Quotessence
Home / Quotes / Quote by Violette Leduc

Quote by Violette Leduc

“Il mio non è un caso isolato: ho paura di morire e sono stanca di stare al mondo. Non ho lavorato, non ho studiato. Ho pianto, ho gridato. Lacrime e grida m’hanno portato via molto tempo. Come mi tortura tutto quel tempo perduto, se ci ripenso. Ma come si fa a pensarci su a lungo? Su una foglia appassita d’insalata dove non restano che rimpianti da rimasticare, posso al massimo trovar ragioni di compiacimento. Il passato non nutre. Me ne andrò come sono arrivata. Intatta, carica dei difetti che mi hanno tormentata. Avrei voluto nascer statua, e sono solo una lumaca nel guscio. Virtù, coraggio, qualità positive, capacità di meditazione, cultura. Contro tutte queste parole sono andata a sbattere a braccia conserte – e mi ci sono spezzata.”

Quote by Violette Leduc

Work

La Bâtarde

Browse quotes and source details for this work. more

Author

Violette Leduc
Violette Leduc

Violette Leduc (April 7, 1907 – May 28, 1972) was a French author known for her autobiographical novels and essays. She explored themes of female identity, sexuality, loneliness, and social marginalization, with notable works including 'La Bâtarde' and 'Thérèse et Isabelle.' Born into poverty in northern France, Leduc had a difficult childhood and later associated with cultural figures like Simone de Beauvoir and Jean Genet. Her bold, candid writing style challenged societal taboos, influencing French feminist and LGBTQ+ literature. Though not widely recognized during her lifetime, her work was rediscovered in the late 20th century and is now celebrated as a courageous voice in French literature. more

You May Also Like

“Siamo stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni.”

“Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco che sembrava irrevocabile si muta in -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. E' stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; il verdetto del giudice, del dottore, del console, è stato riviato. Una voce ci avverte che non tutto è perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di prima di spedirci nel baratro.”

“Provava un senso di orrore all'idea di dover mettere la sua amata solitudine e i suoi pensieri più intimi a disposizione di un giovanotto che, in qualità di marito, sarebbe stato autorizzato a sconvolgere tutta quella sua vita interiore. È vero, con la solitudine non aveva raggiunto la felicità, ma almeno era arrivata a evitare le sensazioni troppo dolorose.”

“Uno che ha ragione non ha niente da raccontare. Quelli che hanno delle cose da raccontare sono quelli che hanno torto. 'Siccome tutti i posti dalla parte della ragione erano occupati, ci siamo seduti dalla parte del torto', deve aver detto nel secolo scorso un commediografo tedesco. E perché tutti noi, lettori di Delitto e Castigo, siamo solidali con Raskolnikov? Perché facciamo il tifo per lui e nessuno si dispiace per la vecchia usuraia? Perché la letteratura, il romanzo, è sempre dalla parte del torto. Non nasce nelle corti, nasce nelle piazze dei saltimbanchi, nelle case dei malati, dei cialtroni, degli zingari, dei ladri, dei truffatori, dei briganti, [...], dei mostri, degli idioti.”