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Quote by Elisa Pierandrei

“C’era una volta il bianco e nero. Anzi, c’è ancora. Nel senso che è importante per raccontare storie di grande impatto visivo. La serie fotografica Architetture Criminali di Adelaide Di Nunzio - che è anche un libro, uscito nel 2020 per i tipi di Crowdbooks - racconta storie di edilizia incompiuta e beni confiscati alla mafia nel Sud d’Italia, ma anche battaglie culturali per la legalità come quella del fratello di Peppino Impastato. Insomma, un lavoro di denuncia e molto altro, al quale nel 2016 è stato dato spazio con una personale in galleria, alla Mediterranea di Napoli. Di Nunzio, che è nata e cresciuta a Napoli, ha realizzato la serie in oltre due decadi di lavoro. Scattando con un forte contrasto bianco nero. Il risultato è un effetto reportage, dove la luce vira su toni neorealistici per raccontare in maniera quasi documentaristica la drammaticità della situazione. Scatti d’autore | “Architetture Criminali”, il libro fotografico di Adelaide Di Nunzio Medium @shotofwhisky”

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Elisa Pierandrei

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“Penso a me stessa, alla fine del mio percorso di studi, a tutto quello che so che mi attende, a tutto quello che mi sembra ovvio accada e a tutto quello che non mi chiedo se sia necessario o vitale per me. Non ho fatto nessun lavoretto estivo, a differenza delle mie amiche, non ho messo soldi da parte con cui mi sarei potuta liberare dal fiato materno, mi sono concentrata solo sugli esami e i libri, ho seguito il filo rosso che mi sono ritrovata tra le dita, per anni, per lunghi mesi e ore, l’ho seguito scrupolosamente, quando l’ho perso di vista l’ho rimpianto, me ne sono rammaricata, e adesso sono fuori dal labirinto, ho la testa del Minotauro in una mano e mi guardo intorno: sono pronta, indosso la mia corazza da eroe, qualcuno dovrà notarmi, qualcuno mi preparerà un cantuccio nel mondo, troverà un luogo adatto al mio scintillio, alle mie gesta e ai miei duelli vinti.”

“Un buon libro è per me ciò che una vasca d'acqua fresca è per un cane da slitta spossato in un romanzo di Jack London, ciò che un pasto caldo è per un orfano di Dickens, ciò che una buona battuta di spirito è per una delle sveglie ragazze di Jane Austen. Nella mia personale classifica delle cose per cui vale ancora tutto sommato la pena vivere, la letteratura - bè, quella buona - è al primo posto, poi vengono la birra scura e le patatine al formaggio, poi niente, poi niente, poi niente, e poi gli esseri umani, direte voi, e invece no, e poi certa musica e certi film e avanti così con altre voci prima che nella lista faccia capolino la prima creatura vivente, che comunque è il gatto randagio condominiale e non ha nulla a che fare con la mia famiglia.”

“Le chiesi perchè non voleva libri in casa e lei rispose: "Il guaio di un libro è che scopri cosa contiene solo quando è troppo tardi." Io pensai: "Troppo tardi per cosa?" Cominciai a leggere di nascosto [...] ogni volta che aprivo le pagine di un libro mi chiedevo se questa volta sarebbe stato troppo tardi: avrei dovuto un sorso fatale che mi avrebbe trasformato per sempre.”

“Ho paura che ci siano troppi libri, oggi, nel mondo. Per questo non si leggono più i libri passati: ancor grazie che si stia al passo con quelli appena usciti. Ho paura, quindi, che si finisca per rincorrere sempre l'ultimo nato di cui si parla, la stella che brilla in quel momento: per non restare indietro, per cavalcare l'onda, per leggere tutti la stessa cosa nello stesso istante e poi finito, la luce si spegne e tocca ad un'altra stella. E il cielo dei libri si riempie continuamente di infiniti bagliori. E di miliardi di stelle spente".”