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Web3 Quotes

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Web3 Quotes

“È la nostra umanità che ci lega e il tocco umano è la più grande leva che abbiamo per migliorare il valore e l’esperienza che offriamo agli ospiti. Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, dobbiamo imparare a usare gli automatismi e a liberare il personale umano da compiti noiosi e ripetitivi.”

“La chiusura mentale, la mancanza di immaginazione e questa fiducia incrollabile nello status quo mal convivono con la realtà in cui viviamo, nella quale la velocità di innovazione tende a essere esponenziale, piuttosto che lineare.”

“Per comprendere la realtà, bisogna tornare alla maieutica socratica. Il sapere di non sapere come unico sapere possibile. Solo quando ci si libera dall’arroganza delle sovrastrutture mentali (il sé, l’ego) allora ci si riallinea con il divenire e si accetta, senza temerlo, il cambiamento.”

“La tecnologia è cambiamento, il cambiamento fa paura, ergo la tecnologia fa paura. Tuttavia essa fa paura perché non la si comprende, in quanto si cerca di interpretarla con schemi mentali pregiudiziali o, ancora peggio, la si subisce acriticamente.”

“Kitanai, kiken, kitsui” è un modo di dire Giapponese, traducibile in “sporchi, pericolosi e umilianti” e si riferisce a quei lavori non qualificati e sottopagati che pochi sono disposti a fare. Fino a poco tempo fa, l’utilizzo di lavoratori non biologici era riservato quasi esclusivamente a queste 3K; tuttavia, negli ultimi anni, si è consolidata una nuova tendenza che vede il fenomeno dei robot, intelligenza artificiale e service automation sempre più in concorrenza con i lavoratori umani per impieghi più specializzati e meglio pagati.”

“Non è difficile immaginare un futuro, anche piuttosto prossimo, in cui milioni di persone perderanno qualsiasi tipo di valore economico e saranno difficilmente o per nulla impiegabili. Non è un caso che si cominci a parlare con insistenza di reddito minimo universale proprio ora: quando (e, si badi bene, non se) la forza-lavoro umana non specializzata sarà diventata superflua, queste persone non avranno più nessuna forma di sostentamento.”

“Al contrario degli impiegati non biologici, i quali possono essere “aggiornati” semplicemente tramite un update di sistema, quelli umani vanno incontro a una pericolosa obsolescenza, spesso ancor prima di entrare nel mondo del lavoro.”

“Un hotel che puntasse molto sugli automatismi potrebbe essere percepito allo stesso tempo come innovativo e all’avanguardia o come spietatamente orientato al profitto a scapito del personale umano.”

“Un ospite che fa self check-in a un chiosco non è solo il consumatore del servizio, ma ne è anche l’erogante. Se, e quando l’auto check-in diventerà la regola in hotel, la responsabilità del servizio si trasferirà in toto dall’operatore al front office all’ospite stesso (e, per proprietà transitiva, alla tecnologia utilizzata).”

“Se l’ospite fa check-in in maniera autonoma, allora il receptionist non dovrà conoscere il software gestionale necessario. Questo significa che si può aumentare il numero di esseri umani impiegabili a un costo minore, in quanto il loro lavoro diventa via via meno qualificato e che l’esperienza dell’ospite, in futuro, non sarà più soltanto il risultato del rapporto tra ospite e staff, ma tra ospite, staff e tecnologia presente in struttura.”

“A quei servizi che oggi comunemente accostiamo al segmento luxury si andrà ad aggiungere un nuovo plus: la certezza di essere accolti e accompagnati per tutta la durata del soggiorno da persone reali. L’ospite luxury del futuro potrebbe essere disposto a pagare un extra per questo servizio umano-centrico, esattamente come oggi sono disposti a pagarlo per oggetti fatti a mano, rispetto a quelli creati su larga scala.”

“Nel travel, e soprattutto nell’hospitality, ci troviamo in un limbo di tecno-analfabetismo: il cambiamento è a portata di mano, ma non abbiamo (ancora) i mezzi intellettuali per accettarlo e adottarlo.”

“Un mutamento d’opinione è iniziato dopo la pandemia di COVID-19. Anche i più tecnofobici, durante quegli interminabili mesi di quarantena del 2020, hanno dovuto scendere a patti con la tecnologia, fino alle scelte (prima di allora impensabili) di imprenditori storicamente tradizionalisti che hanno deciso abbandonare in toto gli uffici fisici per lo smart working, finalmente convinti dalle evidenze dei fatti della liceità del modello.”

“Se esiste un effetto positivo della pandemia del 2020, esso è sicuramente l’accelerazione nell’adozione della tecnologia in ogni campo. Il coronavirus ha creato un vero e proprio salto quantico in avanti di almeno dieci anni, se non in termini di qualità della tecnologia, almeno nell’ambito della sua accettazione e adozione da parte di luddisti, tecno-scettici e tecno-pessimisti.”

“Quando pensiamo al riscaldamento globale e all’impatto (drammaticamente alto) che il travel ha su di esso, la prima associazione mentale è quella dell’inquinamento aereo, ferroviario e automobilistico, non certo qualcosa di così “immateriale” come il cloud o la blockchain. Tuttavia i numeri relativi al consumo energetico sono allarmanti.”

“Caricando la propria coscienza nel cloud, non si avrebbe più bisogno di un corpo fisico e l’impatto ambientale degli esseri umani “uploadati” sarebbe esponenzialmente minore.”

“C’è da pensare che se mettessimo nella stessa stanza le menti (umane) più brillanti del pianeta arriverebbero alle medesime conclusioni di una superintelligenza, sebbene in tempi estremamente più lunghi.”

“Una cura universale per il cancro, il Santo Graal della medicina moderna, potrebbe essere raggiunta da una Super Intelligenza Artificiale mentre i suoi “competitor” biologici sono in pausa caffè.”

“Immaginiamo un’AI sviluppata per trovare una soluzione alla fame del mondo: essa, essendo goal-oriented e non condividendo la morale umana, potrebbe semplicemente decidere che il modo più facile, efficace e veloce per metter fine al problema sia quello di sterminare due miliardi di terrestri, piuttosto che inventare nuovi metodi di agricoltura.”

“Siamo talmente abituati alla complessità distributiva che ormai l’accettiamo quasi come normale o come segno di un salutare “distribution mix” e, sebbene la situazione sia lievemente migliorata negli ultimi anni, grazie al consolidamento di Expedia Group, Booking Holdings e HotelBeds e al fallimento di vecchi dinosauri come Thomas Cook, i player in gioco rimangono ancora troppi.”

“Lungi dall’essere verticalizzata, la distribuzione alberghiera è ancora estremamente frammentata. Tuttavia, esiste un player che potrebbe cambiare le carte in tavola. Sto parlando, ovviamente, di Google.”

“Il vantaggio di Google su aziende come TripAdvisor, Trivago, Booking Holdings e Expedia Group è ovvio: la possibilità di intercettare il viaggiatore in tutti i micro momenti del viaggio.”

“Sebbene uno scenario monopolista potrebbe non essere augurabile, è innegabile che il traveler’s journey, a oggi, sia quantomeno frammentario e dispersivo. Poter iniziare la ricerca, usufruire dei contenuti, finalizzare la prenotazione aerea e alberghiera e ricevere assistenza sulla destinazione senza mai uscire dall’ecosistema Google sarebbe un miglioramento esponenziale in termini di user experience.”

“Come il termine “googlare” è diventato ormai sinonimo di “cercare su un motore di ricerca”, in futuro lo stesso termine potrebbe essere sinonimo con “prenotare un hotel”.”

“Spesso gli albergatori (soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni) spendono per una prenotazione diretta addirittura più di quello che versano in commissioni alle OTA. Credo sia un problema di percezione: quando un hotel firma un contratto con Booking.com sa che una prenotazione intermediata ha un costo dell’X%, mentre calcolare esattamente quanto “pesa” una prenotazione diretta è sicuramente un processo più difficile (e spesso subdolo).”

“C’è sicuramente una componente narcisistica nel ricevere molte prenotazioni dirette, ma se queste hanno un valore minore di quelle intermediate, allora la strategia complessiva va rivista.”

“Essere transumanista significa modificare il nostro approccio nei confronti di temi quali la vita, l’evoluzione e, in ultima analisi, la morte. Significa (ri)prendere il controllo su un’esistenza che, per milioni di anni, è sempre stata dettata da fattori esterni – come i limiti biologici, fisici e cognitivi intrinseci nella nostra specie e modellare la nostra vita in funzione delle nostre preferenze.”

“Giustifichiamo le operazioni lasik per i forti miopi ma, se potessimo raggiungere una supervista a raggi X con un intervento simile, anche in assenza di miopia, dovremmo farlo? Sarebbe eticamente corretto? Il doppio standard è qui: se l’enhancement è curativo allora parliamo di progressi della medicina, senza grossi dubbi etici. Ma se è migliorativo, allora le cose si fanno più complicate.”

“Con la velocità alla quale si muove la tecnologia oggi, potremmo trovarci a scegliere tra il general manager aumentato e quello totalmente biologico molto prima di quello che pensiamo.”

“Argomenti come etnia, sessualità e orientamento politico potrebbero diventare variabili tutto sommato frivole, in confronto alla differenza di performance tra un individuo aumentato e uno completamente biologico.”

“Tramite un punteggio poligenico, si potrebbero fare previsioni sul rendimento scolastico del bambino ancor prima che sia concepito. La selezione pre-nascita potrebbe, in futuro, diventare molto più importante per l’accesso ad alcuni posti di lavoro rispetto a quanto oggi non lo sia l’università frequentata o la media accademica. Un MBA alla Cornell avrebbe un valore estremamente minore rispetto a un patrimonio genetico selettivamente bioingegnerizzato. I “30 e lode” saranno scritti nei nostri geni ancor prima di nascere.”

“Non è fantascientifico prevedere che, nei prossimi decenni, i governi e le compagnie assicurative promuoveranno il gene editing per abbattere le spese sul sistema sanitario, in quanto si andrebbero a cancellare tutte quelle malattie geneticamente prevedibili sul nascere. Nel futuro, vedremo l’Homo sapiens, nato casualmente dalla “lotteria genetica” come oggi guardiamo al Neanderthal.”

“Le implicazioni degli impianti nel nostro settore sono enormi: se e quando gli impianti diventeranno mainstream, non è difficile prevedere che gli ospiti vorranno poter entrare in camera solo con il tocco della mano, pagare con un gesto e così via. Stesso discorso per chi in hotel ci lavora: potremo dire addio a passe-partout persi e rimpiazzarli con un semplice tocco, finalizzare check-in e check-out con un semplice movimento. Le applicazioni sono davvero infinite.”

“Non è difficile pensare come, nel giro di 10-15 anni, potremmo accedere a una specie di App Store direttamente dal nostro cervello. Immaginate di trovarvi per la prima volta a Parigi: non avete familiarità con le strade, il sistema metropolitano è confusionario e avete anche fame. Non servirà una guida: basterà scaricare direttamente sul vostro BMI i ricordi di un parigino e, immediatamente, saprete muovervi per la città e conoscerete i migliori ristoranti.”

“Il general manager uscente potrebbe semplicemente trasferire i propri ricordi in cloud e il nuovo direttore avrebbe chiara la situazione senza neanche bisogno di report o meeting. Potremmo anche dire addio ai training ogni volta che si cambia un software: il prossimo PMS potrebbe essere installato con i ricordi degli sviluppatori, creando dei power user istantaneamente.”

“Non c’è prova che i ricordi (la “coscienza”) di un essere umano possano essere estrapolati da tessuto cerebrale morto; tuttavia, come asserisce Ken Hayworth, presidente della Brain Preservation Foundation, non è dimostrabile neanche il contrario.”

“Aziende come Nectome e Neuralink stanno dimostrando, perlomeno in via embrionale e teorica, che la tecnologia necessaria per combattere il più grande tabù della nostra specie – la morte – potrebbe essere a poche decine di anni di distanza. L’impatto nel nostro settore non sarebbe da meno: potremmo riportare in vita la coscienza di Conrad Hilton e farci raccontare come era l’hospitality nei primi del Novecento o mantenere in busta paga lo stesso general manager per centinaia di anni.”

“In un mondo transumano, avrebbe ancora senso credere in una divinità? O si diventerebbe noi stessi delle divinità? La blasfemia percepita nel movimento transumanista, a mio avviso, risiede tutta in questo interrogativo centrale: se potessimo uccidere la morte, dovremmo farlo?”

“Un ospite defunto potrebbe continuare a scrivere recensioni, oppure a postare foto dei suoi soggiorni mentre era in vita. L’hotel dovrebbe rispondere a questi commenti? Oppure inviargli gli auguri di compleanno o le condoglianze ogni volta che ricorre la data della morte? È un bel mal di testa per i CRM e per la marketing automation: quanto loyal può essere un ospite trapassato? Può ancora essere un brand ambassador? Se in vita ha parlato molto del tuo hotel sui suoi social, allora potrebbe continuare a farlo da morto.”

“L’applicazione della robotica in hotel rimane quantomeno sporadica e gli ospiti tendono a percepirla più come un’attrazione, al pari di un avatar Disney nei parchi a tema, che un vero problem solver.”

“Continuare con l’assioma “tecnologia = robot” è una pericolosa, tendenziosa e fallace reductio ad absurdum, tipica di chi non comprende appieno la tecnologia – o, in maniera dolosa, la strumentalizza per fini luddisti.”

“Nel 2020 il settore alberghiero ha dovuto affrontare un calo improvviso e senza precedenti della domanda a causa della pandemia di coronavirus. Da un lato è una grande perdita, dall’altro è una grande opportunità per ripensare se stiamo gestendo l’attività alberghiera in modo razionale o se qualcosa può essere migliorato.”

“Il coronavirus ha trasformato lo smart working da movimento marginale, spesso ostracizzato dalle aziende, a “nuova normalità” e molti imprenditori si stanno rendendo conto, con loro sorpresa, che la produttività non è diminuita con il lavoro in remoto, anzi.”

“Un nomade digitale potrebbe voler scegliere un albergo più economico o un appartamento per il suo soggiorno, ma avere comunque bisogno di spazi più professionali di coworking (o camere dedicate) per incontrare clienti o effettuare call importanti. In quest’accezione, il fenomeno del nomadismo digitale è democratizzante: possono trarne vantaggio sia le piccole e piccolissime realtà che gli alberghi di livello superiore.”

“Man mano che ci si libera dalle infrastrutture legacy ci si riappropria della libertà di integrare quanta (e quale) tecnologia si vuole, senza essere “tenuti ostaggio” dalle infrastrutture tecnologiche sottostanti.”

“Più investi in tecnologia, più umana diventa quella tecnologia, in quanto si riposiziona il lavoratore umano dove esse apporta un vero valore aggiunto, ovvero nell’interazione con gli ospiti.”