Quotessence
Home / Quotes / Quote by Paolo Rumiz

Quote by Paolo Rumiz

“Venezia, la campana Marangona batte il tocco delle sette, in cima al campanile di San Marco. Se all'ora del vespro ti capita di restare solo lassù, se nel posto più frequentato del mondo riesci a trovare anche un solo istante di solitudine, allora sentirai il muezzin, dall'altra parte del Bosforo. Da Venezia, l'Oriente è una pulsazione vicinissima. Stasera dal campanile sento perfettamente Istanbul, con la notte che scende sui minareti, la luna crescente, il favoloso Altrove dell'Asia. L'Anatolia, il Mar Nero, il Caucaso degli astuti armeni e dei misteriosi azeri. Se questo mare - scrive il croato Predrag Marvejevic - è un golfo veneziano, e se quel golfo è un riassunto del Mediterraneo, allora quella geografia di canali, isole e barene non può essere che il riassunto del mondo, un concentrato di diversità. Niente come l'Adriatico, in questi giorni di guerra ed esodi di massa, ti dice che l'Europa altro non è che una penisola dell'Asia e che lì, a due passi, oltre le isole dalmate, comincia un altro mondo, un mondo che preme da millenni. Una terra inquieta, madre di tutte le migrazioni.”

Quote by Paolo Rumiz

Author

Paolo Rumiz

Browse famous quotes and profile details for Paolo Rumiz. more

You May Also Like

“Venezia mi piace perché sembra un grande salotto disordinato in cui niente di realmente brutto può succedere. Un posto dove ci sono le idroambulanze non è un posto serio. In senso buono: non è un posto dove la gente soffre e muore, ecco. Ci sono le idroambulanze! È come se ti portassero in ospedale con il tappeto volante: è chiaro che quella storia della morte è tutta una fesseria.”

“In ogni città di questo mare c'era un quartiere per gli ospiti: a Cagliari, a Napoli, a Marsiglia, a Palermo; Costantinopoli spaccata in due è un arancia, ogni spicchio è un'etnia, una religione, un pezzo di città tutta insieme diversa. Non ho mica detto che è facile, non voglio far polemiche. Dico che è possibile ascoltare altre lingue senza prendere paura. Nostrani e foresti? Ma questa era una città che nella sua storia aveva un quartiere per ognuno! Un fondaco, un "funduq" per i turchi, uno agli alemanni, uno ai boemi, uno agli armeni, uno ai livornesi, uno ai genovesi, uno agli ebrei...”

“Sono del tutto diversi tra loro i tramonti e le albe sui versanti orientale e occidentale, là dove comincia Castello o dove finisce S. Croce, nei pressi del Magazzini del Sale o dell'Arsenale. Forse sarebbe opportuno spostarsi da una parte all'altra di quello che fu detto il Golfo di Venetia, attraversare l'Adriatico intero da un capo all'altro per rendersi conto delle differenze. Da quella sponda il sole al tramonto si adagia sulla superficie del mare e vi affonda, da quest'altra, alla fine del giorno, si corica dietro le alture della terraferma e sparisce. Sul litorale orientale le popolazioni hanno coniato la parola suton derivata da «sun(ce)» e «ton(e)» ― nel significato di sole (che) affonda. Su quello occidentale, appenninico, il tramonto viene da «tra (i) monti» ― il sole che si precipita in mezzo alle montagne o le rive stesse. Sull'una e sull'altra sponda le lingue si sono adeguate al sole.”

“C'è migliore prova di cosmopolitismo nell'intero Mediterraneo? Quelli che arrivano a Venezia dai vari centri dell'Europa vi incontrano l'Oriente. Per le popolazioni dei Balcani e del Vicino Oriente, invece, Venezia è al tempo stesso Europa e Occidente! Gli uni vedono in essa le origini di Bisanzio, gli altri la fine. Venetiae quasi alterum Bysantium ― sono le parole del celebre cardinale Bessarione, che a suo tempo arricchì la Biblioteca di San Marco con i tesori librari della bizantina Costantinopoli. Nella sua saggezza, Venezia non volle sul proprio territorio lo scontro fra bizantinità e romanità che invece ha dilaniato alcune regioni dei Balcani. Qui sta una delle caratteristiche di questa città. Il «divano orientale-occidentale» non è in nessun luogo così largo e soffice come in questo spazio esiguo e scomodo.”

“Era l' alba quando disse. -Sire, ormai ti ho parlato di tutte le città che conosco. - Ne resta una di cui non parli mai. Marco Polo chinò il capo. - Venezia, - disse il Kan. Marco sorrise. -E di che altro credevi che ti parlassi? L' imperatore non battè ciglio. - Eppure non ti ho mai sentito fare il suo nome. E Polo: - Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia. - Quando ti chiedo d' altre città, voglio sentirti dire di quelle. E di Venezia, quando ti chiedo di Venezia. - Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia. - Dovresti allora incominciare ogni racconto dei tuoi viaggi dalla partenza, descrivendo Venezia così com'è, tutta quanta, senza omettere nulla di ciò che ricordi di lei. L' acqua del lago era appena increspata; il riflesso di rame dell' antica reggia dei Sung si frantumava in riverberi scintillanti come foglie che galleggiano. - Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano, - disse Polo - Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando d' altre città, l'ho già perduta a poco a poco.”

“L'anima cupida e forte dei padri acclamanti ai reduci trionfatori del Mare si risvegliava confusamente negli uomini oppressi dal tedio e dal travaglio dei lunghi giorni mediocri; [...] «Conoscete voi, Perdita – domandò Stelio d'improvviso – conoscete voi qualche altro luogo del mondo che abbia, come Venezia, la virtù di stimolare la potenza della vita umana in certe ore eccitando tutti i desiderii sino alla febbre? Conoscete voi una tentatrice più tremenda?»”