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Niebla

Book by Miguel de Unamuno · 21 quotes · Amor, Dream, God

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Niebla Quotes

“Tutti credono di sapere la differenza tra reale e ideale. E soprattutto adesso che sono in tanti a ripetere che bisogna lasciar perdere i sentimentalismi e pensare soltanto all’interesse, tanto individuale, quanto collettivo, tanto di un solo uomo, quanto di un popolo o di una nazione. Perché, credimi, il sentimento è una guida sicura, molto più di quello che viene chiamato interesse. Un uomo può dire molto meglio ciò che sente, ciò che ama o ciò che detesta, che non ciò che davvero gli conviene. Adesso la maggior parte dei popoli europei è in balia di sanguinose contese, e c’è ancora chi si ostina a credere che a muoverli sia stata la coscienza del loro interesse. Ma io dico invece che essi non sanno qual è il loro interesse, mentre conoscono benissimo le loro passioni. E mentre credono di obbedire all’interesse, non fanno altro che obbedire alle passioni…”

“Tu eri innamorato, naturalmente senza saperlo, della donna, di un’astrazione, e non di questa o di quella; quando hai visto Eugenia, quell’astrazione ha trovato una forma concreta: la donna è diventata una donna e tu te ne sei innamorato, e adesso la vai cercando, senza mai lasciarla, in quasi tutte le donne, e ti innamori dell’insieme, del genere. Sei passato, insomma, dall’astratto al concreto, e dal concreto al generico, dalla donna a una donna, e da una donna alle donne».”

“Noi uomini siamo davvero uomini solo perché ci sono i cani, i gatti, i cavalli, i buoi, le pecore e tutti gli altri animali, soprattutto quelli domestici! Forse che l’uomo avrebbe conquistato la sua umanità se gli fossero mancati gli animali domestici su cui scaricare il peso della bestialità della vita? Se l’uomo non avesse addomesticato il cavallo, oggi la metà della nostra progenie sarebbe in groppa all’altra metà! Sì, è a voi che si deve la civilizzazione! E alle donne. E non sarà che anche la donna è un animale domestico? E se non ci fossero le donne, gli uomini sarebbero uomini lo stesso?”

“Non era neppure l’acquerugiola a infastidirlo, ma l’idea di dover aprire l’ombrello. Era così elegante, così affusolato, piegato e ben riposto nella fodera! Un ombrello chiuso è tanto elegante quanto è brutto un ombrello aperto. «Questa storia di doversi servire delle cose, di doverle usare, è davvero una disgrazia», pensò Augusto. «L’uso guasta la bellezza, la distrugge perfino. La più nobile funzione degli oggetti è quella di lasciarsi contemplare. Com’è bella un’arancia prima di pranzo! Sarà diverso in paradiso, quando ogni nostra occupazione si ridurrà, o meglio si estenderà, alla pura contemplazione di Dio e di ogni cosa in Lui. Quaggiù, in questa misera vita, non ci preoccupiamo che di servirci di Dio: pretendiamo di aprirlo, come un ombrello, perché ci protegga da tutte le disgrazie».”

“Tú estabas enamorado, sin saberlo por supuesto, de la mujer, del abstracto, no de esta ni de aquella; al ver a Eugenia, ese abstracto se concretó y la mujer se hizo una mujer y te enamoraste de ella, y ahora vas de ella, sin dejarla, a casi todas las mujeres, y te enamoras de la colectividad, del género. Has pasado, pues, de lo abstracto a lo concreto y de lo concreto a lo genérico, de la mujer a una mujer y de una mujer a las mujeres. —¡Vaya una metafísica! —Y ¿qué es el amor sino metafísica? —¡Hombre! —Sobre todo en ti. Porque todo tu enamoramiento no es sino cerebral, o como suele decirse, de cabeza. —Eso lo creerás tú... —exclamó Augusto un poco picado y de mal humor, pues aquello de que su enamoramiento no era sino de cabeza le había llegado, doliéndole, al fondo del alma. —Y si me apuras mucho te digo que tú mismo no eres sino una pura idea, un ente de ficción...”

“Casi todos los hombres nos aburrimos inconscientemente. El aburrimiento es el fondo de la vida, y el aburrimiento es el que ha inventado los juegos, las distracciones, las novelas y el amor. La niebla de la vida rezuma un dulce aburrimiento, licor agridulce. Todos estos sucesos cotidianos, insignificantes; todas estas dulces conversaciones con que matamos el tiempo y alargamos la vida, ¿qué son sino dulcísimo aburrirse?”

“Tutto quello che succede a me, e a quelli che mi stanno intorno, è realtà o finzione? Non sarà forse un sogno di Dio o di chissà chi, che svanirà nel nulla quando Lui si sveglierà? E non sarà per questo che Gli dedichiamo cantici e preghiere, per continuare a farlo dormire, per conciliargli il sonno? E se tutte le liturgie, di tutte le religioni, non fossero che un modo di cullare Dio mentre dorme, perché non possa mai svegliarsi e smettere di sognarci?”

“«La paternità, a meno che uno non sia un folle o un mentecatto, risveglia ciò che di più terribile alberga nell’uomo: il senso di responsabilità! Io sento che dovrò rimettere a mio figlio il mandato perenne dell’umanità. A meditare sul mistero della paternità c’è da diventare pazzi. E se la maggior parte dei padri non diventano pazzi è solo perché sono stupidi… oppure perché non sono padri. Rallegrati, quindi, Augusto, perché forse questa fuga ti ha risparmiato la fatica di essere padre. E io ti ho detto sempre di sposarti, ma non di diventare padre. Il matrimonio è un esperimento… psicologico; la paternità, invece, è un esperimento… patologico».”