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Michela Murgia Quotes

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Famous Michela Murgia Quotes

“La vecchiaia femminile nella fiabe è un posto dove nessuna vuole andare. In questo tipo di racconto le donne più anziane, che hanno perso la freschezza di un tempo, sono spesso crudeli e invidiose verso le fanciulle, ancora avvenenti in un mondo dove attirare lo sguardo degli uomini è la massima ambizione per ogni creatura di sesso femminile. La vecchiaia delle donne non è saggia né desiderabile, ma rancorosa e sulla difensiva di fronte alla gioventù altrui. La hellezza e la gioventù vanno in parallelo: la protagonista è sempre incantevole, le donne che la odiano sono brutte e la detestano per questo. La leggenda nera delle donne che sarebbero le peggiori nemiche delle donne si fonda su questi due assunti, ma in realtà ci dice pochissimo delle donne e moltissimo degli uomini che cosí le hanno concepite. Gli autori della fiaba erano infatti maschi e, poiché sono loro a volere per sé belle fanciulle, suppongono che anche le donne non desiderino che soddisfare tale desiderio.”

“Quando leggiamo Cenerentola (e tutte le altre) è utile ricordare che non stiamo guardando le donne come sono, ma come gli uomini di cultura patriarcale le hanno immaginate e forse, in fondo, ancora le immaginano. Le donne di queste fiabe consumano le proprie vite senza orizzonte: lo scenario in cui si muovono è spesso rappresentato dalle quattro mura di un'abitazione. Non le vedremo mai vivere avventure, compiere missioni all'esterno, avere grandi aspirazioni o mirare a compiti sociali: il loro scopo è uscire dalla casa del padre per ri-accasarsi in quella del marito. Se sono sfortunate svolgono le faccende domestiche, se invece sono fortunate sposano un uomo che possa far sgobbare qualcun'altra al posto loro.”

“«Come fai a tenere insieme la tua fede cattolica e il tuo femminismo? Non la senti la contraddizione?» Da anni ho smesso di tenere il conto delle occasioni in cui mi è stata rivolta questa domanda. Non ho smesso però di cercare la risposta, perché la questione che le sta dietro è fondata. Come si può essere femministə e persino attivistə quando si ha fede nel Dio in nome del quale si inginocchia unasistema religioso cosí patriarcale e inflessibile al cambiamento culturale? Come conciliare le proprie certezze spirituali con il dubbio di stare collaborando al mantenimento di un'istituzione maschilista plurimillenaria, che pratica la discriminazione nelle sue stesse strutture, prima ancora che nella sua dottrina? Non è una domanda per le donne, ma per ogni persona credente, perché tocca l'idea del Dio che condividiamo, ben prima di quella che abbiamo di noi singolarmente.”

“Il rifiuto di essere definit3 da un dentro e da un fuori - che in questo libro chiamerò anche "pratica della soglia" - oggi ha il nome di queerness e la sola esistenza della parola apre alla possibilità che un'indefinitezza personale possa diventare un fenomeno socializzabile, perché le cose che hanno un nome condiviso sono in potenza già di tutt3.”

“La domanda a questo punto è d'obbligo: perché una parte della comunità LGBTQIA+, esclusa la componente riunita sotto la lettera q, dovrebbe fare resistenza a chi esprime la propria queerness? Il primo motivo è che, se vivi in un mondo che ti nega o ti definisce come anomalia del sistema, gridare «io esisto ed esisto cosí» è un imprescindibile atto di autodeterminazione e di protesta. Da tale bisogno sono nati il Pride e il coming out come pratiche politiche e non è strano che chi ha vissuto la rivelazione di sé come una conquista faccia poi fatica a capire che la non-rivelazione di sé possa esserlo altrettanto. [...] Il secondo motivo l'ha messo a fuoco Chiara Valerio affermando che avere un nome per qualcosa non significa perforza includerla, anzi spesso è il contrario: «Non esistono linguaggi inclusivi. Parlare significa nominare, nominare significa escludere». Anche la parola «queer» esclude dunque qualcosa: è la necessità delle altre definizioni. L'espressione della queerness, considerando superate le categorie del binarismo, sottintende che siano limitanti, e ciò, ovvio, non può piacere a nessunə che se le sia attribuite, specie se per farlo ha dovuto compiere un percorso doloroso.”

“La fede è cultura, non natura, quindi c'è stato di sicuro un tempo in cui credente non lo ero ancora, ma dentro una trappola articolata come quella dell'educazione di un essere umano in comunità, che comincia dalla nascita e non molla la presa in nessuno dei momenti della crescita, capire dove hanno inizio le cose è complicato. Mi è dispiaciuto che i miei genitori non abbiano aspettato raggiungessi l'età della ragione per istruirmi alla fede, perché in fondo penso che il battesimo neonatale, prescindendo dal consenso, sia una specie particolare di violenza su minore.”

“Senza maschi Il cristianesimo cattolico, per quanto nella dottrina sia saldamente in mano ai maschi, nella prassi parrocchiale ha attratto soprattutto donne e bambini, il che dice già tanto del fatto che il suo messaggio presenti forse più contraddizioni con un certo modo di pensare la maschilità che non con il femminismo. Perché un culto riconosciuto come strutturalmente maschilista attira cosí poco i maschi? Perché secondo una certa idea di virilità l'uomo deve vivere la fede con pudore e riserbo, quasi vergognandosene. La maschilità tossica non ammette che manifesti in maniera troppo aperta gesti ispirati alla misericordia, alla dolcezza d'animo, alla cura e alla volontà di perdono, considerate mollezze di cuore delle femmine. Il cristianesimo, col suo Gesú morto inchiodato alla croce o il cuore esposto grondante sangue, non è una religione per maschi alfa.”

“Pagani e giudei potevano avere idee diverse su Dio, ma sulla donna avevano di sicuro la stessa. Il problema non era il fatto che Dio fosse «solo uno», ma chi dovesse essere il suo corrispettivo sociale, cioè l'uno che nella società aveva il potere di occupare la casella di Dio con la sua faccia. Se qualche categoria doveva essere esclusa, era più logico fosse una sottomessa, impossibilitata a opporsi al suo annichilimento. Sia nel mondo giudaico di partenza sia in quello greco-romano di arrivo c'erano persone - donne e bambini, schiavi, poveri e stranieri - che erano meno persone di altre, o non lo erano affatto, e a stabilirne la dignità erano gli uomini, cittadini, i patriarchi e i ricchi padroni. Per chi era già all'apice della scala sociale, la svolta storica del cristianesimo di Stato fu una manna dal cielo: disegnare Dio a propria immagine fu il modo in cui le classi privilegiate riuscirono a rendere letteralmente sacrosanto il dislivello dei diritti che c'era da prima.”

“Sapevano, come dobbiamo sapere noi, che il patriarcato è un sistema muscolare e rispetta solo ciò che teme. Per questo, per raggiungere quelli che oggi chiamiamo traguardi, migliaia di donne hanno pagato col disprezzo della loro famiglia, hanno perso il rispetto borghese delle loro comunità, la possibilità di vivere vite tranquille e, in alcuni casi, perfino la vita. Dobbiamo essere loro grate e il modo migliore per farlo è non dimenticare che quei diritti esistono solo finché restiamo pronte a tirare fuori le unghie per difenderli.”