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Quote by Fyodor Dostoyevsky

“Il delinquente era una persona intelligente, coraggiosa, forte, d'età matura, si chiamava Legros. Ebbene, vi dico, che lo crediate o no, che mentre saliva al patibolo piangeva. È mai possibile, dico io? Non è un orrore? Via, chi può piangere di spavento? Che cosa succede all'anima in quei momenti? Fino a quali tormenti può essere spinta? È un oltraggio all'anima, niente altro che questo! È detto: "non uccidere", e allora, perché uno ha ucciso bisogna uccidere anche lui? No, non è lecito..... ....Il dolore essenziale, quello più forte, non è quello delle ferite, è il sapere con certezza che fra un'ora, poi fra dieci minuti, poi fra mezzo minuto, poi adesso, ecco, proprio ora, l'anima vola via dal corpo, e tu come persona non esisterai più, e questo ormai con certezza. La cosa più importante, ecco, è questa certezza. Io ci credo a tal punto, che vi dirò schiettamente la mia opinione. Uccidere per un'uccisione è una punizione incomparabilmente più grande dello stesso delitto. L'omicidio su sentenza è incomparabilmente più orribile dell'omicidio del delinquente. Voi potete mettere un soldato davanti a un cannone in combattimento, e sparargli addosso, e lui continuerà a sperare, ma leggete a questo stesso soldato una sentenza che lo condanna con certezza, e lui impazzirà o si metterà a piangere. Chi ha detto che la natura umana è capace di sopportare questo senza impazzire? No, non si può agire così con un uomo! "il principe Myskin sulla pena di morte”

Quote by Fyodor Dostoyevsky

Work

The Idiot

Focusing on the life of a seemingly naive individual, the story delves into the complexities of society and the individual's place within it. more

Author

Fyodor Dostoyevsky

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“Se fosse ancora vivo, tornerei da lui a chiedergli perdono; perché so cosa significa essere vecchi e soli e amareggiati. Sì, cara, perché più invecchiamo, più finiamo col somigliare ai nostri antenati. Ogni giorno che passa, la sua ferocia cresce dentro di me. Da giovani crediamo di essere tanto speciali, siamo convinti che nessuno possa capirci; ma la natura ce l'abbiamo nel sangue, e resta sempre qui, in attesa, come il nostro scheletro.”

“Il pensiero che mi aveva quasi fatto svenire - che anche chi aveva ucciso Gigi non era solo un assassino - era diventato una certezza. Che diritto avevo io , allora, di relegare i responsabili della morte di mio marito a quell'unico ruolo, a quell'unico istante della loro esistenza? Quegli uomini erano stati anche altre cose, sicuramente buone. Il periodo orribile della loro vita in cui avevano immaginato, organizzato e poi realizzato l'omicidio di Gigi non poteva definirli per sempre. Mi sono resa conto che quello che stavo facendo con loro era l'esatto contrario di quello che loro avevano fatto con mio marito. Mentre loro avevano disumanizzato Gigi, con gli slogan, gli articoli, le scritte sui muri, riducendolo a un simbolo da abbattere, io staccavo le loro figure dall'album della storia, le mettevo nella vita, nel mondo, nelle relazioni con gli altri. Li rendevo, e vedevo, esseri umani.”