Quotessence
Home / Topics / Arte Quotes

Arte Quotes

Browse 233 quotes about Arte.

Arte Quotes

“Es una simple cuestión de estética. Eso es lo que se pretende: la belleza. No se trata de transmitir ideas. Eso era antes. Ahora se persigue... —El poeta agitó las manos en el aire—. La hermosura..., incluso en la muerte. Lo único que tiene importancia es eso: el arte. El arte por el arte. No existe institución, ni territorio, ni autoridad ni sentimiento que venga a imponernos una sola letra.”

“Hoy en día no nos damos cuenta que la cualidad única de una obra de arte no hay que buscarla en una idea concebida por acto de gracia e independiente de la experiencia de la naturaleza: en el arte convergen todas nuestras experiencias vividas, elaboradas y resumidas según los normales procesos imaginativos, salvo que lo que hace única la obra es el modo en el que esta elaboración se vuelve concreta y se ofrece a la percepción, a través de un proceso de interacción entre experiencia vivida, voluntad de arte y legalidad autónoma del material sobre el que se trabaja.”

“El arte conserva, y es lo único en el mundo que se conserva [...]. El arte no conserva del mismo modo que la industria, que añade una sustancia para conseguir que la cosa dure... lo que se conserva, la cosa o la obra de arte, es un bloque de sensaciones, es decir un compuesto de preceptos y de afectos [...] la preparación de la tela, el trazo de pelo del pincel son evidentemente parte de la sensación [...]. Pero lo que se conserva no es el material, que constituye la condición del hecho ... lo que se conserva en sí es el precepto o el afecto”

“Sciolse l'abbraccio e fece scorrere le dita tra i miei capelli. All'inizio non sembrava avere un intento, poi dalla testa arrivò fino alla base della nuca, e da li scese lungo il collo, le spalle, la vita. Premeva i pollici su ogni curva, deciso a farmi sentire cosa era vero, anche se invisibile. Arrivato ai fianchi si fermò, perché continuare sarebbe stato un azzardo, ma non erano carezze qualsiasi. Mi stava disegnando. Lui era la matita, e io l'immagine.”

“Ciò che manca, ovunque si guardi, è un progetto di comunità, un’idea forte di cosa possa essere la Repubblica italiana del futuro, la capacità di render finalmente concreto l’attualissimo disegno contenuto nella Costituzione: quella vera. E questa idea manca perché oggi sembra impossibile avere un’idea dell’uomo che non sia ridotta alla sola dimensione monetaria. Far evadere il patrimonio culturale dalla prostrazione materiale e morale in cui è stato confinato dal totalitarismo neoliberista significa rimettere in circolo uno dei pochi antidoti a questo dogma. In rare occasioni è possibile sentire, quasi vedere ad occhio nudo, la forza morale, e profondamente politica, di ciò che chiamiamo «cultura». Il 27 gennaio 2014, alle sei di sera, l’Orchestra della Scala ha eseguito la Marcia funebre della Terza Sinfonia di Beethoven in onore di Claudio Abbado, scomparso sette giorni prima. Rispettando una tradizione iniziata nel 1957 –in occasione della traslazione del corpo di Arturo Toscanini, al Monumentale –l’orchestra ha celebrato il suo direttore suonando con la sala vuota, e con le porte del teatro spalancate. Ottomila cittadini milanesi riempivano la piazza, silenziosi e commossi. E il profondo impegno civile di Abbado ha conferito un tono particolare a questa struggente liturgia laica, ripetuta per la quinta volta in sessant’anni. La musica creava una comunità e la rendeva visibile: e non nello spazio separato del teatro, non per un pubblico pagante. In una piazza, invece, nel cuore della polis: dove alcuni cittadini suonavano per altri cittadini. Non per non pensare, per rimuovere le difficoltà della vita e l’esistenza della morte, ma per affrontarle tutti insieme, uniti da una musica scritta duecento anni fa, e per salutare un uomo che ha messo la sua arte straordinaria al servizio di un progetto di uguaglianza e giustizia. È da quello spirito che dobbiamo essere capaci di ripartire. Perché le nostre città, i nostri musei, il nostro paesaggio non contengono solo cose belle: contengono valori e prospettive che possono liberarci, innalzarci, renderci di nuovo umani, restituirci un’idea dell’uomo e un’idea di comunità che ci permettano di costruire un futuro diverso.”

“Quando una tradizione muore essa deve essere sostituita dagli artisti che lavorano a livello individuale. Questi però non hanno il compito di lavorare da soli o per se stessi, ma di aprire la strada per creare una nuova tradizione. Proprio per questa ragione è auspicabile che essi siano dotati di una forte consapevolezza sociale. Se così non sarà, non potranno essere di alcun aiuto alla società nella quale vivono, anche se personalmente raggiungono la salvezza. Senza una salvezza collettiva il mondo dell'artigianato non può prosperare. È questo il punto centrale attorno al quale ruota la differenza tra la missione del puro e semplice artista e quella dell'artigiano. Del primo si dirà che va per la sua strada, del secondo invece che egli procede di pari passo con la società. La caratteristica principale dell'artigianato consiste nella diffusione dell'uso dei suoi prodotti: l'utilità è più importante dell'apprezzamento estetico. Secondo me l'opera d'arte non solo non dovrebbe essere un'esistenza autonoma, ma dovrebbe armonizzarsi con l'impiego pratico. Solo in questo caso si manifesterà la sua vera bellezza.”