Quotessence
Home / Quotes / Quote by Chiara Gamberale

Quote by Chiara Gamberale

“[Noi lettori] Siamo diversi, appunto. Molto diversi fra noi. Leggiamo per noia, per curiosità, per scappare dalla vita che facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per addomesticare i mostri fra la testa e il core, per liberarli. Non ci somigliamo per niente anche se teniamo in mano, amiamo, detestiamo, e se per Natale regaliamo a chi ci è più caro lo stesso libro. Non ci somigliamo per niente. Fatalmente, è proprio per questo che, sì: non c'è dubbio. Esistiamo. [...] Com'eravamo noi tutti in quella fila, dietro o davanti alla cassa. Uguali solo a noi stessi, con la speranza di affidare a un'altra storia la nostra. Per perderla, per ritrovarla. Per rimediare, in qualche modo, all'esistenza.”

Quote by Chiara Gamberale

Work

Per dieci minuti

Browse quotes and source details for this work. more

Author

Chiara Gamberale

Browse famous quotes and profile details for Chiara Gamberale. more

You May Also Like

“E' un meccanismo di sopravvivenza che chi è come me conosce anche troppo bene: quando si comincia a comprendere che la maggior parte dei problemi e degli ostacoli percepiti come insormontabili sono il risultato di una dissonanza tra sé e il resto del mondo, nella maggior parte dei casi si comincia a imitare gli altri, a conformarsi. Nell'autismo questo tentativo frequente di conformità al gruppo di appartenenza viene definito masking, indossare una maschera che copre interamente il volto. Col tempo ne crei una per il lavoro, un'altra per le uscite con gli amici, una per le relazioni affettive. Osservi quello che fanno gli altri, cerchi di imitarne i comportamenti, quel modo di ridere a battute che a te sembrano insignificanti, oppure l'andatura, la prosodia. Ma il discorso vale anche se da adolescente scopri che invece delle ragazze ti piacciono i compagni di scuola, quegli stessi ragazzi che invece manifestano la loro eterosessualità con esuberanza spesso facendo in tua presenza commenti terribili contro chiunque abbia un orientamento differente dal loro. Indossi la maschera se percepisci il tuo genere diverso da quel lo che la società si aspetta tu debba sentire, oppure se non se felice della vita che hai. Quando sei con gli altri, sei gli altri. Poi torni nella solitudine della tua camera e a volte quella maschera si è talmente appiccicata sul tuo volto che non viene via del tutto; col tempo nemmeno ricordi più chi sei, cosa ti faceva emozionare.”

“A volte è meglio non essere quello che siamo davvero. Non ci fa bene. E alla gente non piace. Bisogna cambiare. Bisogna sforzarsi, e fare respiri profondi, e forse un giorno prendere pillole e imparare trucchi per far finta di essere più come le altre persone. Quelle normali. Ma forse Vanessa aveva ragione, e anche quelle persone, tutte quante, erano guaste a modo loro. Forse passiamo tutti quanti troppo tempo a fingere che non lo siamo.”

“Quando ho capito che le differenze che vedevo nascere in me rappresentavano (incomprensibilmente) solo problemi, ho deciso che forse sarebbe stato più saggio non mostrarle al mondo. Con grande dolore, perché erano parte di me. È proprio lì che è nata l'ambivalenza del mio sentimento verso l'idea di diversità: da un lato l'ho sempre considerata come la cosa più naturale del mondo, siamo tuttə diversə, le differenze sono quello che rendono il mondo un posto in cui valga la pena vivere e per questo vanno tutelate e rispettate. D'altra parte ho cominciato a soffrire al pensiero che proprio questa varietà, questa idea così complessa e quasi indefinibile, dovesse essere a sua volta infilata in una categoria e, secondo i metodi utilizzati per definire la normalità, suddivisa in tante altre piccole categorie. Oggi so che questa mia insofferenza verso la tassonomizzazione della diversità nelle sue molteplici espressioni ha a che fare con la convinzione - che fino a poco tempo fa era un'idea senza nome - che la diversità sia intersezionale; non mi è mai piaciuto dover definire la diversità solo in quanto opposta alla normalità, perché utilizzando questo sistema sarà sempre qualcosa di inferiore. Se non siamo in grado di definire la diversità come un concetto autonomo e non necessariamente come contrario di normalità, non riusciremo a liberarla dallo stigma sociale. Altrimenti l'inclusione resterà sempre un processo che parte dalla normalità - percepita come la cosa giusta - e investe una diversità tutto sommato passiva, desiderosa di entrare a far parte del club delle persone sane, normali, di quelle che non vengono additate come difettose o strane. È questa l'idea di diversità che non mi piace, una diversità dipendente dall'idea di una normalità che, paradossalmente, è inesistente in natura.”

“Siamo sinonimi ma non identici. I sinonimi si riconoscono a vicenda come vecchi colleghi, come un gruppo di amici che ha visto insieme il mondo. Si scambiano storie, si abbandonano ai ricordi sulle loro origini e dimenticano che anche se si assomigliano sono molto diversi, e nonostante condividano una serie di attributi, l'uno non potrà mai essere l'altro. Perché una notte tranquilla non è identica a una notte silenziosa, un uomo risoluto non è identico a uno fermo, e una luce brillante non è identica a una sfavillante; il modo in cui si inseriscono nella frase cambia tutto.”