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Miguel de Unamuno

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Novelist

Niebla

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La tía Tula

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Related Quotes

“Tutti credono di sapere la differenza tra reale e ideale. E soprattutto adesso che sono in tanti a ripetere che bisogna lasciar perdere i sentimentalismi e pensare soltanto all’interesse, tanto individuale, quanto collettivo, tanto di un solo uomo, quanto di un popolo o di una nazione. Perché, credimi, il sentimento è una guida sicura, molto più di quello che viene chiamato interesse. Un uomo può dire molto meglio ciò che sente, ciò che ama o ciò che detesta, che non ciò che davvero gli conviene. Adesso la maggior parte dei popoli europei è in balia di sanguinose contese, e c’è ancora chi si ostina a credere che a muoverli sia stata la coscienza del loro interesse. Ma io dico invece che essi non sanno qual è il loro interesse, mentre conoscono benissimo le loro passioni. E mentre credono di obbedire all’interesse, non fanno altro che obbedire alle passioni…”

“Tu eri innamorato, naturalmente senza saperlo, della donna, di un’astrazione, e non di questa o di quella; quando hai visto Eugenia, quell’astrazione ha trovato una forma concreta: la donna è diventata una donna e tu te ne sei innamorato, e adesso la vai cercando, senza mai lasciarla, in quasi tutte le donne, e ti innamori dell’insieme, del genere. Sei passato, insomma, dall’astratto al concreto, e dal concreto al generico, dalla donna a una donna, e da una donna alle donne».”

“Noi uomini siamo davvero uomini solo perché ci sono i cani, i gatti, i cavalli, i buoi, le pecore e tutti gli altri animali, soprattutto quelli domestici! Forse che l’uomo avrebbe conquistato la sua umanità se gli fossero mancati gli animali domestici su cui scaricare il peso della bestialità della vita? Se l’uomo non avesse addomesticato il cavallo, oggi la metà della nostra progenie sarebbe in groppa all’altra metà! Sì, è a voi che si deve la civilizzazione! E alle donne. E non sarà che anche la donna è un animale domestico? E se non ci fossero le donne, gli uomini sarebbero uomini lo stesso?”

“And the end of life is to fashion a soul, an immortal soul; a soul of one's own making. Because at the hour of death one bequeaths a skeleton to the earth, but a soul, a piece of work, to history. Or such is the case when one has lived, that is, when one has wrestled with the life that passes, wrestled it for the prize of the life that remains. And life, what is life? Even more tragic, what is truth?”

“Non era neppure l’acquerugiola a infastidirlo, ma l’idea di dover aprire l’ombrello. Era così elegante, così affusolato, piegato e ben riposto nella fodera! Un ombrello chiuso è tanto elegante quanto è brutto un ombrello aperto. «Questa storia di doversi servire delle cose, di doverle usare, è davvero una disgrazia», pensò Augusto. «L’uso guasta la bellezza, la distrugge perfino. La più nobile funzione degli oggetti è quella di lasciarsi contemplare. Com’è bella un’arancia prima di pranzo! Sarà diverso in paradiso, quando ogni nostra occupazione si ridurrà, o meglio si estenderà, alla pura contemplazione di Dio e di ogni cosa in Lui. Quaggiù, in questa misera vita, non ci preoccupiamo che di servirci di Dio: pretendiamo di aprirlo, come un ombrello, perché ci protegga da tutte le disgrazie».”

“Tú estabas enamorado, sin saberlo por supuesto, de la mujer, del abstracto, no de esta ni de aquella; al ver a Eugenia, ese abstracto se concretó y la mujer se hizo una mujer y te enamoraste de ella, y ahora vas de ella, sin dejarla, a casi todas las mujeres, y te enamoras de la colectividad, del género. Has pasado, pues, de lo abstracto a lo concreto y de lo concreto a lo genérico, de la mujer a una mujer y de una mujer a las mujeres. —¡Vaya una metafísica! —Y ¿qué es el amor sino metafísica? —¡Hombre! —Sobre todo en ti. Porque todo tu enamoramiento no es sino cerebral, o como suele decirse, de cabeza. —Eso lo creerás tú... —exclamó Augusto un poco picado y de mal humor, pues aquello de que su enamoramiento no era sino de cabeza le había llegado, doliéndole, al fondo del alma. —Y si me apuras mucho te digo que tú mismo no eres sino una pura idea, un ente de ficción...”

“Si se adoptara una ortografía fonética y sencilla, que, aprendida por todos pronto y bien, hiciera imposibles las faltas de ortografía, ¿no desaparecería uno de los modos de que nos distingamos las personas de buena educación de aquéllas que no han podido recibirla tan esmerada? Si la instrucción no nos sirve a los pocos para que nos diferenciemos de los pobres, ¿para qué nos sirve?”

“¿Estaré loco?, debo confesar que la mayor confianza que pueda tener en mi sano juicio me ha sido dada en los momentos en que observando lo que hacen los otros y lo que no hacen, escuchando lo que dicen y lo que callan, me ha surgido esta fugitiva sospecha de si estaré loco. Estar loco se dice que es haber perdido la razón. La razón, pero no la verdad, porque hay locos que dicen verdades que los demás callan por no ser ni racional ni razonable decirlas, y por eso se dice que están locos. ¿Y qué es la razón? La razón es aquello en que estamos todos de acuerdo, todos o por lo menos la mayoría. La verdad es otra cosa, la razón es social; la verdad, de ordinario, es completamente individual, personal e incomunicable. La razón nos une y las verdades nos separan.”

“—Él me hizo un hombre nuevo, un verdadero Lázaro, un resucitado —me decía—. Él me dio fe. —¿Fe? —le interrumpía yo. —Sí, fe, fe en el consuelo de la vida, fe en el contento de la vida. Él me curó de mi progresismo. Porque hay, Ángela, dos clases de hombres peligrosos y nocivos: los que convencidos de la vida de ultratumba, de la resurrección de la carne, atormentan, como inquisidores que son, a los demás para que, despreciando esta vida como transitoria, se ganen la otra, y los que no creyendo más que en este... —Como acaso tú... —le decía yo. —Y sí, y como Don Manuel. Pero no creyendo más que en este mundo, esperan no sé qué sociedad futura, y se esfuerzan en negarle al pueblo el consuelo de creer en otro...”

“Casi todos los hombres nos aburrimos inconscientemente. El aburrimiento es el fondo de la vida, y el aburrimiento es el que ha inventado los juegos, las distracciones, las novelas y el amor. La niebla de la vida rezuma un dulce aburrimiento, licor agridulce. Todos estos sucesos cotidianos, insignificantes; todas estas dulces conversaciones con que matamos el tiempo y alargamos la vida, ¿qué son sino dulcísimo aburrirse?”

“Entità immaginaria? Entità reale? Reale come l’immaginazione, ovvero immaginaria come la realtà. Quando una volta sorpresi mio figlio Pepe, allora poco più che un bambino, a disegnare un pupazzo, dicendo: «Sono fatto di carne, sono fatto di carne, non sono un disegno!», parole che metteva in bocca al pupazzo, mi ricordai della mia infanzia, mi sentii bambino, e quasi mi spaventai. Fu un’apparizione spirituale. E poco tempo fa mio nipote Miguelìn mi chiedeva se il gatto Felix – quello dei racconti per bambini – era fatto di carne. Voleva dire se era vivo. E quando provai a spiegargli che i racconti, i sogni e le menzogne sono la stessa cosa, mi disse: «Ma allora è un sogno di carne?»”

“Tutto quello che succede a me, e a quelli che mi stanno intorno, è realtà o finzione? Non sarà forse un sogno di Dio o di chissà chi, che svanirà nel nulla quando Lui si sveglierà? E non sarà per questo che Gli dedichiamo cantici e preghiere, per continuare a farlo dormire, per conciliargli il sonno? E se tutte le liturgie, di tutte le religioni, non fossero che un modo di cullare Dio mentre dorme, perché non possa mai svegliarsi e smettere di sognarci?”

“All of this that is happening to me, and happening to others about me, is it reality or is it fiction? May not all of it perhaps be a dream of God, or of whomever it may be, which will vanish as soon as He wakes? And therefore when we pray to Him, and cause canticles and hymns to rise to Him, is it not that we may lull Him to sleep, rocking the cradle of His dreams? Is not the whole liturgy, of all religions, only a way perhaps of soothing God in His dreams, so that He shall not wake and cease to dream us?”

“«La paternità, a meno che uno non sia un folle o un mentecatto, risveglia ciò che di più terribile alberga nell’uomo: il senso di responsabilità! Io sento che dovrò rimettere a mio figlio il mandato perenne dell’umanità. A meditare sul mistero della paternità c’è da diventare pazzi. E se la maggior parte dei padri non diventano pazzi è solo perché sono stupidi… oppure perché non sono padri. Rallegrati, quindi, Augusto, perché forse questa fuga ti ha risparmiato la fatica di essere padre. E io ti ho detto sempre di sposarti, ma non di diventare padre. Il matrimonio è un esperimento… psicologico; la paternità, invece, è un esperimento… patologico».”

“Talking to a peasant one day, I suggested to him the hypothesis that there might indeed be a God who governs heaven and earth, a Consciousness or Conscience of the Universe, but that even so it would not be sufficient reason to assume that the soul of every man was immortal in the traditional and concrete sense. And he replied, "Then what good is God?”