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Quote by Antonio Fogazzaro

“Un tenace, fiero sentimento d'indipendenza intellettuale resisteva in lei all'amore. Ella poteva tranquillamente giudicar suo marito, riconoscerne le imperfezioni e sentiva ch'egli non poteva altrettanto, lo sentiva umile nel suo amore, devoto senza fine.”

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Work

Piccolo mondo antico

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Author

Antonio Fogazzaro

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“Abbiamo inventato l’amore per descriverla, e perché bisogna pur dirlo, la coesistenza in un medesimo istante della gioia, della paura, della tenerezza e della vertigine. Tua madre e io ci siamo innamorati il giorno della tua venuta. I bambini devono pensare che i genitori sono sempre stati genitori. Ma non è così, noi eravamo ancora i bambini dei nostri genitori un istante prima del tuo arrivo. Da allora abbiamo cercato di fare del nostro meglio. Tua madre è perfetta. Io faccio quello che posso.”

“Amare dopo. La questione del desiderio dopo la morte è probabilmente la più complessa da raccontare, la più difficile da confessare. Bisogna accettare le proprie debolezze, accettare che il bambino dentro di noi, di fronte all’abbandono più terrificante, riprenda il suo posto, si agiterà un momento ma poi si calmerà. Quanto a me, ho sentito presto il bisogno di una presenza. Ho provato il bisogno di quell’amore che mi era divenuto così familiare. Non capivo come avrei potuto vivere senza. Come mio padre, non potevo concepire di non amare più. E così ho amato.”

“Quando un amore nasce e quando muore, c’è uno strano momento di confusione. Qualcosa di difficile da descrivere. Una specie di limbo. Un purgatorio. Un tempo di adattamento durante il quale il corpo, non sapendo bene cosa riceve o cosa rifiuta, lascia la mente in uno stato di attesa. Quello che, un istante prima, sembrava impossibile diventa tutt’a un tratto perfettamente realizzabile, perché quel momento di incertezza è condiviso, perché si è in due a non sapere, si è in due ad aspettare che il momento scelga per noi. Il momento ha scelto. O forse quella collera insopprimibile dentro di me. Lei mi ha lasciato solo con Melvil. A proteggere mio figlio un’altra volta dalla perdita.”

“Fuori cominciava a calare la notte e subito mi venne da chiedermi se anche noi, fedeli al nostro spartito, seduti tra le fila della grande orchestra umana, stessimo suonando quella sinfonia rozza e un po' sgraziata, che altro non era se non il rumore della città di notte. Facevamo, dunque, il rumore delle cose buone? Meritavamo d'essere protetti? Eravamo visibili dallo spazio? Quanto eravamo luminosi?”