nostro impervio cammino, dipenderanno sempre dagli altri, da coloro che ci accolgono cm da coloro che ci raccolgono...”

“La mia difficoltà permanente, che ritengo inerente al mestiere di fotografo viaggiatore, è trovare l'equilibrio tra il movimento e la stabilità perché questo mestiere non permette il giusto mezzo. Sviluppare uno spirito disponibile e creativo sul posto, aperto all'incontro, poi tornare e condividere le preoccupazioni quotidiane della vita in famiglia e in ufficio mi destabilizza così tanto che appena reintegrato e sistemato nuovamente all'interno dei miei riferimenti affettivi e familiari, devo pensare di nuovo a preparare i bagagli, accettare di lasciare i miei e casa mia per tornare a essere un nomade solitario...”

“E' divorando la vita che si diventa fotografi, viaggiando fino a trovare il proprio villaggio, la famiglia d'adozione, quella di cui si ha voglia di raccontare la storia. Non esitate a investire sugli altri, unitevi al genere umano. Diventate traghettatori, create ponti da una riva all'altra. Non c'è bisogno di andare lontano. La bellezza di una storia non dipende dai chilometri percorsi, ma dall'intensità dello scambio, del vissuto e da come, con gli occhi lucidi, si comunica dall'intimo più profondo. Se ci si esprime col cuore, si parla al cuore degli altri. Non è inseguendo il mai visto che si trova il proprio posto nella fotografia. E' semplicemente offrendo un altro sguardo fotografico, sensibile, sincero. Profondo.”