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Quote by David Elías Cotos Espinoza

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Nunca es tarde

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David Elías Cotos Espinoza

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“[…] la guardavo e mi si riempirono gli occhi di lacrime, non è che piangessi, avevo capito, avevo coscienza del fatto che dovevo farmi tatuare anch’io una barchetta così sul petto, che senza una barchetta come quella non potevo vivere, che quella barchetta doveva dare calore, che era l’emblema dell’anima, e che anch’io l’avrei avuta. Quella barchetta lì si può lavare?”

“Ciò che manca, ovunque si guardi, è un progetto di comunità, un’idea forte di cosa possa essere la Repubblica italiana del futuro, la capacità di render finalmente concreto l’attualissimo disegno contenuto nella Costituzione: quella vera. E questa idea manca perché oggi sembra impossibile avere un’idea dell’uomo che non sia ridotta alla sola dimensione monetaria. Far evadere il patrimonio culturale dalla prostrazione materiale e morale in cui è stato confinato dal totalitarismo neoliberista significa rimettere in circolo uno dei pochi antidoti a questo dogma. In rare occasioni è possibile sentire, quasi vedere ad occhio nudo, la forza morale, e profondamente politica, di ciò che chiamiamo «cultura». Il 27 gennaio 2014, alle sei di sera, l’Orchestra della Scala ha eseguito la Marcia funebre della Terza Sinfonia di Beethoven in onore di Claudio Abbado, scomparso sette giorni prima. Rispettando una tradizione iniziata nel 1957 –in occasione della traslazione del corpo di Arturo Toscanini, al Monumentale –l’orchestra ha celebrato il suo direttore suonando con la sala vuota, e con le porte del teatro spalancate. Ottomila cittadini milanesi riempivano la piazza, silenziosi e commossi. E il profondo impegno civile di Abbado ha conferito un tono particolare a questa struggente liturgia laica, ripetuta per la quinta volta in sessant’anni. La musica creava una comunità e la rendeva visibile: e non nello spazio separato del teatro, non per un pubblico pagante. In una piazza, invece, nel cuore della polis: dove alcuni cittadini suonavano per altri cittadini. Non per non pensare, per rimuovere le difficoltà della vita e l’esistenza della morte, ma per affrontarle tutti insieme, uniti da una musica scritta duecento anni fa, e per salutare un uomo che ha messo la sua arte straordinaria al servizio di un progetto di uguaglianza e giustizia. È da quello spirito che dobbiamo essere capaci di ripartire. Perché le nostre città, i nostri musei, il nostro paesaggio non contengono solo cose belle: contengono valori e prospettive che possono liberarci, innalzarci, renderci di nuovo umani, restituirci un’idea dell’uomo e un’idea di comunità che ci permettano di costruire un futuro diverso.”

“«Vedete», disse Fonardi senza senza badargli, «il calcio da queste parti è un carnevale di maglie allegre che nasconde la realtà di un Paese dove bianchi e neri godono di opportunità molto diverse. Per questo è importante che squadre come il San Giorgio o noialtri possiamo competere in Serie Africa contro i club di soli bianchi. Il terreno da calcio, qui, è l'unico posto dove si può proporre una società diversa, dove il razzismo sarà solo un brutto ricordo.»”

“Il che esercita il potere non è sempre quello stesso popolo sul quale il potere viene esercitato; e l' di cui si parla non è il governo di ognuno su se stesso, ma quello che su ognuno hanno tutti gli altri. Inoltre, volontà del popolo significa in pratica la volontà della parte più numerosa e più attiva del popolo : la maggioranza, ossia coloro che son riusciti a farsi accettare come maggioranza; ne consegue quindi la possibilità che il popolo desideri effettivamente opprimere una parte dei propri componenti: contro questo abuso di potere, non meno che contro qualsiasi altro abuso, occorre prendere delle precauzioni.”

“Il "popolo" che esercita il potere non è sempre quello stesso popolo sul quale il potere viene esercitato; e l'"autogoverno" di cui si parla non è il governo di ognuno su se stesso, ma quello che su ognuno hanno tutti gli altri. Inoltre, volontà del popolo significa in pratica la volontà della parte più numerosa e più attiva del popolo : la maggioranza, ossia coloro che son riusciti a farsi accettare come maggioranza; ne consegue quindi la possibilità che il popolo desideri effettivamente opprimere una parte dei propri componenti: contro questo abuso di potere, non meno che contro qualsiasi altro abuso, occorre prendere delle precauzioni.”