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Quote by Jack Kerouac

“Io attaccai discorso con una splendida ragazza di campagna che portava una camicetta di cotone molto scollata e rivelava la sommità abbronzata del suo bel seno. Era ottusa. Parlò di serate in campagna passate a fare il popcorn sotto il portico. Un tempo ciò mi avrebbe rallegrato il cuore ma poiché il cuore di lei non se ne rallegrava mentre lo diceva, capii che in esso non c'era altro che l'idea di ciò che si dovrebbe fare. «E in quale altro modo si diverte?» Cercai di tirar nel discorso le amicizie maschili e il sesso. I suoi grandi occhi scuri mi scrutarono vacui e con una specie di dolore nel sangue che risaliva a generazioni addietro per non aver fatto ciò che urgeva venisse fatto... qualsiasi cosa fosse, e tutti sanno cosa sia. «Cos'è che esige dalla vita?» Volevo prenderla e spremere da lei la risposta. Non aveva la minima idea di quel che volesse. Farfugliò di impieghi, di film, di andare da sua nonna durante l'estate, del desiderio di recarsi a New York a vedere il Roxy, di che specie di completo avrebbe indossato: qualcosa di simile a quello che portava la Pasqua scorsa, cappellino bianco, rose, scarpine pure rosa, e un soprabito di gabardine color lavanda. «Cosa fa la domenica pomeriggio?» domandai. Stava seduta sotto il portico. I suoi amici passavano in bicicletta e si fermavano a chiacchierare. Leggeva giornaletti umoristici, si sdraiava nell'amaca. «Cosa fa in una calda notte d'estate?» Sedeva sotto il portico guardava le macchine sulla strada. Lei e sua madre facevano il popcorn. «Cosa fa suo padre in una notte d'estate?» Lavora, fa il turno di notte in una fabbrica di caldaie, ha passato la sua vita intera a mantenere una donna e i suoi rampolli e senza credito né adorazione. «Cosa fa suo fratello in una notte d'estate?» Va in giro in bicicletta e passeggia davanti al chiosco delle bibite. «Cos'è che egli muore dalla voglia di fare? Cos'è che tutti noi moriamo dalla voglia di fare? Cosa vogliamo?» Non lo sapeva. Sbadigliò. Aveva sonno. Era troppo. Nessuno poteva dirlo. Nessuno avrebbe potuto dirlo mai. Tutto era finito. Aveva diciott'anni ed era estremamente adorabile, e mancata.”

Quote by Jack Kerouac

Work

On the Road

Considered a cornerstone of the Beat Generation, this novel follows the adventures of a young man and his friends across the United States in a quest for meaning and experience. more

Author

Jack Kerouac
Jack Kerouac

Jack Kerouac, born on March 12, 1922, in Lowell, Massachusetts, was an influential American novelist. Known for his autobiographical novels and beat literature, his most famous work is 'On the Road'. Kerouac's writings had a profound impact on American culture in the 1960s. more

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“Ho quaranta anni, brutta età: l'uomo è ancora abbastanza giovane per avere desideri, ma già troppo vecchio per realizzarli. E' l'età in cui in ognuno si spengono le inquietudini e, nell'impotenza imminente, si diventa forti per l'abitudine e la sicurezza acquisite. Io sto facendo appena adesso quello che avrei dovuto fare tanto tempo fa, nel fiorire rigoglioso del corpo, quando tutte le innumerevoli vie sono buone e tutti gli errori sono utili come la verità. Peccato che io non abbia dieci anni di più, la vecchiaia mi preserverebbe dalle rivolte, o dieci anni di meno, in tal caso non me ne curerei. Giacché i trenta anni rappresentano la giovinezza: così penso ora che da essa mi sono allontanato senza possibilità di ritorno; quella giovinezza che non ha paura di niente, nemmeno di se stessa.”

“In quella dilatazione del tempo della giovinezza, quando ogni istante è un tergiversare del futuro, sognavo di andare a passo agile verso l'estate, di montare i motorini nelle strade grigie tra i pini d'Aleppo che scendevano al mare, esplorare i segreti della sabbia gialla o di certi ruderi abbandonati nelle insenature azzurre del porto, dove le donne un tempo si spogliavano e facevano il bagno; pregare assieme al tramonto sotto le nuvole d'argento che attraversano la cruna del cielo sul golfo di Taranto.”

“Sentivo che la mamma ed io possedevamo il segreto di una giovinezza eterna: oggi o tra molti anni le stesse cose ci avrebbero procurato gioia ed entusiasmo, avremmo superato il tempo, e anche il decadimento fisico, affidate a piaceri che mio padre non aveva conosciuto. [...] La mamma era stato il solo ponte che mio padre avesse avuto con la poetica verità della vita. Era rimasta accanto a lui, per anni, invitandolo a seguirla. Adesso se ne era andata e lui era solo. Da "Dalla parte di lei”

“La partecipazione che viene dimostrata a una vittima è ingannevole. Si ama la vittima solo quando ci si sente superiori a essa. Già con il primo fiume di lettere che ricevetti, ne arrivarono anche dozzine che suscitarono in me una spiacevole sensazione. C’erano molti stalker, lettere d’amore, proposte di matrimonio e le lettere anonime perverse. Ma anche le offerte di aiuto rivelavano cosa si nascondeva nell’animo di tanta gente. C’è un meccanismo umano che ci fa sentire meglio quando si può aiutare qualcuno più debole, una vittima. Questo funziona solo fintantoché i ruoli sono chiaramente spartiti. La riconoscenza nei confronti di chi dà, è una bella cosa; solo quando se ne abusa per impedire all’altro di svilupparsi, allora acquista un retrogusto insipido. [...] Fui profondamente contenta di ogni sincera partecipazione e di ogni sincero interesse per la mia persona. Ma diventava difficile quando la mia personalità era ridotta a quella di una ragazza bisognosa di aiuto e rovinata. Questo è un ruolo al quale non mi sono piegata e che non desidero assumere neanche in futuro. Nonostante tutte le bassezze psicologiche e le oscure fantasie di Wolfgang Priklopil, non mi ero lasciata spezzare. Adesso ero fuori ed era proprio quello che la gente voleva vedere: un essere umano spezzato, che non si sarebbe più risollevato e che sarebbe sempre dipeso dall’aiuto degli altri. Nel momento in cui mi rifiutai di portare questo marchio per il resto della mia vita, l’umore cambiò.”

“Con questo libro ho cercato di chiudere il capitolo, fino a oggi, più lungo e cupo della mia vita. Sono profondamente sollevata di esser riuscita a trovare le parole per esprimere tutto l’impronunciabile, tutte le contraddizioni. Vederle stampate davanti a me, mi aiuta a guardare avanti con fiducia. Perché ciò che ho vissuto, mi ha reso anche forte: sono sopravvissuta alla prigionia nella segreta, mi sono liberata da sola e non mi sono piegata. So che sono in grado di destreggiarmi anche nella vita in libertà. E questa libertà comincia adesso, quattro anni dopo il 23 agosto 2006. Solo adesso posso tirare una riga e dire veramente: sono libera.”