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Quote by Ernest Tidyman

“Shaft was standing next to a newstsand about thirty yards from the Con Ed crew when Kelly came out of the red-brick highrise, the glossy haven of the spade who's made it. It rose like an insult to all the failure around it, a fifteen-story middle finger that said up yours to the old neighborhood.”

Quote by Ernest Tidyman

Work

Shaft's Big Score

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Author

Ernest Tidyman

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“Twenty-one months after her admission, Lockwood became the first woman to participate in oral argument at the Court. She next and last argued before the Court in 1906. She was then seventy-five. Using the skill she had gained over a thirty-year span in her specialty—pressing money claims against the United States—she helped to secure a five-million-dollar award for Eastern Cherokee Indians whose ancestral lands had been taken from them without just compensation.”

“Mi sono iscritto a lettere perché mi piace leggere, analizzare i libri, scoprire autori sconosciuti, rivisitare i classici di ogni tempo e paese. L'insegnamento sembrava l'unica applicazione pratica della mia laurea. Ho anche pensato di cercare in altri settori: il mondo editoriale, il giornalismo, le scuole di scrittura. Ma per entrare in quegli ambienti bisognava avere dei contatti e io non ne ho. Sono stato uno di quei romantici che scelgono l'indirizzo di studi pensando solo ai loro gusti e alle loro inclinazioni, non a guadagnarsi da vivere. Devo essere tra gli ultimi imbecilli rimasti sulla terra.”

“Scattò tutta la testa verso di lui e disse: «Come comincerai la tua prossima lettera? Fulvia dannazione?» Lui aveva scosso la testa, frusciando i capelli contro la corteccia del ciliegio. Fulvia si affannò. «Vuoi dire che non ci sarà una prossima lettera?» «Semplicemente che non la comincerò Fulvia dannazione. Non temere, per le lettere. Mi rendo conto. Non possiamo più farne ameno. Io di scrivertele e tu di riceverle».”

“Èdouard si accontentò delle sue ricerche, andò a pranzare, tornò a casa, confrontò l'appartamento che avrebbe preso con quello che stava per lasciare, vide che non guadagnava altro che un cambiamento ed ebbe i rimpianti che vengono quando si lascia la propria abitazione da scapolo, per piccola e scomoda che sia. Si rammenta tutto quello che è successo da quando è stata abitata, le passate emozioni quotidiane che ha visto nascere e morire, come fiori mattutini, sbocciati fra quattro mura, di cui resta solo quel profumo chiamato ricordo. Allora si rimpiange tutto, perfino la musica insipida del pianoforte della vicina, maledetto pianoforte che si ritrova in tutte le case in cui si è vissuto e che miagola da mattina a sera i suoi arpeggi eterni e mai appresi; si rimpiange perfino il portiere che alla sera vi consegnava il candeliere e la chiave, e qualche volta una lettera desiderata, tanto desiderata che si benediceva la mano che la consegnava quanto quella che l'aveva scritta. Poi giunge la viglia del trasloco. Quella sera, col pretesto dei bauli da fare, si rientra presto, talvolta con un amico che viene ad aiutare, ma più spesso da soli, si aprono gli armadi, i mobili; si scompiglia tutto, si toccano quaranta cose senza prenderne nessuna, non si sa da dove cominciare; poi, di colpo, in un cassetto dimenticato, si ritrova una lettera altrettanto dimenticata. Poi un'altra, poi un'altra ancora; ci si accomoda sul bordo del letto e si intraprende la lettura del proprio passato, inframmezzata da questi muti monologhi: . E la serata passa non si sa come, senza nulla di fatto, evocando soavi ombre di donne, che senza dubbio, nel momento preciso in cui ci si ricorda di loro, stanno dicendo ad altri le parole deliziose e menzognere che vi dicevano tempo fa. Il giorno dopo, quando ci si alza e non restano che due ore per traslocare, tutto è ancora più disordinato del giorno prima.”