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Quote by Steve Maraboli

Work

Life, the Truth, and Being Free

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Author

Steve Maraboli

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“Molti ritengono i libri un modo per evadere dalla realtà, ma quello che lei stringe in mano è ben di più: un'autentica àncora di salvezza. Appena comincia a sfogliare le prime pagine, tutto il resto scompare: lo sfarfallio di gomiti e borse, la donna con il camicione che si rosicchia le unghie, le due ragazzine che ascoltano musica a tutto volume con gli auricolari e persino il tizio che strimpella il violino in fondo al convoglio diffondendo una stridula melodia. / Nonostante gli scossoni del treno, il suo sguardo si concentra sulla pagina allo stesso modo in cui un pattinatore fissa un punto di riferimento per eseguire una piroetta. Quel libro è il punto di riferimento che la tiene ancorata a terra.”

“Ogni libro è, in qualche senso, un nemico, un invasore (vuol sostituire altri pensieri ai tuoi, condurti a sentire a modo suo ecc.). Bisogna, per conseguenza, difendersi. Leggere a mano armata. L'arma più adatta (di quelle materiali) è un lapis di colore. Uno di quei lapis massicci dal tronco esagonale, con una punta rossa e una turchina. E con quello ferire nei margini (zona più vulnerabile) il libro che si sta leggendo, con lunghi tratti violenti, con esclamativi senza pietà, con interrogativi insidiosi, con frecce di aperta disapprovazione. Non tutti i libri, si capisce, meritano questo trattamento guerrigliero, ma sì quelli che si devono leggere per forza, e quelli che disonorano uno scrittore, e quelli infine che tradiscono le promesse del titolo o della fama, e quelli infine che si leggono apposta per smaltire gli umori marziali.”

“Probabilmente ci sono delle parole rivolte giusto alla nostra condizione che, se le potessimo davvero sentire e capire, sarebbero e potrebbero forse rivelare il volto diverso delle cose. Quanti uomini hanno dato inizio a una nuova epoca della propria vita dalla lettura d'un libro! Esiste forse anche per noi un libro che mette in luce i nostri miracoli e ne rivela di nuovi. Le cose che adesso ci sembrano inesprimibili possiamo trovarle espresse altrove.”

“Cominciò a dire “Chi?...Che cosa?”, ma la risposta fu un rantolo prolungato, seguito da una serie di conati, mentre il corpo che teneva tra le braccia tremava in modo incontrollabile. Piano piano cominciò a notare il soprabito sporco di un colore indefinibile, i piedi nudi, i capelli raggrumati in configurazioni improbabili. Allora, con estremo sforzo, con le due mani a metà tra le guance ed il collo provò a sollevare lentamente il viso di questo corpo. Vide due immensi occhi gialli, persi nel nulla, secchi, la pupilla nera dilatata all'impossibile. Le guance scavate con le ossa del cranio che premevano sulla pelle rinsecchita dove le rughe si diramavano dagli occhi e dalle labbra come le crepe di un deserto. E ancora disse e continuò a ripetere: “Chi sei? Cosa vuoi? Perché?” Ma infine la risposta che non voleva accettare si fece strada nel caos. No, non era possibile. No, non era un mostro venuto dallo spazio, né l'incubo di qualcun altro, ma semplicemente era suo figlio.”

“Fin da quando avevo imparato a leggere, mi avevano sempre infastidito le storie che contenevano un insegnamento morale, un tentativo educativo o comunque un secondo significato celato dietro avvincenti prolusioni o sotto le mentite spoglie di una fiaba. Avevo sempre avuto l'impressione che questo uso improprio della parola mirasse a ingannarmi, e d'istinto smettevo di leggere o di ascoltare non appena cominciavo a sospettare che la narrazione avesse lo scopo d'instillarmi una saggezza che qualcun altro riteneva importante, una virtù che a qualcun altro sembrava bella - invece di raccontarmi una storia, dato che le storie sono la cosa più splendida che si possa raccontare.”