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Quote by André Aciman

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In this suspenseful novel, a woman goes missing, leaving behind a trail of cryptic clues that lead to a chilling discovery. The story unfolds as the protagonist, driven by a personal connection, navigates through the complexities of the case, uncovering dark secrets and hidden truths. more

Author

André Aciman

André Aciman, born on January 2, 1951, is a renowned writer known for his profound psychological insights and unique narrative style. His works, such as 'The Museum of Unconditional Love,' are celebrated for their emotional depth and distinctive storytelling. more

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“Ciao Johnny”, mormorò e il vento corse leggero tra gli alberi di porpora. Una foglia rossa ondeggiò nell'aria azzurra e le si posò tra i capelli. “Sono qui. Sono venuta finalmente.” Lacrime brucianti cominciarono a scorrere sul suo viso. “Tutto doveva essere diverso, vero? Non doveva finire in questo modo.” Chinò la testa, la gola stretta in un nodo di dolore. E fu allora che la mano le tocco il collo. Le si mozzò il respiro di colpo e restò con la schiena rigida e gli occhi sbarrati. "Johnny…?" Era andato. Si alzò, si girò e naturalmente non c'era nulla. Ma poteva vederlo, ritto lì accanto, le mani sprofondate nelle tasche, il caldo sorriso un po' obliquo sul volto più attraente che bello che si appoggiava snello e disinvolto a una tomba o a un pilastro dell'ingresso o forse contro un albero rosseggiante d'autunno. Bella roba, Sarah, annusi ancora quella dannata cocaina? Niente intorno se non Johnny, lì vicino. Forse ovunque. Tutti noi facciamo quello che possiamo e dobbiamo accontentarci… e se non ci basta, dobbiamo rassegnarci. Niente è perduto per sempre, Sarah. Niente che non possa esser ritrovato. "Sempre il vecchio Johnny", sussurrò Sarah. Uscì dal cimitero e attraversò la strada. Indugiò un attimo, voltandosi a guardare. Il tiepido vento d'ottobre alitava robusto e grandi cortine di luce e d'ombra sembravano attraversare il mondo. Gli alberi frusciavano misteriosamente. Sarah salì in macchina e si allontanò.”

“Be'…” ha cominciato Tanis, ma si è interrotta subito e ha scosso la testa. “Torna qui e mettiti a sedere.” Pat Fitzgerald ha sghignazzato. “Cos'è, ci si scambiano i segreti adesso?” “Proprio così.” “Sai che affare,” ha osservato Corky Herald. Con questo ha suscitato le risa della classe. Irma Bates se n'è tornata mogia mogia in fondo all'aula, dove si è immersa in non so quale confabulazione con Tanis, Anne Lasky e Susan Brooks. Sylvia conversava sottovoce con Grace, sotto lo sguardo avido di Porcile. Ted Jones corrugava la fronte. George Yannick stava incidendo qualcosa sul suo banco mentre fumava una sigaretta e sembrava proprio un falegname assorto. Gli altri erano quasi tutti occupati a guardar fuori della finestra gli sbirri che dirottavano il traffico e quelli che tramavano in piccoli capannelli dall'aria sconfitta. In quel momento è echeggiato all'improvviso un campanello con un gran baccano che ha fatto saltare in aria tutti quanti. "È la campana del cambio dell'ora," ha spiegato Harmon. Io ho guardato l'orologio a muro. Erano le 9.50. Alle 9.05 ero seduto al mio posto vicino alla finestra a osservare lo scoiattolo. Adesso lo scoiattolo non c'era più, il buon vecchio Tom Denver se n'era andato e Mrs. Underwood se n'era andata ancora di più. Ci ho riflettuto e ho concluso che me n'ero andato anch'io.”

“Perché anche la felicità deve fare così paura? Perché anche quando un sogno si avvicina c’è sempre da fare tornare i conti? Ho passato tanti anni della mia vita ad aspettare. Qualsiasi cosa. Se solo fossimo capaci di vivere mentre aspettiamo. Io non sempre ci sono riuscito. Ho aspettato l’amore di mio padre, ho aspettato che mi venissero riconosciute le mie qualità sul lavoro, ho aspettato troppe telefonate per troppo tempo che non sono neppure mai arrivate, ho aspettato di essere amato come avrei voluto, dimenticandomi che se qualcuno ci ama diversamente da come vorremmo non è detto che non ci ami. Poi ho aspettato per vedere realizzati i miei progetti come se il solo fatto di averli pensati bastasse per vederli concretizzarsi. E mi sono ingannato anche lì. L’attesa tempra, ma può anche sfinire se non supportata da un risultato. Ci sono miliardi di buone occasioni nella vita in cui si è costretti a inventarsi passatempi in attesa che arrivi il tuo tempo. Ma il tempo non è una scienza teorica. Affatto. A un certo punto, quando decide lui, arriva e ti disorienta. Allora tutto quello che hai sognato, se il tempo lo decide, ti si piazza davanti come un mostro gigantesco dalle mille teste e tu non hai più scampo. Hai smesso di sognare, in quel momento, e ti tocca vivere. E, casomai, vivere pure la felicità.”

“Quello che intendo dire è che, se solo potessi raccogliere un po’ di quelle briciole dell’anima, forse potrei comporle in un mosaico completo e capirei finalmente qualcosa, il principio che mi mantiene unito, non credi? Sto parlando di cose che non hanno un nome, cose che nel corso della vita si accumulano sul fondo dell’anima, sedimenti e strati di terriccio. Se mi chiedessi di descriverteli, non saprei da che parte cominciare, non avrei la parole adatte.”

“Sì, certo. Di strette al cuore tu ne sai qualcosa. Forse sei addirittura un'esperta, a modo tuo. L'ho capito guardandoti. E anch'io, evidentemente, sono già riuscito a far soffrire il tuo cuore, a fargli provare qualche stretta. Ma fino a questo punto? Davvero? Come se tu avessi perso qualcosa di prezioso, di agognato, un attimo prima di averlo ottenuto? Almeno dimmi cos'era questo qualcosa di prezioso (perché mi renda conto di cosa può esserci in me).”