Quotessence
Home / Authors / Andrea Camilleri Books
Andrea Camilleri

Andrea Camilleri Books

Writer

The Snack Thief

A source page for quotes linked to Andrea Camilleri.

0 quotes

August Heat

A source page for quotes linked to Andrea Camilleri.

0 quotes

Il Tuttomio

A source page for quotes linked to Andrea Camilleri.

0 quotes

Related Quotes

“As he walked away, he had one question in his head. How was it possible, in the age of global communication, when all cultural, linguistic, geographical, and economic borders had been erased from the face of the earth, that this vast new realm had only created a multitude of loners, infinite numbers of lonely people in communication with one another, yes, but still in a state of utter solitude?”

“Con un salto il commissario fu sulla verandina. E lo vide, un puntolino a ripa di mare che si dirigeva verso Vigàta. In mutande com’era, si lanciò all’inseguimento. François non correva, camminava deciso. Quando sentì alle sue spalle i passi di qualcuno appresso a lui, si fermò senza manco voltarsi. Montalbano, col fiato grosso, gli si accoccolò davanti, ma non gli spiò niente. Il picciliddro non piangeva, gli occhi erano fermi, taliavano al di là di Montalbano. «Je veux maman» disse. Vide arrivare Livia di corsa, s’era infilata una sua camicia, la fermò con un gesto, le fece capire di tornare a casa. Livia obbedi. Il commissario pigliò il picciliddro per mano e principiarono a caminare a lento a lento. Per un quarto d’ora non si dissero una parola. Arrivati a una barca tirata a sicco, Montalbano s’assittò sulla rena, François gli si mise allato e il commissario gli passò un braccio attorno alle spalle. «Iu persi a me matri ch’era macari cchiù nicu di tia» esordì. E iniziarono a parlare, il commissario in siciliano e François in arabo, capendosi perfettamente. Gli confidò cose che mai aveva detto a nessuno, manco a Livia. Il pianto sconsolato di certe notti, con la testa sotto il cuscino perché suo padre non lo sentisse; la disperazione mattutina quando sapeva che non c’era sua madre in cucina a preparargli la colazione o, qualche anno dopo, la merendina per la scuola. Ed è una mancanza che non viene mai più colmata, te la porti appresso fino in punto di morte. Il bambino gli spiò se lui aveva il potere di far tornare sua madre. No, rispose Montalbano, quel potere non l’aveva nessuno. Doveva rassegnarsi. Ma tu avevi tuo padre, osservò François che era intelligente davvero e non per vanto di Livia. Già, avevo mio padre. E allora, spiò il picciliddro, lui era inevitabilmente destinato ad andare a finire in uno di quei posti dove mettono i bambini che non hanno né padre né madre? «Questo no. Te lo prometto» disse il commissario. E gli porse la mano. François gliela strinse, taliandolo negli occhi.”

“Mille pensieri gli passavano per la testa, ma non arrinisciva a fermarne uno. Arrivato al faro non s’arrestò. C’era, proprio sotto il faro, uno scoglio grosso, scivoloso di lippo verde. Riuscì ad arrivarci rischiando ad ogni passo di cadere in mare, ci s’assittò sopra, cartoccio in mano. Ma non lo raprì, sentiva una specie di ondata acchianargli da qualche parte del corpo verso il petto e da lì salire ancora verso la gola, formando un groppo che l’assufficava, gli faceva mancare il fiato. Provava il bisogno, la necessità, di piangere, ma non gli veniva. Poi, nella confusione dei pensieri che gli traversavano il ciriveddro, alcune parole divennero di prepotenza più nitide, fino al punto di comporre un verso: «Padre che muori tutti i giorni un poco...». Cos’era? Una poesia? E di chi? Quando l’aveva letta? Ripeté il verso a mezza voce: «Padre che muori tutti i giorni un poco...». E finalmente dalla gola sino a quel momento chiusa, serrata, il grido gli niscì, ma più che un grido un alto lamento d’animale ferito al quale, immediate, fecero seguito le lacrime inarrestabili e liberatorie.”

“Non è che ci sarebbe voluto tutto questo tempo, ma il fatto è che quando hai sbancato i cassetti trovi una quantità di carte vecchie, scordate, alcune delle quali, quasi a forza, vogliono essere lette e tu, inevitabilmente, finisci col precipitare sempre più in fondo al gorgo della memoria e ti tornano in mente macari cose che per anni e anni hai fatto di tutto per scordare. E' un gioco tinto quello dei ricordi, nel quale finisci sempre per perdere.”

“«Questo sta a lei scoprirlo, se ne ha voglia. Oppure può fermarsi alla forma che hanno fatto prendere all'acqua». «Non ho capito, mi scusi». «Io non sono siciliana, sono nata a Grosseto, sono venuta a Montelusa quando mio padre ne era prefetto. Possedevamo un pezzetto di terra e una casa alle pendici dell'Amiata, ci passavamo le Vacanze. Avevo un amichetto, figlio di contadini, più piccolo di me. Io avevo una decina d'anni. Un giorno vidi che il mio amico aveva messo sull'orlo di un pozzo una ciotola, una tazza, una teiera, una scatola di latta quadrata, tutte colme d'acqua, e le osservava attentamente. «"Che fai?" gli domandai. E lui, a sua volta, mi fece una domanda. «"Qual è la forma dell'acqua?"». «"Ma l'acqua non ha forma!" dissi ridendo: "Piglia la forma che le viene data"».”

“Ora il commissario aveva perso di vista il picciliddro, ma la direzione che aveva pigliato non lo poteva portare che in un solo posto e quel posto era un loco chiuso, una specie di vicolo cieco tra la parete posteriore del vecchio silos e il muro di recinzione del porto, che non permetteva altre strate di fuitina. Oltretutto lo spazio era ingombro di taniche e buttiglie vacanti, di centinara di cassette rotte di pisci, di almeno dù o tri motori scassati di pescherecci. Difficile cataminarsi in quel cafarnao di giorno, figurarsi alla splapita luce di un lampione! Sicuro che il picciliddro lo stava taliando, se la pigliò fintamente commoda, caminò con lintizza, un pedi leva e l’altro metti, s’addrumò persino una sigaretta. Arrivato all’imbocco di quel vudeddru si fermò e disse a voce vascia e quieta: “Veni ccà, picciliddru, nenti ti fazzu”. Nisciuna risposta. Ma, attisando le grecchie, al di là della rumorata che arrivava dalla banchina, come una risaccata fatta di vociate, chianti, lamenti, biastemie, colpi di clacson, sirene, sgommate, nitidamente percepì l’ansimo sottile, l’affanno del picciliddro che doviva trovarsi ammucciato a pochi metri. “Avanti, veni fora, nenti ti fazzu”. Sentì un fruscio. Veniva da una cascia di ligno proprio davanti a lui. Il picciliddro certamente vi si era raggomitolato darrè. Avrebbe potuto fare un salto e agguantarlo, ma preferì restarsene immobile. Poi vitti lentamente apparire le mano, le vrazza, la testa, il petto. Il resto del corpo restava cummigliato dalla cascia. Il picciliddro stava con le mano in alto, in”segno di resa, l’occhi sbarracati dal terrore, ma si sforzava di non chiangiri, di non dimostrare debolezza. Ma da quale angolo di ‘nfernu viniva si spiò improvvisamente sconvolto Montalbano se già alla so età aveva imparato quel terribile gesto delle mano isate che certamente non aviva visto fare nè al cinema nè alla televisione? Ebbe una pronta risposta, pirchì tutto ‘nzemmula nella so testa ci fu come un lampo, un vero e proprio flash. E dintra a quel lampo, nella so durata, scomparsero la cascia, il vicolo, il porto, Vigàta stessa, tutto scomparse e doppo arricomparse ricomposto nella grannizza e nel bianco e nero di una vecchia fotografia, vista tanti anni prima ma scattata ancora prima, in guerra, avanti che lui nascesse, e che mostrava un picciliddro ebreo, o polacco, con le mano in alto, l’istessi precisi occhi sbarracati, l’istissa pricisa volontà di non mittirisi a chiangiri, mentri un sordato gli puntava contro un fucile. Il commissario sentì una violenta fitta al petto, un duluri che gli fece ammancari il sciato, scantato serrò le palpebre, li raprì nuovamente. E finalmente ogni cosa tornò alle proporzioni normali, alla luce reale, e il picciliddro non era più ebreo o polacco ma nuovamente un picciliddro nìvuro. Montalbano avanzò di un passo, gli pigliò le mano agghiazzate, le tenne stritte tra le sue. E arristò accussì, aspittanno che tanticchia del suo calore si trasmettesse a quelle dita niche niche. Solo quanno lo sentì principiare a rilassarsi, tenendolo per una mano, fece il primo passo. Il picciliddro lo seguì, affidandosi docilmente a lui. E a tradimento a Montalbano tornò a mente François, il piccolo tunisino che sarebbe potuto diventare suo figlio, come voleva Livia. Arriniscì a tempo a bloccare la commozione a costo di muzzicarsi quasi a sangue il labbro di sutta. Lo sbarco continuava.”

“Montalbano, di scatto, si susì e cangiò canale, più che arraggiato, avvilito da quella presuntuosa stupidità. Si illudevano di fermare una migrazione epocale con provvedimenti di polizia e con decreti legge. E s’arricordò che una volta aveva veduto, in un paese toscano, i cardini del portone di una chiesa distorti da una pressione accussì potente che li aveva fatti girare nel senso opposto a quello per cui erano stati fabbricati. Aveva domandato spiegazioni a uno del posto. E quello gli aveva contato che, al tempo della guerra, i nazisti avevano inserrato gli omini del paese dintra alla chiesa, avevano chiuso il portone, e avevano cominciato a gettare bombe a mano dall’alto. Allora le pirsone, per la disperazione, avevano forzato la porta a raprirsi in senso contrario e molti erano arrinisciuti a scappare. Ecco: quella gente che arrivava da tutte le parti più povere e devastate del mondo aveva in sè tanta forza, tanta disperazione da far girare i cardini della storia in senso contrario. Con buona pace di Cozzi, Pini, Falpalà e soci.”

“Dimmi in quale occasione ti sono parsa complicata!" "Tu non l'appari, ma lo sei. Dentro, nel profondo di te. Intuisco in te come un continuo scontro contraddittorio che riesci a nascondere assai bene. Dentro di te c'è un vero e proprio labirinto, Arianna, pieno d'angoli oscuri, di viottoli ciechi, d'abissi e di caverne." "Addirittura!" "Tu non puoi o non vuoi rendertene conto. Sappi comunque che io non mi ci avventurerei nemmeno se mi fornissi il tuo filo, Arianna. Avrei paura a incontrare il tuo Minotauro. Non sono mica Teseo.”

“Giulio was against our meeting. He didn't want me getting mixed up in things that, in his opinion, were no concern of mine. For decades the respectable people here did nothing but repeat that the Mafia was no concern of theirs but only involved the people involved in it. But I used to teach my pupils that the see-nothing, know-nothing attitude is the most mortal of sins. So now that its my turn to tell what I saw, I'm supposed to take a step back?”

“Nowadays, if a man living in a civilized country (ha!) hears cannon blasts in his sleep, he will, of course, mistake them for thunderclaps, gun salutes on the feast day of the local patron saint, or furniture being moved by the slime-buckets living upstairs, and go right on sleeping soundly. But the ringing of the telephone, the triumphal march of the cell phone, or the doorbell, no: Those are all sounds of summons in response to which the civilzed man (ha-ha!) has no choice but to surface from the depths of slumber and answer.”

“But then why, when talking on the phone, did they quarrel, on average at least once every four sentences? Maybe, though the inspector, it was an effect of the distance between them becoming less and less tolerable with each passing day, since as we grow old - for every now and then one must, yes, look reality in the eye and call things by their proper names - we feel more keenly the need to have the person we love beside us.”