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Quote by Banana Yoshimoto

“Era proprio per questo motivo che ero felice all'idea che non dovevo fare niente di strepitoso. L'unica cosa che mi era concessa era prendermi cura, riempiendolo di fiori, del piccolo vaso che portavo dentro di me. Di certo non potevo credere di cambiare il mondo con le mie idee. Dovevo solo essere me stessa, una persona in grado di godersi la vita. Un essere che può esporsi al sole senza provare vergogna, una che riesce a sentire le parole degli spiriti che vivono sotto le rocce o all'ombra degli alberi. L'unica cosa che dovevo fare era arrivare alla morte opo aver trascorso una vita a contemplare le cose belle del creato, tenendomi alla larga da ciò che mi avrebbe costretta a distogliere lo sguardo. Una cosa che non era impossibile. Dopo tutto, gli esseri umani sono stati concepiti per vivere così, ed è per questo che sono venuti su questo mondo.”

Quote by Banana Yoshimoto

Work

Il coperchio del mare

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Author

Banana Yoshimoto
Banana Yoshimoto

Banana Yoshimoto is a Japanese writer celebrated for her minimalist and introspective style. Born on July 24, 1964, she gained prominence in the 1990s with her novel 'Kitchen'. Yoshimoto's works often delve into themes of loneliness, youth, and the complexities of human relationships. more

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“Quando venne giorno, ebbe vergogna di avere avuto paura, e se ne andò a casa a dormire. L’alba era stata rapida, un abbaglio sopra la collina, poi due lunghe macchie rosa che galleggiavano nell'azzurro. Anche la terra, profilata nel cielo, sembrava lieve. Terra e cielo davano veramente l’idea di essere in viaggio, con le stelle che avevano lasciato un’orma, una brace in quel rosa sfilacciato.”

“I maestri del tè si guardarono attorno con occhi amorevoli e posarono il loro sguardo sugli oggetti d'uso comune che li circondavano, quelli cui nessuno presta di solito attenzione. Qualcuno potrebbe dire che i maestri del tè furono molto arditi, ma in realtà si comportano in modo del tutto naturale. Anche gli oggetti più comuni, destinati all'uso quotidiano, si ammantano di bellezza quando li si ama. Ciò che è umile sa accogliere l'amore. Quegli oggetti, nati nella purezza e nutriti dalle benedizioni della natura, sono quindi integri sia dal punto di vista materiale che da quello spirituale. Se fossero stati troppo delicati o troppo vistosi non avrebbero potuto servire come utensili. Non è forse la schiettezza il loro pregio principale? Non c'è da meravigliarsi dunque se irradiano un'autentica bellezza. Il regno dei cielo è stato promesso proprio agli umili e l'umiltà è in stretta relazione con la bellezza.”

“I maestri non cercarono una bellezza avulsa dalla realtà della vita e scoprirono gli aspetti più alti e nobili del bello negli oggetti legati all'esistenza. Fu questa la loro esperienza più intima e profonda. Per loro bello e artigianale erano sinonimi. I maestri del tè sono agli antipodi degli esteti dei nostri giorni, i quali attribuiscono valore solo alla maestria degli artisti e disprezzano la perizia dell'artigiano. Gli esteti tentano di valutare la bellezza con il ragionamento.”

“Il tè sa dare alla vita pratica la struttura di una dimensione estetica. Il tè non può mantenere la propria identità, se viene separato dalla perizia artigianale. Il tè è la capacità di cogliere la bellezza nelle pratiche artigianali e la dimensione artigianale della bellezza. [...] Il tè e lo zen sono stati, com'è logico e naturale, intimamente connessi fin dai tempi più remoti. Il tè è l'approfondimento dello zen tramite l'uso delle cose. Una ciotola del tè o un vaso di fiori offrono ottime possibilità per la meditazione zen.”

“Durante quella visita la signorina Carla sorrise sempre, forse immaginando di avere così stereotipata sulla faccia l’espressione della gratitudine. Era un sorriso un po’ forzato; il vero aspetto della gratitudine. Poi, quando poche ore dopo cominciai a sognare Carla, immaginai che su quella faccia ci fosse stata una lotta fra la letizia e il dolore. Nulla di tutto questo trovai poi in lei ed una volta di più appresi che la bellezza femminile simula dei sentimenti coi quali nulla ha a vedere. Così la tela su cui è dipinta una battaglia non ha alcun sentimento eroico.”