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Quote by Luigi Meneghello

“Gli aspetti del lavoro di cui ho parlato finora riguardano soprattutto ciò che Hanna Arendt nel suo bellissimo saggio sul lavoro umano chiama "labour" e distingue da "work". È il lavoro-fatica, il tribulare del dialetto, che caratterizza soprattutto le società contadine, e si svolge sotto il segno della necessità: sono tipicamente i lavori della campagna, i lavori domestici, i lavori servili, tutto ciò che ha a che fare col sostentamento della vita fisiologica, secondo il ritmo delle stagioni, del giorno e della notte, del nascere, del crescere, del nutrirsi. È quel lavoro che bisogna fare semplicemente perché si mangia, perché si consuma, perché si vegeta; il lavoro che bisogna fare ogni giorno, ogni mese, ogni anno: la condanna e la schiavitù dell'uomo.”

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Work

Libera nos a malo

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Author

Luigi Meneghello

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“Però, spesso, quando ero in ufficio, rilassato e prigioniero, sovraqualificato e climatizzato, avevo il sospetto che la condizione dell'ape operaia di basso livello fosse ingiustamente deprecata dai sostenitori della giustizia sociale e del potenziale imano. Certo le paghe erano basse, i benefit inesistenti, le possibilità di fare carriera discutibili, e l'indifferenza aziendale verso i nostri talenti nascosti praticamente assoluta. Ma quale immensa pace, quasi vegetale, si godeva lavorando per l'Uomo! [...] Di notte potevo sentirmi male rendendomi conto della mia mediocrità, ma in un certo senso, mentre me ne stavo davanti al terminale e mi dondolavo leggermente avanti e indietro sulla mia dozzinale poltroncina da ufficio, avevo la sensazione che, se solo avessi continuato a svolgere con la doverosa diligenza quel mestiere molto attuale e molto americano che dopotutto qualcuno doveva pur fare, allora qualunque cosa fosse successa a me o al mio Paese non sarebbe stata colpa mia”

“Lavorava al computer portatile da ore ma non era riuscito a trovare nessun luogo che accendesse la fantasia. Sebbene vi fossero molti paradisi sommersi, ogni destinazione gli sembrava scontata. Non era questione del dove, ad attirarlo era l'inesplorato. Non desiderava semplicemente cambiare residenza o abitudini: voleva dare un significato diverso alla sua esistenza.”

“C'è un punto oltre il quale l'addestramento e la pratica non possono portare. Zeami, lo straordinario drammaturgo e regista di teatro Noh del quattordicesimo secolo, che era anche sacerdote zen, ha parlato di questo momento come di una “sorpresa”. È la sorpresa di scoprire di non aver più bisogno di un sé, la sorpresa di ritrovarsi una cosa sola col proprio lavoro in un movimento pieno di fluida disciplina e grazia. Allora si capisce che cosa vuol dire essere una palla d'argilla che gira sul tornio, un trucciolo bianco sollevato dalla punta dello scalpello o una delle molte mani di Kannon, Bodhisattva della Compassione. A questo punto è possibile essere liberi, nel lavoro e dal lavoro.”