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Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia Quotes

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Famous Leonardo Sciascia Quotes

“Scientists say that the palm tree line, that is the climate suitable to growth of the palm, is moving north, five hundred metres, I think it was, every year...The palm tree line...I call it the coffee line, the strong black coffee line...It's rising like mercury in a thermometer, this palm tree line, this strong coffee line, this scandal line, rising up throughout Italy and already passed Rome...”

“There's a proverb, a maxim, that runs, 'The dead man is dead; let's give a hand to the living.' Now, you say that to a man from the North, and he visualizes the scene of an accident with one dead and one injured man; it's reasonable to let the dead man be and to set about saving the injured man. But a Sicilian visualizes a murdered man and his murderer, and the living man who's to be helped is the murderer.”

“Il giusto viaggiare è quello di non conoscere, nei luoghi in cui si va, nessuna persona o pochissime; di non avere commendatizie da consegnare e appuntamenti cui consegnarsi; di non avere impegni che con se stessi, per vedere senza affanni le cose che abbiamo desiderato vedere e che di solito, almeno per me, non sono — di una regione, di una città — moltissime. Certo l’incontro con persone può anche funzionare come rivelazione di quello che si suol dire il genio del luogo; ma oggi un po’ meno ed è comunque meglio contemplare un tal genio nelle cose.”

“... vi si trova, lampeggiante nelle tenebre di allora e di oggi, allora di incredibile azzardo ma lasciata cadere con incredibile e adorabile noncuranza, la frase che io considero del più sublime laicismo: "Dopotutto, è un mettere le proprie congetture a ben alto prezzo, il volere, per esse, fare arrostire vivo un uomo". Quell'impagabile "dopotutto", quel ridurre a "congetture" tutte le fanatiche e potenti certezze! (su un passo degli Essais di Montaigne)”

“Personalmente, per quel tanto che conosco della storia dell'lnquisizione spagnola in Sicilia, nella mostra di Madrid mi imbatto in vecchie conoscenze e particolarmente in quella di Luis Rincon de Paramo (o Paramo del Rincon) che, per la verità, prima che nei fasti dell'lnquisizione di Sicilia, ho conosciuto nel Dizionario Filosofico di Voltaire, appunto alla voce Inquisizione. “Questo Paramo — dice Voltaire — era un uomo semplice, esattissimo nelle date, che non trascurava alcun fatto che avesse un qualche interesse, e calcolava col massimo scrupolo il numero delle vittime umane che il Sant’Uffizio aveva immolato in tutti i paesi”; e prima lo aveva proclamato “uno dei più rispettabili scrittori e dei più vivi splendori del Sant’Uffizio”. Il fatto è che il libro di Paramo lo divertiva, gli permetteva di affilarvi sopra la più micidiale ironia. Si direbbe, anzi, che, una volta imbattutosi nel libro di Paramo, Voltaire non abbia sentito il bisogno di cercare altro, sull’Inquisizione; e ragionevolmente. Paramo risponde così pienamente, così esattamente all’avversione laica nei confronti dell’istituzione, del fanatismo su cui si fonda, delle sue procedure e dei suoi uomini, che basta soltanto riassumerlo o citarlo testualmente per conseguire l’effetto di alimentare e ingigantire quell’avversione. Voltaire lo riassume: oggettivamente, impassibilmente. Che è sempre il modo migliore di fronteggiare il fanatismo, anche se ben sappiamo che non sempre il ridicolo uccide (avendo attraversato il fascismo negli anni suoi più comici, tra la conquista dell’Etiopia e la seconda guerra mondiale, abbiamo coi nostri occhi constatato che al ridicolo non solo si sopravvive ma se ne può trarre nutrimento e forza).”