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Thomas Hardy

Thomas Hardy Quotes

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Famous Thomas Hardy Quotes

“Ma qualcuno potrebbe chiedermi: dove si trovava l'angelo custode di Tess? Esisteva una provvidenza che tutelasse la sua ingenua fiducia? Forse, come quell'altra divinità di cui parlava l'ironico Tisbita, stava chiacchierando, o era inseguito, o era in viaggio o forse, stava dormendo e non si era svegliato. Perché su questo bel tessuto femminile, sensibile come una sottile ragnatela e sino ad allora immacolato come la neve veniva tracciato un disegno così rozzo come quello che era destinato a ricevere? Perché così di sovente ciò che è rozzo s'impossessa di ciò che è più delicato: l'uomo sbagliato, di una donna, la donna sbagliata, di un uomo? Migliaia d'anni di filosofia analitica non sono riusciti a spiegarlo al nostro concetto di ordine. Si potrebbe infatti ammettere la possibilità di una vendetta nascosta nella attuale catastrofe; senza dubbio qualche antenato di Tess d'Urberville, in cotta di maglia, tornando a casa eccitato da una rissa aveva usato lo stesso metro, ancor più spietato forse, verso le contadine del suo tempo. Ma, se far ricadere i peccati dei padri sui figli possa essere una morale abbastanza valida per i teologi, questa viene rifiutata dalla comune natura umana; e quindi non servirebbe a migliorare la situazione. La gente come Tess, in quei luoghi sperduti, non si stanca mai di ripetere col tono fatalistico che le è proprio: Doveva accadere.”

“Attraverso l'esperienza" dice Roger Ascham "troviamo una via breve, dopo un lungo errare". Non di rado questo lungo errare ci rende incapaci di sostenere un ulteriore viaggio; e allora, di che utilità è la nostra esperienza? L'esperienza di Tess Durbeyfield portava a questo genere di inadattabilità: finalmente aveva appreso la lezione, ma chi ora, avrebbe accettato le sue azioni? Se prima di recarsi dai d'Urberville, si fosse sempre mossa sotto l'energia dei molti testi e pensieri gnomici che erano noti a lei e al mondo in generale, senza dubbio non si sarebbe mal lasciata ingannare. Ma Tess non era capace, nessuno è capace, di sentire l'intera verità di quei dorati assiomi in tempo per trarre vantaggio. Come molti altri, avrebbe potuto dire ironicamente a Dio, come Sant'Agostino: 'Tu mi hai consigliato una via migliore di quella che poi mi hai consentito di percorrere.”

“L'amava moltissimo, anche se forse il suo sentimento era più ideale e fantastico di quello di Tess, profondo e appassionato. Angel non supponeva, quando fu condannato, così credette, ad una vita bucolica anziché intellettuale, di trovare dietro le quinte un fascino come quello osservato in quest'idillica creatura. Si parla spesso di naturalezza; ma lui non sapeva in che modo questa veramente colpisse, sino a che non era venuto lì.”

“L'affetto per lui era il respiro e la vita per l'anima di Tess, l'avviluppava come una fotosfera, la illuminava facendole dimenticare le pene passate, tenendole lontani gli oscuri spettri che tentavano insistentemente di turbarla: il dubbio, il timore, il malumore, l'affanno, la vergogna. Sapeva che la stavano aspettando come lupi rapaci, fuori da quel cerchio di luce, tuttavia disponeva di poteri magici per tenerli là, in affamata sottomissione. L'oblio dello spirito coesisteva con la memoria della mente. Camminava nella luce, ma sapeva che sullo sfondo quelle sagome buie stavano sempre in agguato; potevano retrocedere o avvicinarsi, un po' l'una un po' l'altra cosa, ogni giorno.”

“Vi era ben poco di terreno nel suo amore per Clare. In quella sublime realtà vedeva in lui tutta la bontà esistente, lui sapeva tutto quello che una guida, un filosofo, un amico doveva sapere: ogni linea che tratteggiava il suo viso e la sua figura era simbolo di perfezione e di mascolina bellezza; la sua anima era quella di un santo, la sua intelligenza quella di un profeta. La serietà dell'amore che provava per lui aumentava la sua dignità dandole la sensazione di portare un diadema. La superiorità del suo amore per lui, così lo vedeva, le faceva battere il cuore di devozione. Qualche volta lui coglieva i suoi grandi bellissimi insondabili occhi che lo guardavano dalle loro profondità, quasi contemplassero qualcosa d'immortale. Dimenticò il passato, lo calpestò e lo spense come si fa con un tizzone che cova sotto la cenere, pericoloso. Non aveva mai saputo che gli uomini potessero essere così disinteressati, cavalieri, protettivi nel proprio amore verso una donna, com'era lui. Angel Clare invece era ben lontano dall'essere come lei lo pensava, assolutamente lontano; tuttavia era più spirito che carne, aveva molto autocontrollo ed era alieno da volgarità. Non era un passionale, era più brillante che ardente, più vicino a uno Shelley che a un Byron, poteva amare disperatamente, ma di un amore fantasioso, spirituale, una complicata emozione che poteva gelosamente proteggere l'amata dal suo vero io. Tutto ciò sgomentava e incantava Tess, le cui fragili esperienze erano state sino a quel momento così sfortunate; e reagendo all'indignazione contro il sesso maschile si abbandonò ad una stima eccessiva di Clare.”

“Si era detto cose ciniche sul conto di lei, ma nessun uomo può essere sempre cinico e nello stesso tempo vivere, e così le ritrattò. L'errore che aveva commesso nell'esprimerle era sorto dal fatto che si era lasciato influenzare da principi generali trascurando il caso particolare. Ma ragionare in questo modo diventa qualche volta un esercizio stantio; innamorati e mariti ne hanno fatto esperienza anche prima d'oggi. Clare era stato duro verso di lei, senza dubbio. Gli uomini sono troppo spesso duri con le donne che amano o che hanno amato, e le donne con gli uomini. E tuttavia queste crudeltà sono la quintessenza della tenerezza se le paragoniamo alla crudeltà universale da cui nascono; la crudeltà della posizione in rapporto al temperamento; dei mezzi in rapporto al fine, dell'oggi rispetto a ieri e del futuro rispetto all'oggi.”

“Ma tale è la volpina astuzia della Natura che, fino a quel momento, l'amore per Angel le aveva bendato gli occhi, facendole dimenticare che da questo potevano risultare altre vite, condannate a quella sfortuna che aveva pianto solo per se stessa. Cosi non poté più opporsi ai suoi argomenti. Ma per la tendenza a combattere se stessi propria degli ipersensibili, una risposta si affacciò alla mente dello stesso Clare, che ne ebbe quasi paura. Si fondava sulla eccezionale natura di Tess, che avrebbe potuto usare come promettente argomento. Avrebbe per di più potuto aggiungere: "Su un altopiano dell'Australia, o in una pianura del Texas, chi vuoi che sappia o si interessi delle mie sventure? Chi vuoi che rimproveri me o te?" Ma lei, come la maggior parte delle donne, accettava quella momentanea dichiarazione come se fosse inevitabile. Forse aveva ragione. L'intuitivo cuore della donna conosce non soltanto la sua amarezza, ma anche quella del marito, ed anche se questi presunti rimproveri non fossero indirizzati a lui o ai suoi da estranei, avrebbero potuto raggiungere le sue orecchie partendo dalla sua stessa mente ipersensibile. Era il terzo giorno del loro distacco. Qualcuno potrebbe arrischiare lo strano paradosso che se fosse stato più sensuale, sarebbe stato il più nobile degli uomini. Non diciamo questo, ma l'amore di Clare era senza dubbio etereo all'eccesso, fantasioso sino all'inattuabilità. Per simili nature la presenza corporea è qualcosa di meno attraente dell'assenza corporea; quest'ultima crea una presenza ideale che convenientemente omette i difetti della reale. Tess si rese conto che la propria persona non perorava la sua causa con l'energia che s'era aspettata. Quella frase metaforica era vera: era un'altra donna, diversa da quella che aveva suscitato la sua passione.”

“«Credevo, Angel, che tu mi amassi... amassi me, per quello che sono. Se sono io che tu ami, come puoi guardarmi e parlare così? Tutto ciò mi fa paura! Ho cominciato ad amarti e ti amo, ti amerò per sempre... qualsiasi disgrazia dovesse accadere, qualsiasi cambiamento, perché tu sei proprio tu; non chiedo altro. E allora tu, che sei mio marito, come puoi cessare d'amarmi?»”

“L'unico esercizio fisico che Tess si concedeva a quell'epoca aveva luogo dopo il tramonto; solo allora, fuori nei boschi, le sembrava d'essere meno sola, sapeva come cogliere con precisione quell'attimo della sera, quando la luce e l'oscurità si compensano così equamente che le certezze del giorno e i dubbi della notte si neutralizzano, lasciando un'assoluta libertà mentale. È allora che il difficile impegno d'essere vivi si riduce al minimo. Non temeva le ombre, il suo unico pensiero sembrava quello di evitare l'umanità, o meglio, quella fredda sostanza in aumento chiamata mondo, che, così terribile nella massa, è così meschina, anzi penosa, nelle sue unità. Il suo incedere silenzioso su queste colline e valli solitarie si accordava perfettamente con l'elemento in mezzo a cui si muoveva. La sua figurina flessuosa e furtiva diveniva parte insostituibile della scena. A volte una stravagante fantasia la portava a rendere più intensi i processi della natura intorno a lei, fino a che sembravano partecipare alla sua stessa storia, anzi erano una parte della sua storia, perché il mondo è soltanto un fenomeno psicologico e tutto quello che sembra, in realtà esiste. Il vento improvviso e la brezza di mezzanotte, gemendo tra i germogli strettamente avviluppati e attraverso la corteccia dei ramoscelli invernali, erano forme di un amaro rimprovero. Un giorno piovoso era espressione di inconsolabile dolore per la sua debolezza da parte di un vago essere etico che lei non riusciva a classificare con precisione né come il Dio della sua fanciullezza, né come alcun altro essere. Ma questo essere circondata da elementi caratterizzati, basati su frammenti di convenzione, popolati da fantasmi e da voci avverse, era una triste ed errata creazione della fantasia di Tess: una nube di folletti maligni che la terrorizzava senza ragione. Erano loro, non lei, ad essere esclusi dall'armonia del mondo reale. Camminando tra gli uccelli addormentati nelle siepi, osservando i conigli saltare leggeri nelle conigliere illuminate dalla luna, o fermandosi sotto a un ramo carico di fagiani, Tess si sentiva come un'immagine della Colpa introdottasi nel rifugio dell'Innocenza. Voleva fare una distinzione dove non esisteva nessuna differenza. Si sentiva in antagonismo quando invece c'era un accordo perfetto. Aveva violato una legge sociale universalmente accettata, una legge sconosciuta al mondo che la circondava e dove supponeva di rappresentare una così grande anomalia.”

“A volte mi pare di non aver desiderio di apprendere nulla di più di quel che già so.[...] A che mi serve sapere che sono solo un componente di una lunga schiera, trovar scritto in qualche vecchio libro di qualche creatura proprio simile a me e conoscere che reciterò la sua stessa parte, a rendermi infelice, ecco, solo a quello. La cosa migliore è dimenticare che la nostra natura e il nostro passato sono in tutto identici a quelli di migliaia e migliaia d'altri, e che il nostro futuro, le nostre azioni, saranno ancora uguali ad altre migliaia e migliaia. Mi piacerebbe sapere perché... perché il sole splende sul giusto e sull'ingiusto, allo stesso modo [...]Ma questo i libri non me lo sanno spiegare di certo.”

“Si sdraiò sul suo giaciglio nel soggiorno e spense la luce. La notte entrò e vi prese il suo posto, noncurante e indifferente; quella stessa notte che si era già ingoiata la sua felicità e che ora stava distrattamente digerendosela; ed era pronta a ingoiare la felicità di migliaia d'altre persone, con la stessa noncuranza e impassibilità.”