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Quote by Hans-Georg Gadamer

Work

La actualidad de lo bello

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Author

Hans-Georg Gadamer

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“E così, mentre la grande parte del patrimonio artistico nazionale é abbandonata a se stessa, un marketing implacabile costruisce continuamente "eventi" mediatici intorno a pochi oggetti-simbolo capaci di assicurare consenso ai politici locali e nazionali, ritorno di immagine agli sponsor, pubblicità ai giornali ed "evasione culturale" al grande pubblico. Il più eloquente simbolo di questa situazione è Pompei. Invece di rafforzare le competenze tecniche capaci di assicurarne la tutela, si è preferito affidare gli scavi a commissari che ne rilanciassero l'immagine attraverso "eventi" e campagne mediatiche: il risultato è stato il clamoroso crollo della Schola armatorum avvenuto 6 novembre 2010. Se non capiremo che quel crollo si deve a una catastrofe culturale, saremo condannati a vederne molti altri. Il degrado del tessuto artistico e paesaggistico che abbiamo ereditato è infatti direttamente connesso al degrado del ruolo che la storia dell'arte gioca nel nostro discorso pubblico: non più sapere critico, strumento di riscatto morale, di liberazione culturale e di crescita umana, ma invece fiorente settore dell industria dell'intrattenimento "culturale", e dunque fattore di alienazione, di regressione intellettuale e di programmatico ottundimento del senso critico.”

“El profesionalismo, al crecer en todos los terrenos (en el siglo XX), convirtió en impotentes y ridículos a los aficionados de la era victoriana, y al profundizar en las investigacions (y esto implicava también al Estado) rompió la unidad de la cultura, inventó nuevos lenguajes y originó insondables abismos que los aficionados nunca podrían entender ni salvar. Cada vez más, los Hombres se vieron empujados por las realidades y los acontecimientos a una humildad que los primitives victorianos tan solo sentían hacia Dios, a a una apatia desconocida por las generaciones precedentes".”

“Omenirea era săracă și se hrănea muncind, fără să distrugă bogățiile naturii, stînd la porțile ei cu modestie și fără să se gîndească încă la jaf. Răbdînd de foame putea să hrănească acolo cîțiva prinți și preoți, nu erau prea mulți, și această “nedreptate” socială este neînsemnată, dacă ținem seama de faptul că această diferență era necesară pentru formarea culturii. ... Nici o egalitate nu va înălța catedrale și palate, nu le va picta, nu le va împodobi. ... Din îndestulare se năștea disponibilitatea, din disponibilitate – capacitatea de apreciere, iar din capacitatea de apreciere – nivelul de cultură. În nici un caz invers. Cultura are nevoie de o bază, de bogăție. Nu pentru a satisface cerințele artistului, ci pentru a avea cu adevărat căutare. Este prea tîrziu deja să înțelegem acest rol pasiv, aproape biologic al aristocrației, și atît de evident. Nimănui nu-i trece acum prin cap că un extravagant din fruntea unui mic principat se pricepea pesemne foarte bine la muzică, dacă Haydn sau Bach erau “angajați” la el. Că papa se pricepea la pictură dacă avea de ales între Michelangelo și Rafael. Totuși aceștia erau niște oameni luminați. ... Doar pe seama inegalității sociale s-a perpetuat sensul umanității și posibilitatea ei.”

“Nunca abandonei aquele poeta, ainda o visito no parque. Não sei quantas pessoas ainda visitam os seus poetas abandonados, mas se procurarem bem, há muitos parques cheios deles, dentro e fora de nós. O meu, que comprei quando tinha treze ou catorze anos, ainda o visito. Sentamo-nos os dois e dizemos inutilidades. Algumas dessas inutilidades até são poemas. Ele olha para mim com lágrimas nos olhos (deixei de contabilizar estas coisas), eu fico com uma metáfora na garganta, abraço-o, e somos felizes durante uns segundos, ou melhor, durante eternidades.”

“Durante i miei anni di studio avevo onestamente fatto della "cultura" preconfezionata, del giardinaggio intellettuale, analisi, glosse, innesti; avevo esaminato minuziosamente alcuni capolavori, ma senza accorgermi del valore dell'esorcismo di quei modelli, perché da noi la stoffa della vita è così ben tagliata, ordinata, cucina dall'abitudine e dalla istituzioni che, in mancanza d'altro spazio, l'invenzione è confinata, in funzioni decorative e non ha compiti diversi dal "produrre divertente", e cioè tutto e nulla. Qui le cose andavano diversamente; la mancanza del necessario stimola, in certe situazioni, l'appetito dell'essenziale. La vita, ancora indigente, fin troppo aveva bisogno di forme e gli artisti - e includo nel termine tutti i contadini che sanno tenere un flauto o pitturano le loro carrette di sontuosi amalgami di colore - erano rispettati come intercessori, come guaritori.”

“In una società ricca, la gente non è costretta a lavorare manualmente e si dedica all'attività intellettuale. Aumentano le università e aumentano gli studenti. Per potersi laurerare, bisogna trovare argomenti per le tesi di laurea. Gli argomenti sono una quantità infinita perché è possibile scrivere tesi su ogni cosa al mondo. Risme su risme di fogli scritti si accumulano negli archivi, che sono più tristi dei cimiteri, perché non ci entra nessuno nemmeno il giorno dei morti. La cultura scompare nell'abbondanza della sovrapproduzione, nella valanga dei segni, nella follia della quantità. Ecco perché ti dico che un libro vietato nel tuo vecchio paese significa infinitamente di più dei miliardi di parole vomitati dalle nostre università.”