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Quote by Antoine de Saint-Exupéry

“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.”

Quote by Antoine de Saint-Exupéry

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Antoine de Saint-Exupéry

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“Il pianeta appresso era abitato da un ubriacone. Questa visita fu molto breve, ma immerse il piccolo principe in una grande malinconia. «Che cosa fai?» chiese all'ubriacone che stava in silenzio davanti a una collezione di bottiglie vuote e a una collezione di bottiglie piene. «Bevo», rispose, in tono lugubre, l'ubriacone. «Perché bevi?» domandò il piccolo principe. «Per dimenticare», rispose l'ubriacone. "Per dimenticare che cosa?» s'informò il piccolo principe che cominciava già a compiangerlo. «Per dimenticare che ho vergogna», confessò l'ubriacone abbassando la testa. «Vergogna di che?» insistette il piccolo principe che desiderava soccorrerlo. «Vergogna di bere!» e l'ubriacone si chiuse in un silenzio definitivo. Il piccolo principe se ne andò perplesso. I grandi, decisamente, sono molto, molto bizzarri, si disse durante il viaggio.”

“And what civilization is, is: six billion people trying to make themselves happy by standing on each other’s shoulders and kicking each other’s teeth in. It’s not a pleasant situation. And yet, you can stand back and look at this planet and see that we have the money, the power, the medical understanding, the scientific know-how, the love, and the community to produce a kind of human paradise. But we are led by the least among us: the least intelligent, the least noble, the least visionary. We are led by the least among us, and we do not fight back against the dehumanizing values that are handed down as control icons.”

“Buon giorno», disse il piccolo principe. «Buon giorno», disse il mercante. Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete... Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere. «Perché vendi questa roba?» disse il piccolo principe. «E' una grossa economia di tempo», disse il mercante. «Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmia1no cinquantatré minuti alla settimana». «E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?» «Se ne fa quel che si vuole...» «Io», disse il piccolo principe, «se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana...»”

“Ah! Sei qui...» E mi prese per mano. Ma ancora si tormentava: «Hai avuto torto. Avrai dispiacere. Sembrerò morto e non sarà vero...» Io stavo zitto. «Capisci? E' troppo lontano. Non posso portare appresso il mio corpo. E' troppo pesante». Io stavo zitto. «Ma sarà come una vecchia scorza abbandonata. Non sono tristi le vecchie scorze...» Io stavo zitto. Si scoraggiò un poco. Ma fece ancora uno sforzo: «Sara' bello, sai. Anch'io guarderò le stelle. Tutte le stelle saranno dei pozzi con una carrucola arrugginita. Tutte le stelle mi verseranno da bere...» Io stavo zitto. «Sarà talmente divertente! Tu avrai cinquecento milioni di sonagli, io avrò cinquecento milioni di fontane...» E tacque anche lui perché piangeva.”