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Quote by Robert Musil

“Là in Kakania, in quello Stato incompreso, che ormai non esiste più e che in tante cose fu un modello ingiustamente sottovalutato, c’era anche velocità, ma non troppa. Quando si era all’estero e si ripensava a questo paese, sorgeva davanti agli occhi il ricordo di quelle sue strade bianche, larghe e comode, risalenti al tempo delle marce a piedi e dei postali, strade che si diramavano in tutte le direzioni, come le vie di trasmissione del regolamento, come i nastri del traliccio chiaro nelle uniformi dei soldati, e che cingevano le province con il braccio bianco-cartaceo dell’amministrazione. E che province! Ghiacciai e mari, il Carso e i campi di grano della Boemia, notti sull’Adriatico percorse dallo stridio inquieto dei grilli, e villaggi slovacchi dove il fumo usciva dai camini come da narici camuse e il villaggio se ne stava rannicchiato tra due collinette, quasi che la terra avesse dischiuso un poco le labbra per riscaldare il suo bambino. Naturalmente su quelle strade si incontravano anche automobili; ma non troppe. Ci si preparava anche là alla conquista dell’aria; ma senza eccedere in solerzia. Di quando in quando si faceva partire una nave per il Sudamerica o per l’Estremo Oriente; ma non troppo spesso. Non si ambiva al dominio del mondo, né dal punto di vista economico né da quello politico; si era al centro dell’Europa, dove si intersecano gli antichi assi del mondo; le parole “colonia” e “oltremare” risuonavano ancora come un qualcosa di remoto e di non sperimentato. Si viveva nel lusso, ma di certo non con l’estrema raffinatezza dei francesi. Si praticava lo sport, ma non da forsennati come gli anglosassoni. Si spendevano somme ingenti per l’esercito, ma solo quel tanto che bastava per esser certi di rimanere la penultima delle grandi potenze. Anche la capitale, pur essendo una delle città più grandi del mondo, era un po’ più piccola di tutte le altre, ma notevolmente più grande di quanto lo siano di solito le grandi città. E l’amministrazione di questo paese, illuminata, discreta, volta a smussare prudentemente tutti gli spigoli, era nelle mani della migliore burocrazia d’Europa, alla quale si poteva rimproverare un solo difetto: ritenere saccenteria e presunzione il genio e la geniale intraprendenza dei privati che non fossero legittimati a ciò dal privilegio di alti natali o di un incarico statale. E d’altronde, c’è forse qualcuno cui piaccia farsi comandare da chi non è autorizzato? In Kakania, poi, un genio passava sempre per uno sciocco, ma a differenza di quel che capitava dalle altre parti, non succedeva mai che uno sciocco passasse per un genio.”

Quote by Robert Musil

Work

the Man Without Qualities

This novel delves into the intricacies of contemporary society, using a character without discernible qualities to reflect on the nature of human existence and the challenges of navigating a complex world. more

Author

Robert Musil
Robert Musil

Robert Musil, born on November 6, 1880, and died on April 15, 1942, was one of the greatest German novelists of the 20th century. He is renowned for his profound psychological portrayals and philosophical reflections in his works. more

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“War! war! no peace! Peace is to me a war. O Lymoges! O Austria! thou dost shame That bloody spoil. Thou slave, thou wretch, thou coward! Thou little valiant, great in villainy! Thou ever strong upon the stronger side! Thou Fortune's champion that dost never fight But when her humorous ladyship is by To teach thee safety! Thou art perjur'd too, And sooth'st up greatness. What a fool art thou, A ramping fool, to brag and stamp and swear Upon my party! Thou cold-blooded slave, Hast thou not spoke like thunder on my side, Been sworn my soldier, bidding me depend Upon thy stars, thy fortune, and thy strength, And dost thou now fall over to my foes? Thou wear a lion's hide! Doff it for shame, And hang a calf's-skin on those recreant limbs. AUSTRIA. O that a man should speak those words to me! BASTARD. And hang a calf's-skin on those recreant limbs. AUSTRIA. Thou dar'st not say so, villain, for thy life. BASTARD. And hang a calf's-skin on those recreant limbs. KING JOHN. We like not this: thou dost forget thyself.”

“Wars have been waged over millions of square miles, significantly larger than the British Empire at its peak. Historically, Islamic conquests stretched from southern France to the Philippines, from Austria to Nigeria, and from central Asia to New Guinea. The Muslim goal was to have a central government, first at Damascus, and then at Baghdad, later at Cairo, Istanbul, and other imperial centres. The local governors, judges, and other rulers were appointed by the central imperial authorities for far off colonies. Islamic law was introduced as the senior law, whether or not wanted by the local people. Arabic was introduced as the rulers’ language, while the local languages frequently disappeared. Then, two classes of residents were established. The native residents paid a tax that their rulers did not have to pay. In each case, these laws allowed the local conquered people less freedom than was given to Muslims.”

“Anyway, zis is Austria. Now somesing else funny! Ze Austrians do not call it 'Austria.' Zey call it O-s-t-e-r-r-e-i-c-h!" and the professor wrote the letters out on the blackboard. "Zat is because zey do not know how to spell. Zey are very nice people, se Austrians, but you will notice zey are very bad spellers.”

“Some countries where these saints once ruled no longer exist today. Also, some saints were born in faraway nations but became patrons of Germanic lands. Additionally included are sections of prayers for the peoples of the countries represented. I enjoyed creating this collection. I traveled back and forth in time to distant lands while learning about heroic virtue. Both the cultures and saints of these nations are truly inspiring.”

“The rolling hills we traveled through were lined with rows of crisscrossed crops- apple and pear trees, vines of grapes, and maize- creating bafflingly precise geometries. In the forested areas, the branches on the trees drooped lugubriously like the long sleeves of Druid priests. Jonathan pointed to the curved roads that cut through the hillsides and valleys. "Forged by Romans, Mina!" he said. "So many civilizations have come and gone on this land- Celts, Romans, Normans, Mongols, French. Who knows how many more?”

“Siamo tutti di sangue misto noi austriaci, specialmente noi cosiddetti austriaci di ceppo germanico: figli di un impero dalle più disparate etnie, razze, religioni. Se non ci ostinassimo comicamente a sentirci tuttora austriaci, anche dopo la scomparsa di quel leggendario impero, dovremmo riconoscere di essere addirittura americani... ma per arrivare a questo ci manca l’acume politico... È così purtroppo: le idee sono spesso surrogate dalle emozioni. Sono più dure a morire, resistono meglio al tempo, e tanto meglio quanto più sono irrazionali. Per esempio il grande sogno tedesco, il sogno dell’Impero, dello scomparso Sacro Romano Impero di Nazione Germanica di Carlo Magno... già l’imperatore Barbarossa ci si è addormentato su così profondamente, là sul Kyffhauser, che la barba gli è dovuta crescere attraverso il tavolo di pietra sul quale si appoggia... Ricostituire questo impero, riunificarlo, " farlo rivivere in tutta la sua potenza e il suo mistico splendore – ebbene: questo era già cent’anni fa il proposito della gioventù di lingua tedesca, è ancor oggi il suo sogno e la sua aspirazione, e non importa se questa gioventù, tedesca di lingua, tedesca di pensieri, tedesca di sentimenti, ha probabilmente nelle vene, là sulle rive del Reno, fin dai tempi di Arminio il Cherusco e dei suoi avversari romani, sangue in buona parte nubiano e libico, e nelle regioni a est dell’Elba, soprattutto in quelle che sono il cuore della riedizione bismarckiana di quell’lmpero, soprattutto sangue borussico e finnico e vendico; e perfino lungo il fiume dei Nibelunghi, nei paesi così cari al nostro cuore, sangue sloveno e boemo... Non importa: ha sentimenti germanici questa gioventù tedesca, imperial—germanici, pan- germanici, nevvero? Incalzata da quest’ansia, nei suoi sogni si vede già all’ombra della grande, fluttuante bandiera nero-rosso— oro — questa bandiera giovane più di tutte le bandiere, con quel nero che è presagio di morte, quel rosso che è ribollire di sangue e quell’oro che è inebriante promessa di vagheggiati destini... In verità mi chiedo commosso: chi son io mai perche' mi sia dato ancora di vivere una simile emozione! Un giovane tedesco, uno sbarbatello, se mi è consentito di esprimermi così liberamente, neppure adolescente, ancora un ragazzo: e già si esibisce orgogliosamente nella divisa dei campioni della libertà, epigoni dello Sturm und Drang nell’ideale della sempre vagheggiata e sempre fallita rivoluzione tedesca. Attestiamo il sogno tedesco, qui, nella culla dei voivodi rumeni, tra i fiumi Prut e Siret, circondati da rumeni, ruteni, polacchi, lipovani ed ebrei galiziani, orgogliosamente incuranti dell’eventuale rischio di esporci al ridicolo in un travestimento che ricorda il gatto con gli stivali —- com’e‘ bella anche questa fedeltà al patrimonio favolistico popolare tedesco!... No no, non dobbiamo vergognarci, siamo nel giusto, in ogni senso: anche questo regno di Romania nel quale oggi viviamo, è ancora talea e pollone dell’Unico Grande Impero, al suo vertice sta pur sempre un monarca della casa Hohenzollern-Sigmaringen, un principe tedesco... Mi si permetta di esprimere la mia incondizionata ammirazione per un atto di fede tanto coraggioso da spazzar via ogni meschina considerazione di opportunità politica!”