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Quote by Sara Melotti

“Si parla tanto di uomini che conquistano le montagne, ma in realtà non va proprio così: la montagna può buttarti giù in un secondo, il tempo può cambiare improvvisamente, l’altitudine ti può letteralmente uccidere. La montagna si lascia semplicemente camminare, esistere su di essa, mentre il tuo corpo e la tua mente si scannano tra loro.”

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Sara Melotti

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“Almeno, - egli diceva, proseguendo il suo ragionamento, - dalle altre femmine, uno può salvarsi, può scoraggiare il loro amore; ma dalla madre, chi ti salva? Essa ha il vizio della santità... non si sazia mai di espiare la colpa d'averti fatto, e, finché è viva, non ti lascia vivere, col suo amore. E si capisce: lei, povera ragazza insignificante, non possiede altro che quella famosa colpa nel suo passato e nel suo futuro, tu, figlio malcapitato, sei l'unica espressione del suo destino, essa non ha nessun'altra cosa da amare. Ah, è un inferno essere amati da chi non ama né la felicità, né la vita, né se stesso, ma soltanto te! E se tu hai voglia di sottrarti a un simile sopruso, a una simile persecuzione, essa ti chiama Giuda! Precisamente, tu saresti un traditore, perché ti va di girare per le vie, alla conquista dell'universo, mentre che lei vorrebbe tenerti sempre con sé, nella sua dimora d'una camera e cucina!”

“Se ripercorro col pensiero, adesso, fin dal principio, tutta la mia storia con N., imparo che il cuore, nelle sue gare contro la coscienza, è estroso, avveduto e fantastico quanto un maestro costumista. Per creare le sue maschere, gli basta magari una trovata da niente; a volte, per travestire le cose, sostituisce semplicemente una parola con un'altra... E la coscienza si aggira in questo gioco bizzarro come uno straniero a un ballo mascherato, fra i fumi del vino.”

“Io non mento a me stesso per ingannarmi. Mento a me stesso per crederci. So come mi sento e perché. Conosco ogni micromovimento, avvisaglia, sintomo o rumore del mobbing dell’infelicità. Quello smarrimento così caratteristico, che rende l’aria disgustosamente dolciastra, come di pesche andate a male. Quella solitudine definitiva. Quella svalutazione immediata di tutto. Di me stesso, soprattutto.”

“Essere poeta significa possedere un'anima così pronta a comprendere che nessuna sfumatura di qualità le sfugge, e così pronta a sentire, che quella comprensione non è che una mano che suona con varietà finemente ordinata sulle corde del sentimento - un'anima il cui sapere si trasforma istantaneamente in sentimento e il sentimento torna in un baleno ad essere un nuovo organo del sapere.”

“Credi che non sorgano impeti di sentimenti anche in me? Ma io non li lascio scatenare; io li afferro, li domo; li inchiodo. Hai visto le belve e il domatore nei serragli? Ma non credere: io, che pure sono il domatore, poi rido di me perché mi vedo come tale in questa parte che mi sono imposta verso i miei sentimenti; e ti giuro che qualche volta mi verrebbe voglia di farmi sbranare da una di queste belve...”