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Quote by Jean-Claude Izzo

“comme beaucoup de Marseillais, les récits de voyages me comblaient plus que les voyages eaux-mêmes / come molti marsigliesi, i racconti di viaggi mi incantavano più dei viaggi stessi.”

Quote by Jean-Claude Izzo

Book:Chourmo

Work

Chourmo

Chourmo is the second novel in Jean-Claude Izzo's Marseille Trilogy, a series of noir crime fiction centered on the city of Marseille. The story continues the life of Fabio Montale, a former police officer who now works as a private investigator. When a young woman disappears, Montale is pulled back into the criminal underworld, uncovering connections between organized crime, political corruption, and social tensions in the multicultural port city. The novel explores themes of loyalty, justice, and the decay of urban communities, blending hard-boiled detective fiction with a deep sense of place and social commentary. more

Author

Jean-Claude Izzo
Jean-Claude Izzo

Jean-Claude Izzo was a French poet known for his distinctive literary style and profound depiction of life in Marseille. His works, which blend poetry, novels, and prose, have been highly appreciated by readers. more

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“«ll mio grande amore era di New York.» «Ho viaggiato per più di venti anni.» «Ci siamo persi perché era la cosa giusta da fare. Dicendo tanto la vita è lunga, il mondo è grande, per l'amore c'è sempre una buona occasione. C'è sempre tempo.» «Ho viaggiato perché non sapevo fare altro.» «Non è vero. Non c'è sempre tempo.» «Cosi facile andare via.» «Si è cosi facile, quando ti abitui a farlo.» «Quando ti abitui a salutare.» «La prima volta è stata dura, sai? La prima volta che ho detto "addio, le nostre strade si separano» «La prima volta è dura, ci si fa l'abitudine.»”

“Non cercare di riconoscere in che stazione siamo, in che città stiamo entrando o cosa ti ricorda quest'atmosfera. Spegni il vello e segui me, altrimenti rischi di perderti da queste parti. Rischi di perderti il meglio, il nuovo. So che non è facile. Non lo è per niente. Sfortunatamente, Pare che gli esseri umani siano programmati per analizzare tutto sulla base dell'esperienza. Ogni cosa che vediamo o che incontriamo o che ci ospita la scomponiamo in concetti più piccoli, più facilmente analizzabili, in modo da poter riconoscere qualcosa di già visto. Qualcosa di noto che ci faccia sentire a nostro agio. Pensa poi alle volte che hai detto ehi, in questo posto ci sono già stato e non me ne ricordavo, che sensazione è quella? Te lo dico io, è sollievo, è dire: ok sono salvo, so dove sono. Il problema, il nostro limite, è che affrontiamo ogni istante in questo fottuto modo, con un occhio costantemente rivolto al passato. Quindi è perfettamente normale che tu stia cercando i tuoi punti cardinali nell'immenso atrio di questa stazione o nelle mie parole. Però è perfettamente sbagliato. È come quando un tizio che conosci ti racconta una vicenda che gli è capitata e ti dice ad esempio, ah sai sabato sono andato a una festa, ho bevuto troppo e a ritorno una volante mi ha fermato: multa per guida in stato d'ebbrezza! Tu lo ascolti, io lo ascolto, ma il pensiero va alle feste che ho vissuto, alle volte che ho guidato ubriaco e alle mie multe e quindi risponderò, ma tu pensa che storia interessante, sai mi è successa la stessa cosa proprio un mese fa... NO! No. No. No. Qui è il problema. Non è vero. Non mi è successa la stessa cosa, perché sono due eventi unici, mentre il nostro cervello ci vuol far credere il contrario. Tutta colpa dell'esperienza. O di chi ci ha programmato per essere macchine che non sanno apprezzare le novità, costrette a interpretare il nuovo solo sulla base del passato. E se passasse un drago sopra le nostre teste proprio adesso, per non impazzire diremmo che è solo una lucertola con le ali. Quando penso che la meraviglia non esiste più, mi viene voglia di tornare bambino e toccare tutto per la prima volta. Il pavimento, il divano, i giocattoli, le mani rugose di mia nonna, la carta del primo libro illustrato, il profumo del caffè, quello dei capelli appena lavati di mia sorella, quello del mare...”

“[...] il difetto del turista consiste nella sua voglia eccessiva di sapere e scoprire tutto in pochi giorni. Molto spesso ho consigliato ai viaggiatori di pazientare e non avere fretta. Il bel viaggio non finisce, perché custodisce in sé la promessa di un nuovo inizio per quello seguente. È come i racconti di Shahrazad, che non finiscono mai, iniziano sempre. (p. 151)”