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Parigi Quotes

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Parigi Quotes

“Ma a volte c’è un qualcosa di febbrile, di morboso, nell’andatura del flâneur. Vaga per la città, sembra alla ricerca di una chimera. La sua meta è confusa o irraggiungibile. La sua andatura si fa nervosa, esasperata: pare un uomo in fuga. Il flâneur fugge la banalità della vita comune. Fugge i ricordi e gli spettri della sua interiorità. Lo sfavillare dell’apparenza fenomenica riempie la cavità vuota del suo io. Il flâneur è un uomo gettato nella strada da un’inquietudine, sospinto da un’ansia di ricerca che lo perseguita e lo distingue da coloro che se ne stanno placidamente seduti al tavolino di un caffè. Come una bestia indomita, il flâneur vaga per la città irrequieto. Si abbandona alla folla come una carcassa all’onda, si lascia invadere dal soffio liberatorio dell’anarchia. E c’è qualcosa di voluttuoso, quasi di orgiastico, in questa dissoluzione.”

“Èdouard si accontentò delle sue ricerche, andò a pranzare, tornò a casa, confrontò l'appartamento che avrebbe preso con quello che stava per lasciare, vide che non guadagnava altro che un cambiamento ed ebbe i rimpianti che vengono quando si lascia la propria abitazione da scapolo, per piccola e scomoda che sia. Si rammenta tutto quello che è successo da quando è stata abitata, le passate emozioni quotidiane che ha visto nascere e morire, come fiori mattutini, sbocciati fra quattro mura, di cui resta solo quel profumo chiamato ricordo. Allora si rimpiange tutto, perfino la musica insipida del pianoforte della vicina, maledetto pianoforte che si ritrova in tutte le case in cui si è vissuto e che miagola da mattina a sera i suoi arpeggi eterni e mai appresi; si rimpiange perfino il portiere che alla sera vi consegnava il candeliere e la chiave, e qualche volta una lettera desiderata, tanto desiderata che si benediceva la mano che la consegnava quanto quella che l'aveva scritta. Poi giunge la viglia del trasloco. Quella sera, col pretesto dei bauli da fare, si rientra presto, talvolta con un amico che viene ad aiutare, ma più spesso da soli, si aprono gli armadi, i mobili; si scompiglia tutto, si toccano quaranta cose senza prenderne nessuna, non si sa da dove cominciare; poi, di colpo, in un cassetto dimenticato, si ritrova una lettera altrettanto dimenticata. Poi un'altra, poi un'altra ancora; ci si accomoda sul bordo del letto e si intraprende la lettura del proprio passato, inframmezzata da questi muti monologhi: . E la serata passa non si sa come, senza nulla di fatto, evocando soavi ombre di donne, che senza dubbio, nel momento preciso in cui ci si ricorda di loro, stanno dicendo ad altri le parole deliziose e menzognere che vi dicevano tempo fa. Il giorno dopo, quando ci si alza e non restano che due ore per traslocare, tutto è ancora più disordinato del giorno prima.”

“Quantunque Plutarco dica: "Il tiranno non invecchia mai", Roma, sotto Silla come sotto Domiziano, si rassegnava e metteva volentieri l'acqua nel vino. Il Tevere era un Lete, se si deve credere all'elogio un po' dottrinario che ne faceva Varo Vibisco: "Contra Gracchos Tiberim habemus. Bibere Tiberim, id est seditionem oblivisci". Parigi beve un milione di litri d'acqua al giorno, ma ciò non gli impedisce, all'occasione, di battere la generale e di suonare a stormo.”