Quotessence
Home / Quotes / Quote by Soetsu Yanagi

Quote by Soetsu Yanagi

“I maestri non cercarono una bellezza avulsa dalla realtà della vita e scoprirono gli aspetti più alti e nobili del bello negli oggetti legati all'esistenza. Fu questa la loro esperienza più intima e profonda. Per loro bello e artigianale erano sinonimi. I maestri del tè sono agli antipodi degli esteti dei nostri giorni, i quali attribuiscono valore solo alla maestria degli artisti e disprezzano la perizia dell'artigiano. Gli esteti tentano di valutare la bellezza con il ragionamento.”

Quote by Soetsu Yanagi

Work

The Unknown Craftsman: A Japanese Insight into Beauty

Browse quotes and source details for this work. more

Author

Soetsu Yanagi

Browse famous quotes and profile details for Soetsu Yanagi. more

You May Also Like

“Il tè sa dare alla vita pratica la struttura di una dimensione estetica. Il tè non può mantenere la propria identità, se viene separato dalla perizia artigianale. Il tè è la capacità di cogliere la bellezza nelle pratiche artigianali e la dimensione artigianale della bellezza. [...] Il tè e lo zen sono stati, com'è logico e naturale, intimamente connessi fin dai tempi più remoti. Il tè è l'approfondimento dello zen tramite l'uso delle cose. Una ciotola del tè o un vaso di fiori offrono ottime possibilità per la meditazione zen.”

“Durante quella visita la signorina Carla sorrise sempre, forse immaginando di avere così stereotipata sulla faccia l’espressione della gratitudine. Era un sorriso un po’ forzato; il vero aspetto della gratitudine. Poi, quando poche ore dopo cominciai a sognare Carla, immaginai che su quella faccia ci fosse stata una lotta fra la letizia e il dolore. Nulla di tutto questo trovai poi in lei ed una volta di più appresi che la bellezza femminile simula dei sentimenti coi quali nulla ha a vedere. Così la tela su cui è dipinta una battaglia non ha alcun sentimento eroico.”

“Come il paesaggio, in quell’angolo di mondo, l’opera umana non temeva confronti. Non poteva, di fatto, essere confrontata con alcunché. E neppure erano le migliaia di anni, tempo che continuava a suonarle inconcepibile, che le toglievano il respiro. Era la Bellezza. La Bellezza di ciò che supera l’uomo e la sua umana essenza. La Bellezza di ciò che resta, che sopravanza il misero tempo di una vita affacciandosi all’eternità, che ne celebra il senso e lo scopo. La Bellezza dell’imperfezione, della perfezione perduta, anzi. La colonna spezzata quasi più dolorosamente bella di quella intatta, come il braccio caduto ai piedi della statua di donna con la testa di leonessa e gli occhi remoti e saggi.”

“Sai cosa una cosa, Aurora? Se ti va, io e te possiamo compilare una lista di cose che dobbiamo fare tassativamente. La chiameremo "I piaceri capitali". Perchè nessuno si era preso la briga di elencarli e perchè non era un obbligo per ogni essere umano sperimentarli prima di morire? (...) A partire da quel momento avremmo chiamato la lussuria, desiderio; l'avarizia, ambizione; l'ira, sfogo; l'accidia, riposo; l'invidia, ammirazione; e la superbia, orgoglio.”