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Elena Ferrante

Elena Ferrante Quotes

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Famous Elena Ferrante Quotes

“Fu un momento indimenticabile. Andammo verso via Caracciolo, sempre più vento, sempre più sole. Il Vesuvio era una forma delicata color pastello ai piedi della quale si ammucchiavano i ciottoli biancastri della città, il taglio color terra di Castel dell'Ovo, il mare. Ma che mare. Era agitatissimo, fragoroso, il vento toglieva il fiato, incollava i vestiti addosso e levava i capelli dalla fronte. Ci tenemmo dall'altro lato della strada insieme a una piccola folla che guardava lo spettacolo. Le onde ruzzolavano come tubi di metallo blu portando in cima la chiara d'uovo della spuma, poi si frangevano in mille schegge scintillanti e arrivavano fin sulla strada con un oh di meraviglia e timore da parte di tutti noi che guardavamo. Che peccato che non c'era Lila. Mi stenti stordita dalle raffiche potenti, dal rumore. Avevo l'impressione che, pur assorbendo molto di quello spettacolo, moltissime cose, troppe si spampanassero intorno senza lasciarsi afferrare. Mio padre mi strinse la mano come se temesse che sgusciassi via. Infatti avevo voglia di lasciarlo, correre, spostarmi, attraversare la strada, farmi investire dalle scaglie brillanti del mare. In quel momento così tremendo, pieno di luce e di clamore, mi finsi sola nel nuovo della città, nuova io stessa con tutta la vita davanti, esposta alla furia mobile delle cose ma sicuramente vincitrice: io, io e Lila, noi due con quella capacità che insieme - solo insieme - avevamo di prendere la massa di colori, di rumori, di cose e persone, e raccontarcela e darle forza".”

“… if she became distracted real things, which, with their violent, painful contortions, terrified her, would gain the upper hand over the unreal ones, which, with their physical and moral solidity, pacified her; she would be plunged into a sticky, jumbled reality and would never again be able to give sensations clear outlines. A tactile emotion would melt into a visual one, a visual one would melt emotion into an olfactory one, ah, what is the real world, Lenù, nothing, nothing, nothing about which one can say conclusively: it’s like that. And so if she didn’t stay alert, if she didn’t pay attention to the boundaries, the waters would break through, a flood would rise, carrying everything off in clots of menstrual blood, in cancerous polyps, in bits of yellowish fibre.”

“I telephoned Adele. I did it with some embarrassment, which I overcame by reminding myself of all the times I had seen her at work, for my book, in the search for the apartment in Florence. She was a woman who liked to be busy. If she needed something, she picked up the telephone and, link by link, put together the chain that led to her goal. She knew how to ask in such a way that saying no was impossible. And she crossed ideological borders confidently, she respected no hierarchies, she tracked down cleaning women, bureaucrats, industrialists, intellectuals, ministers, and she addressed all with cordial detachment, as if the favor she was about to ask she was in fact already doing for them. Amid a thousand awkward apologies for disturbing her, I told Adele in detail about my friend, and she became curious, interested, angry. At the end she said: "Let me think.”

“Sì, ero stupida. I canali dei sensi si erano chiusi, non vi scorreva più il flusso della vita chissà da quando. Che errore era stato chiudere il significato della mia esistenza nei riti che Mario mi offriva con prudente trasporto coniugale. Che errore era stato affidare il senso di me alle sue gratificazioni, ai suoi entusiasmi, al percorso sempre più fruttuoso della sua vita. Che errore, soprattutto, era stato credere di non poter vivere senza di lui, quando da tempo non ero affatto certa che con lui fossi viva. Dov'era la sua pelle sotto le dita, per esempio, dove il calore della bocca. Se mi fossi interrogata a fondo - e avevo sempre evitato di farlo - avrei dovuto ammettere che il mio corpo, negli ultimi anni, era stato davvero ricettivo, davvero accogliente, solo in occasioni oscure, pure eventualità: il piacere di vedere e rivedere una conoscenza occasionale che mi aveva prestato attenzione, aveva lodato la mia intelligenza, il talento, mi aveva sfiorato una mano con ammirazione; un sussulto di gioia improvvisa per un incontro inatteso per strada, un compagno di lavoro di altri tempi; le schermaglie verbali, o i silenzi, con un amico di Mario che mi aveva fatto capire che avrebbe voluto essere soprattutto amico mio; il compiacimento per certe attenzioni di ambiguo segno che mi venivano rivolte in tante occasioni, forse sì forse no, più sì che no se solo avessi voluto, se avessi fatto un numero di telefono con una scusa giusta al momento giusto, accade non accade, il batticuore degli eventi dagli sbocchi imprevedibili. Forse di lì sarei dovuta partire, quando Mario mi aveva detto che voleva lasciarmi. Avrei dovuto muovere dal fatto che la figura accattivante di un uomo quasi estraneo, un uomo del caso, un "forse" tutto da sbrogliare ma gratificante, era capace di dar senso, mettiamo, a un odore fugace di benzina, al tronco grigio di un platano di città, e fissare per sempre in quel luogo fortuito di incontro un sentimento intenso di letizia, un'attesa; mentre niente, niente di Mario possedeva più lo stesso movimento terremotizio, e ogni gesto aveva solo il potere di essere collocato sempre al posto giusto, nella stessa rete sicura, senza scarti, senza dismisure. Se fossi partita da lì, da quelle mie emozioni segrete, forse avrei capito meglio perché lui se ne era andato e perché io, che al disordine occasionale del sangue avevo sempre opposto la stabilità del nostro ordine di affetti, ora provavo così violentemente il rammarico della perdita, un dolore intollerabile, l'ansia di precipitare fuori dalla tessitura di certezze e dover reimparare la vita senza la sicurezza di saperlo fare.”

“… there was a great uproar because a young man had just been murdered at the entrance to the library. That made me think that this story would continue forever, recounting now the efforts of children without privileges to improve themselves by getting books from the old shelves, as Lila and I had done as girls, and now the thread of seductive chatter, promises, deceptions, of blood that prevents any true improvement in my city or in the world.”

“Capii che ero arrivata lì piena di superbia e mi resi conto che—in buona fede certo, con affetto—avevo fatto tutto quel viaggio soprattutto per mostrarle ciò che lei aveva perso e ciò che io avevo vinto. Ma lei se ne era accorta fin dal momento in cui le ero comparsa davanti e ora, rischiando attriti coi compagni di lavoro e multe, stava reagendo spiegandomi di fatto che non avevo vinto niente, che al mondo non c'era alcunché da vincere, che la sua vita era piena di avventure diverse e scriteriate proprio quanto la mia, e che il tempo semplicemente scivolava via senza alcun senso, ed era bello solo vedersi ogni tanto per sentire il suono folle del cervello dell'una echeggiare dentro il suono folle del cervello dell'altra.”

“Dois anos antes de sair de casa, meu pai disse à minha mãe que eu era muito feia. A frase foi pronunciada à meia-voz, no apartamento que meus pais, recém-casados, compraram no Rione Alto, no topo da Via San Giacomo dei Capri. Tudo - os espaços de Nápoles, a luz azul de um fevereiro gélido - ficou parado. Eu, por outro lado, escapei para longe e continuo a escapar também agora, dentro destas linhas que querem me dar uma história, enquanto, na verdade, não sou nada, nada de meu, nada que tenha de fato começado ou se concretizado: só um emaranhado que ninguém, nem mesmo quem neste momento escreve, sabe se contém o fio certo de uma história ou se é apenas uma dor embaralhada, sem redenção.”

“Tu stai bene?" "Io sì". "Ѐ vero che non mi ami più?" "Sì". "Perché? Perché ti ho mentito? Perché ti ho lasciata? Perché ti ho offesa?". "No. Proprio quando mi sono sentita ingannata, abbandonata, umiliata, ti ho amato moltissimo, ti ho desiderato più che in qualsiasi altro momento della nostra vita insieme". "E allora?". "Non ti amo più perché, per giustificarti, hai detto che eri caduto nel vuoto, nel vuoto di senso, e non era vero". "Lo era". "No. Ora so cos'è un vuoto di senso e cosa succede se riesci a tornare in superficie. Tu no, non lo sai. Tu al massimo hai lanciato uno sguardo di sotto, ti sei spaventato e hai turato la falla col corpo di Carla".”

“Posso chiederle una cosa?". "Dica". "Che studi ha fatto?". [...] "Nessuno". "A sentirla parlare - e gridare - non sembra". "Ѐcosì, ho smesso dopo la quinta elementare". "Perché?". "Non avevo le capacità". "Come l'ha capito?". "Ce le aveva Greco, io no". La Galiani scosse la testa in segno di dissenso, disse: "Se lei avesse studiato, sarebbe riuscita bene quanto Greco". "Come fa a dirlo?". "Ѐ il mio mestiere". "Voi professori insistete tanto sullo studio perché con quello vi guadagnate il pane, ma studiare non serve a niente, e nemmeno migliora, anzi rende ancora più malvagi". "Elena è diventata più malvagia?". "No, lei no". "Come mai?". Lila ficcò in testa al figlio il cappellino di lana: "Abbiamo fatto un patto da piccole: quella malvagia sono io".”

“Non ero capace di affidarmi a sentimenti veri. Non sapevo farmi trascinare oltre i limiti. Non possedevo quella potenza emotiva che aveva spinto Lila a fare di tutto per godersi quella giornata e quella nottata. Restavo indietro, in attesa. Lei invece si prendeva le cose, le voleva davvero, se ne appassionava, giocava al tutto o niente e non temeva il dispresso, lo scherno, gli sputi, le mazzate.”

“[…] e adesso mi divertiva farmi bella. Ma a volte, specialmente quando mi ero curata non soltanto per fare buona figura in generale, ma per un uomo, apprecchiarmi — era questo il vocabolo — m’era sembrato che avesse qualcosa di ridicolo. Tutto quell’affanno, tutto quel tempo a cammuffarmi quando avrei potuto fare altro. I colori che mi stanno, quelli che non mi stanno. I modelli che mi snelliscono, quelli che mi ingrossano. Il taglio che mi valorizza, quello che mi svaluta. Una lunga, costosa preparazione; un ridurmi a tavola imbandita per l’appetito sessuale del maschio, a vivanda ben cucinata perché gli venga l’acquolina in bocca. E poi, l’angoscia di non farcela. Di non sembrare bella. Di non essere riuscita a celare con destrezza la volgarità della carne, con i suoi umori e odori e deformità.”

“You still waste time with those things, Lenu? We are flying over a ball of fire. The part that has cooled floats on the lava. On that part we construct the buildings, the bridges, and the streets, and every so often the lava comes out of Vesuvius or causes an earthquake that destroys everything. There are microbes everywhere that make us sick and die. There are wars. There is a poverty that makes us all cruel. Every second something might happen that will cause you such suffering that you'll never have enough tears. And what are you doing? A theology course in which you struggle to understand what the Holy Spirit is? Forget it, it was the Devil who invented the world, not the Father, the Son, and the Holy Spirit. Do you want to see the string of pearls that Stefano gave me?”

“I think of writing now as a long, tiring, pleasant seduction. The stories that you tell, the words that you use and refine, the characters you try to give life to are merely tools with which you circle around the elusive, unnamed, shapeless thing that belongs to you alone, and which nevertheless is a sort of key to all the doors, the real reason that you spend so much of your life sitting at a table tapping away, filling pages.”