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Henry James Quotes

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Henry James Quotes

“She envied Ralph his dying, for if one were thinking of rest that was the most perfect of all. To cease utterly, to give it all up and not know anything more - this idea was as sweet as a vision of a cool bath in a marble tank, in a darkened chamber, in a hot land. She had moments in her journey from Rome which were almost as good as being dead. She sat in her corner, so motionless, so passive, simply with the sense of being carried, so detached from hope and regret . . .”

“Something suddenly, as if under a last determinant touch, welled up in him and overflowed—the sense of his good fortune and her variety, of the future she promised, the interest she supplied. "All women but you are stupid. How can I look at another? You're different and different—and then you're different again . . . Even 'society' won't know how good for it you are; it's too stupid, and you're beyond it. You'd have to pull it uphill—it's you yourself who are at the top. The women one meets—what are they but books one has already read? You're a whole library of the unknown, the uncut." He almost moaned, he ached, from the depth of his content. "Upon my word, I've a subscription!”

“There had been no noise from any other part of the apartment, but that didn’t exclude the possibility of Paolo’s presence, especially if she had given her soul over to reading. He sometimes told her that Attila could storm through the house and she’d not notice if she were reading. She had most recently disputed this by claiming that it would depend on the book. Her door was open, so he went in. And found her on the sofa, with Henry James.”

“she wanted to know what American writers I liked. "Hawthorne, Henry James, Emily Dickinson…" "No, living." Ah, well, hmm, let's see: how difficult, the rival factor being what it is, for a contemporary author, or would-be author, to confess admiration for another. At last I said, "Not Hemingway—a really dishonest man, the closet-everything. Not Thomas Wolfe—all that purple upchuck; of course, he isn't living. Faulkner, sometimes: Light in August. Fitzgerald, sometimes: Diamond as Big as the Ritz, Tender Is the Night. I really like Willa Cather. Have you read My Mortal Enemy?" With no particular expression, she said, "Actually, I wrote it.”

“Aveva dell’amicizia, come del resto di parecchi altri sentimenti, un ideale che in questo caso non le sembrava - ma anche in altri casi non le era sembrato - che la presente amicizia esprimesse a pieno. Ma sovente rammentava a se stessa che esistono ragioni essenziali per cui gli ideali non riescono mai a concretizzarsi. Negl’ideali bisogna credere senza vederli; è questione di fede, non di esperienza. Tuttavia l’esperienza può fornircene imitazioni molto attendibili ed è saggio far loro buon viso. Il fatto è che in complesso Isabel non aveva mai incontrato un personaggio più simpatico e interessante di Madame Merle; non aveva mai conosciuto una persona che fosse priva come lei di quel difetto che forma l’ostacolo principale all’amicizia: quel riprodurre i lati più tediosi, stantii e troppo conosciuti del proprio carattere. La ragazza non aveva mai spalancato così le porte della sua confidenza; alla sua amabile ascoltatrice diceva cose che non aveva ancora mai detto ad alcuno. Talvolta si allarmava del suo candore: era come se avesse dato ad una persona quasi sconosciuta la chiave del suo cofanetto di gioielli. Queste gemme spirituali erano gli unici gioielli di qualche grandezza che Isabel possedeva, ragione di più per custodirli con ogni cura. Ma poi, sempre le tornava in mente che non ci si deve rammaricare per un generoso errore, e che se Madame Merle non aveva i pregi che essa le attribuiva, tanto peggio per Madame Merle. Non c’era dubbio che avesse grandi pregi: era attraente, simpatica, intelligente, colta. Più che questo (perché Isabel non aveva avuto la sfortuna di attraversare la vita senza incontrare numerose persone del suo sesso delle quali non si poteva onestamente dire di meno), era una donna rara, superiore, straordinaria. C’è tanta gente amabile nel mondo, e Madame Merle era lungi dall’avere un carattere volgarmente allegro, dal fare la spiritosa senza requie. Sapeva come si fa a pensare, dote rara nelle donne; e aveva pensato con molto costrutto. Naturalmente, sapeva anche come si fa a provare sentimenti: Isabel non avrebbe potuto passare una settimana con lei senza acquistarne la certezza. Questa era proprio la grande dote di Madame Merle, il suo dono più perfetto. La vita aveva lasciato il suo segno su di lei; ella ne aveva sentito tutta la forza, e faceva parte del godimento che dava la sua compagnia il fatto che, quando la ragazza parlava di ciò che si compiaceva di chiamare questioni serie, questa signora la comprendeva con facilità e subito. Le emozioni, questo è vero, oramai per lei appartenevano quasi alla storia; ella non faceva un segreto del fatto che la fonte della passione, per essere stata spillata con discreta violenza in un certo periodo, non scorreva più liberamente come un tempo. Per di più si proponeva, e insieme si aspettava, di diventare insensibile; ammetteva tranquillamente di essere stata un po’ pazza un giorno, ed ora ostentava di essere perfettamente savia.”

“Dovunque arrivasse, in questa congiuntura, l’influsso dell’indefinibile sul contegno di Isabel, non si trattava certo del pensiero, anche se non formulato, di una sua unione con Caspar Goodwood; poiché, se aveva potuto opporre resistenza ad esser conquistata dalle grandi mani tranquille del suo corteggiatore inglese, era per lo meno altrettanto lontana dall’esser disposta a permettere al giovane di Boston di prendere esplicito possesso di lei. Dopo aver letto la sua lettera, il sentimento nel quale cercava rifugio era quello di considerare criticamente questo suo esser venuto all’estero; poiché parte dell’ascendente che egli aveva su di lei stava nel fatto che sembrava privarla del suo senso della libertà. C’era un impeto di sgradevole intensità, quasi una crudeltà fisica, in quel suo modo di ergerlesi di fronte. A volte era stata perseguitata dall’idea, dal pericolo, della sua disapprovazione e si era domandata - riguardo che mai per nessun altro aveva avuto in egual misura - se a lui sarebbe piaciuto ciò che lei faceva. La difficoltà stava nel fatto che, più di ogni altro uomo che avesse mai conosciuto, più del povero Lord Warburton (aveva cominciato ormai ad elargire a Sua Grazia il beneficio di questo epiteto) Caspar Goodwood adoperava con lei una energia - ed ella l’aveva già sentita come una forza - che era propria della sua vera natura. Non era per niente questione delle sue qualità; era questione dello spirito che stazionava nella chiara fiamma dei suoi occhi, come una persona che non si stancasse mai di guardar dalla finestra. Le piacesse o no, egli insisteva, sempre, con tutto il suo peso, con tutta la sua forza: anche nei rapporti più comuni con lui, bisognava tener conto di questo. L’idea di una limitazione della libertà era per lei particolarmente sgradevole, ora che aveva appena dato una sorta di risalto alla sua indipendenza guardando senza batter ciglio la grossa esca offertale da Lord Warburton, e riuscendo tuttavia a distoglierne lo sguardo. A volte era sembrato che Caspar Goodwood si schierasse dalla parte del destino di lei, che fosse il fatto più ostinato che ella avesse conosciuto; in tali momenti diceva a se stessa che poteva sfuggirgli per un po’, ma che alla fine doveva venir con lui a patti, e sarebbero stati senza dubbio patti a lui favorevoli. Il suo impulso era stato di valersi delle cose che potessero aiutarla a opporre resistenza a questa costrizione; e quest’impulso aveva avuto gran parte nel suo caloroso assenso all’invito della zia, giuntole in un momento in cui si attendeva di giorno in giorno di vedersi di fronte il signor Goodwood, e in un momento in cui era lieta di avere una risposta pronta per una cosa che lui, ne era certa, le avrebbe detto.”

“Isabel s’illudeva di credere che Ralph avesse parlato per astio. Per lei era tanto più facile credere così in quanto, come ho detto, aveva ora poca emozione libera e disponibile per i minori bisogni, e accettava come un caso, in effetti proprio come un ornamento, della sua sorte, l’idea che preferire Gilbert Osmond così come lei aveva fatto voleva dire di necessità rompere tutti gli altri legami. Di questa preferenza gustava le dolcezze, e attraverso queste giungeva con un terrore quasi sacro ad acquistar coscienza dell’onda malefica e priva di rimorsi dell’essere affascinati e posseduti, grande quanto l’onore tradizionale e il supposto stato di grazia dell’essere innamorati. Era la parte tragica della felicità; il proprio bene è sempre stato fatto del male degli altri.”

“- Qualunque cosa debba essere, - ella concluse chiaramente, -non è avvenuta ancora. Egli scosse la testa, arreso del tutto ormai. - Non è avvenuta ancora. Soltanto, sappiatelo, non è qualche cosa ch'io debba fare, compiere nel mondo, e che mi darà reputazione e onori. Non sono asino sino a questo punto. Sarebbe molto meglio, senza dubbio, se lo fossi. - Sarà qualche cosa che dovrete soltanto subire? - Ebbene, diciamo attendere, una cosa che devo incontrare, affrontare, veder esplodere all'improvviso nella mia vita; distruggendo probabilmente ogni ulteriore coscienza, e probabilmente annientandomi; che d'altra parte, potrà alterare ogni cosa, colpendo alla radice tutto il mio mondo e abbandonandomi alle conseguenze, quali esse siano. Ella lo ascoltò con attenzione, ma la luce nei suoi occhi continuava per lui a non essere quella della beffa. - Quanto descrivete non è forse soltanto l'attesa, o in ogni modo il senso del pericolo, ben noto a tanta gente, di innamorarsi?”

“Così lei aveva visto mentre egli non vedeva, e così lei continuava ancora a ribadire la verità. Verità, vivida e mostruosa; la sua lunga attesa: quella era stata la sua sorte. La compagna della sua vigilia aveva a un certo momento capito, gli aveva offerto la possibilità di eludere la sorte. La propria sorte, però, non si elude mai, e il giorno in cui gli aveva detto che la sua si era compiuta, l'aveva soltanto veduto fissare stupidamente la scappatoia che gli offriva. La scappatoia sarebbe stata amare lei; allora, allora sì egli avrebbe vissuto. Ella aveva vissuto - chi avrebbe ora potuto dire con quale passione? - giacché l'aveva amato per se stesso; mentre egli non aveva mai pensato a lei (ah, con quale evidenza la verità fiammeggiava davanti ai suoi occhi, ora!) se non nel gelo del suo egoismo e al lume di utilità pratica in cui egli la vedeva. Le parole di May tornavano a lui; la catena si allungava all'infinito. La Belva era stata in agguato davvero, e la Belva, al momento giusto, era balzata; era balzata nel crepuscolo di quel freddo aprile quando, pallida, consunta, ma bella, e forse ancora in grado di guarire, si era alzata dalla sua sedia per rizzarsi in piedi davanti a lui e lasciarlo immaginosamente indovinare. Era balzata, la Belva, quando egli non aveva saputo capire; era balzata mentre ella si allontanava disperata da lui, e il marchio, quando oramai egli l'aveva lasciata, era caduto dove doveva cadere. Egli aveva giustificato il suo presentimento e compiuto il suo fato; era fallito, con assoluta esattezza, in tutto quello in cui doveva fallire; e un gemito gli salì ora alle labbra nel ricordare come May aveva supplicato di non voler mai sapere. Quell'orrore del risveglio -quella era la conoscenza, e sotto quel fiato le stesse lacrime sembrarono gelarsi. Attraverso le lacrime, nondimeno, egli cercava di fissarla e trattenerla: la teneva lì davanti a sé così da sentirne tutto il dolore. Almeno questo, in ritardo e con amarezza, aveva un poco il sapore della vita. Ma l'amarezza improvvisamente lo nauseò, e fu come se, orribilmente, avesse veduto, nella verità, nella crudeltà della raffigurazione, ciò che era stato scritto e compiuto. Vide la Giungla della sua vita, e vide la Belva in agguato; poi, mentre guardava, la senti in un fremito dell'aria ergersi, enorme e laida, per il balzo che doveva finirlo.”

“But in this case,” he continues, tracing the line of the plasterwork with one finger, “I feel that there is one cliché that sums up my position so admirably that it would be pure egotism to attempt a more interesting periphrasis. Plain speaking, therefore, there is to be. “There is undoubtedly a strong possibility, notwithstanding the vagaries of contingency and misfortune, that my son might have fallen—or might, we could say, have voluntarily jumped, in accordance with the ethical codes with which he has been brought up—for a play you have made with some success, although, as I am persuaded you would concede, very little originality.” Plain speaking if you’re Henry James, perhaps.”

“Anche Isabel era sconvolta, ma non colpita quanto si sarebbe immaginata. Ciò che sentiva non era una grande responsabilità, una grande difficoltà di scelta; le appariva chiaro che nella questione non c’era stato da scegliere. Non poteva sposare Lord Warburton; questa idea non poteva andar d’accordo con nessuno degli illuminati pregiudizi a favore della libera esplorazione della vita che ella aveva finora professati o che era attualmente capace di professare. Doveva scrivergli questo, doveva convincerlo, ed era un compito relativamente facile. Ma ciò che la turbava, nel senso che la riempiva di meraviglia, era proprio il fatto che le costasse così poco rifiutare una magnifica «occasione». Quali che ne fossero i limiti, Lord Warburton le aveva offerto una grande possibilità; la situazione poteva avere i suoi lati negativi, poteva contenere elementi oppressivi, elementi meschini, poteva addirittura dimostrarsi nient’altro che un farmaco a base di stupefacenti, ma lei non faceva ingiuria al suo sesso ritenendo cosa certa che, su venti donne, diciannove vi si sarebbero adattate senza un lamento. Perché dunque non doveva imporsi irresistibilmente anche a lei? Chi era, che cosa era lei, per ritenersi superiore? Che modo di vedere la vita, che progetti per la sua sorte, che concetto della felicità aveva lei, tali che pretendevano di essere più vasti di queste vaste, di queste favolose prospettive? Se non avesse fatto una cosa come questa, allora avrebbe dovuto fare grandi cose, avrebbe dovuto fare qualcosa di più grande. La povera Isabel trovava modo di ricordare ogni tanto a se stessa che non doveva essere troppo orgogliosa, e non c’era niente di più sincero della sua preghiera di essere immune da tale pericolo: l’isolamento e la solitudine dell’orgoglio assumevano nella sua mente l’orrore di un luogo deserto. Se era stato l’orgoglio ad impedirle di accettare Lord Warburton, tale bêtise era singolarmente fuori luogo; ed era tanto cosciente che egli le piaceva, da giungere a dire a se stessa che si trattava proprio della delicatezza, e della fine intesa, di una comunione di spiriti. Le piaceva troppo per sposarlo, ecco la verità; qualcosa le diceva che c’era un punto debole nella brillante logica della proposta - così come la vedeva lui - anche se non riusciva a metterci sopra nemmeno la piccolissima punta del suo dito; e infliggere ad un uomo che offriva tanto una moglie con tali tendenze critiche, sarebbe stata un’azione particolarmente disonesta. Gli aveva promesso di pensare alla sua proposta, e mentre, dopo che egli l’aveva lasciata, se ne tornava, sperduta nella meditazione, alla panchina dove lui l’aveva trovata, poteva sembrare che stesse mantenendo la promessa. Ma non era così; ella si domandava se non era per caso una creatura fredda, dura, vanitosa, e, mentre infine si alzava e si dirigeva piuttosto svelta verso casa, sentiva, come aveva detto prima al suo amico, davvero terrore di se stessa.”

“Erano tornati piano alle loro poltrone nel centro della piazza, e Ralph aveva acceso la sua sigaretta. Gli avrebbe fatto un piacere straordinario partecipare di persona alla modesta festicciola da lei descritta; ma, in mancanza di questo, gli piaceva anche che gli fosse vietata. Per il momento, ad ogni modo, gli piaceva immensamente esser solo con lei, nell’oscurità che s’infittiva, al centro della città affollata; gli sembrava così che lei dipendesse da lui, che fosse in suo potere. Era un potere che non poteva esercitare che vagamente; il miglior modo di esercitarlo era accettare remissivamente le decisioni di lei: a fare la qual cosa, tuttavia, provava già una certa emozione.”

“[Henry James'] essay's closing lines can either be read neutrally or as a more purposeful wish that this mystery [of Shakespeare's authorship] will one day be resolved by the 'criticism of the future': 'The figured tapestry, the long arras that hides him, is always there ... May it not then be but a question, for the fullness of time, of the finer weapon, the sharper point, the stronger arm, the more extended lunge?' Is Shakespeare hinting here that one day critics will hit upon another, more suitable candidate, identify the individual in whom the man and artist converge and are 'one'? If so, his choice of metaphor - recalling Hamlet's lunge at the arras in the closet scene - is fortunate. Could James have forgotten that the sharp point of Hamlet's weapon finds the wrong man?”

“She never wanted the truth . . . She wanted you. She would have taken from you what you could give her, and been glad of it even if she had known it false. You might have lied to her from pity, and she have seen you and felt you lie, and yet—since it was all for tenderness—she would have thanked you and blessed you and clung to you but the more. For that was your strength, my dear man—that she loves you with passion.”

“Satisfied to die in the flower of her youth?" "Well, at peace with you." "Oh, 'peace'!" he murmured with his eyes on the fire. "The peace of having loved." He raised his eyes to her. "Is that peace?" "Of having been loved," she went on. "That is. Of having," she wound up, "realised her passion. She wanted nothing more. She had had all she wanted.”