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Quote by Oscar Wilde

Work

The Picture Of Dorian Gray

The story follows the protagonist Dorian Gray, whose portrait ages while he remains youthful, leading to a dark exploration of the consequences of unchecked desires. more

Author

Oscar Wilde
Oscar Wilde

Oscar Wilde, born on October 16, 1854, in Ireland, and died on November 30, 1900, was a renowned Irish writer, playwright, and poet. His works are known for their wit, satire, and unique style, with notable works including 'The Picture of Dorian Gray' and 'Lady Windermere's Fan'. more

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“Ho voglia di lavorare. Ne ho bisogno. Come sempre il lavoro distrae, assorbe l'humus del cervello, prosciuga protegge da quelle divagazioni che iniziano in maniera innocente, quasi per gioco, poi lentamente si trasformano in un attacco demolitore che non si arresta davanti a nulla e la furia iconoclasta, convinta di ottemperare a un dovere morale inciso nel dna, distrugge tutto ciò che gli capita a portata di tiro: le cose che si sono dette e fatte, le amicizie e gli affetti e le chiacchiere da bar, le scelte che si sono portate avanti e quelle che si sono abbandonate, neppure i vestiti indossati in quella o quell'altra occasione vengono risparmiati, tutto ciò che abbiamo addosso, intorno, dietro alle spalle, nei cassetti, nelle zone meno accessibili del cervello, è uno sbaglio di cui vergognarsi e che reclama vendetta.”

“La sa una cosa? Mi sono sempre chiesta cosa faremo tra mille, duemila, diecimila anni con tutte queste cianfrusaglie. Voglio dire, più passa il tempo e più riusciamo ad andare indietro, a ritrovare oggetti di un passato sempre più lontano cui far posto, e mentre troviamo quelli del passato, produciamo altre tonnellate di cose senza senso da trasformare in oggetti interessanti non appena sarà passato abbastanza tempo da quando sono stati prodotti. Che poi il tempo che deve passare per rendere interessante un oggetto banale oramai è sempre minore. Cento anni, cinquant’anni, vent’anni, un anno, due estati fa. Ora un disco dell’estate scorsa è già un cimelio, c’è già chi lo ha raccolto e chi sta progettando una mostra di dischi di un’estate fa. Ma perché poi? A un certo punto non ci sarà più spazio per il tempo! O no? Voglio dire, come faremo poi a decidere cosa tenere e cosa distruggere quando il nostro passato sarà così lungo e puzzolente da avere occupato ogni spazio possibile? Quando non ci sarà spazio per costruire nuove case perché tutte quelle che ci sono saranno diventate patrimonio dei Beni culturali e di loro non sarà rimasta che la facciata, quando saranno tarlate dalla modernità che scava dentro le case, che le riduce ad asfittici antri levigati che si aprono su balconcini dell’Ottocento, su cavedi ingrigiti dai cadaveri di piccioni? Non converrebbe buttare via tutto subito?”

“Una mattina aveva smesso di parlarne - un bel giorno i sogni li riconosciamo, sappiamo cosa ci dicono, sappiamo a chi si rivolgono dentro di noi. E allora non possiamo più condividerli, stupircene con chi ci è vicino. La sola cosa che possiamo fare è lasciare che l'onda d'urto che producono dentro di noi si diffonda, dilaghi e ci lasci inebetiti, nell'eco delle parole che hanno pronunciato e che agiscono in noi da molto lontano, riportandoci a un periodo della nostra vita che credevamo morto e dimenticato.”