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Quote by Sibyl von der Schulenburg

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il Barone

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Sibyl von der Schulenburg

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“Gente que anda descalça. Que calça a terra que pisa. (...) Embora admita que, de algum modo, esta orfandade de pertença desenhou nele uma tatuagem cardíaca. (...) é o que acontece quando fazemos turismo; baixamos a guarda. (...) A cidade é um mar que nos pode engolir a qualquer momento, um monstro que nos pode golpear sem aviso, um inferno de variáveis incertezas. (...) Se a velhice me ensinou algo, é isto: a consciência plena dos desperdícios em favor das nossas próprias tolices.”

“E così, mentre la grande parte del patrimonio artistico nazionale é abbandonata a se stessa, un marketing implacabile costruisce continuamente "eventi" mediatici intorno a pochi oggetti-simbolo capaci di assicurare consenso ai politici locali e nazionali, ritorno di immagine agli sponsor, pubblicità ai giornali ed "evasione culturale" al grande pubblico. Il più eloquente simbolo di questa situazione è Pompei. Invece di rafforzare le competenze tecniche capaci di assicurarne la tutela, si è preferito affidare gli scavi a commissari che ne rilanciassero l'immagine attraverso "eventi" e campagne mediatiche: il risultato è stato il clamoroso crollo della Schola armatorum avvenuto 6 novembre 2010. Se non capiremo che quel crollo si deve a una catastrofe culturale, saremo condannati a vederne molti altri. Il degrado del tessuto artistico e paesaggistico che abbiamo ereditato è infatti direttamente connesso al degrado del ruolo che la storia dell'arte gioca nel nostro discorso pubblico: non più sapere critico, strumento di riscatto morale, di liberazione culturale e di crescita umana, ma invece fiorente settore dell industria dell'intrattenimento "culturale", e dunque fattore di alienazione, di regressione intellettuale e di programmatico ottundimento del senso critico.”

“El profesionalismo, al crecer en todos los terrenos (en el siglo XX), convirtió en impotentes y ridículos a los aficionados de la era victoriana, y al profundizar en las investigacions (y esto implicava también al Estado) rompió la unidad de la cultura, inventó nuevos lenguajes y originó insondables abismos que los aficionados nunca podrían entender ni salvar. Cada vez más, los Hombres se vieron empujados por las realidades y los acontecimientos a una humildad que los primitives victorianos tan solo sentían hacia Dios, a a una apatia desconocida por las generaciones precedentes".”