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Consumismo Quotes

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Consumismo Quotes

“Los hombres siempre han sido presa de las distracciones, que son el pecado original de la mente; sin embargo, hasta ahora nunca se había hecho ningún intento por organizar y explorar las distracciones, por hacer de ellas, debido a su importancia económica, el meollo y el centro vital de la vida humana, es decir, por idealizarlas y convertirlas en las más altas manifestaciones de la actividad mental.”

“Il bello è libero e davvero indipendente, non è una merce, non può essere consumato, non si fa pubblicità, non può essere posseduto, non provoca la noia e l’insoddisfazione che proviamo non appena compriamo qualcosa o ogni volta che scrolliamo la timeline dei social network e non troviamo niente che ci interessi. Ma in una società come la nostra, che ha paura della contemplazione e in cui tutto può avere un prezzo di mercato, come si fa anche solo a credere che esista una bellezza del genere?”

“Nelle società dove i beni, ormai trasformati in merci, sono sovrabbondanti, è conveniente che le cose siano fatte per deperire rapidamente e rapidamente essere rimpiazzate: queste sono le società che compensano la sovrabbondanza delle merci con altrettanta sovrabbondanza di rifiuti e si esprimono nel consumo compulsivo e coatto di oggetti e persone e nella loro rapida sostituzione, fino alla morbosità del monouso. Così, proseguendo nel ragionamento, si potrebbe osservare che, più in generale, qualità e quantità si manifestano in un rapporto inversamente proporzionale: la penuria di beni costringe alla massima attenzione nella loro produzione e nel loro uso, quanto la loro abbondanza ne legittima l'incuria e la trascuratezza, come oggi si può agevolmente notare nell'edilizia come nell'abbigliamento, nell'arte come nei sentimenti.”

“Pensem nos fenômenos que estão nos destruindo como nação: drogas, competição desmiolada, sexo recreativo, a pornografia da violência, jogatina e álcool — e a pior das pornografias: vidas dedicadas a comprar coisas, acumulação como uma filosofia. Todos esses são vícios de personalidades dependentes, e é isso que o nosso tipo de escola tem de inevitavelmente produzir.”

“Há uma questão filosófica mais profunda (…) que é a de saber se os seres humanos são apenas animais consumistas, cujo bem-estar se mede pela quantidade do que consomem, ou se são animais produtores cuja felicidade depende da sua capacidade de moldar a natureza e exercer as suas faculdades criativas. O neoliberalismo contemporâneo tem optado claramente pela primeira hipótese, mas existem outras tradições que defendem que os humanos são simultaneamente animais consumidores e produtores, e que a felicidade humana se encontra algures no equilíbrio entre essas duas características.”

“Si la participación en un partido político es lo último que se les ocurriría hacer a los miembros de mi generación, y el consumo políticamente correcto lo primero, es posible sacar dos conclusiones. En primer lugar, que una parte importante de mi generación no se identifica muy férreamente con el sistema democrático. En segundo lugar, que sí se identifica en cambio, y de una forma bastante estrecha, con el sistema capitalista. Mi generación no sólo consume con gusto, sino que además considera que el consumo es lo más importante que puede hacer.”

“Da tutto ciò che abbiamo letto e sentito dire, è chiaro che nell'ultimo stadio della "civiltà" gli uomini, per quello che riguarda la produzione dei beni, si erano cacciati in un circolo vizioso. Avevano raggiunto una meravigliosa capacità di produzione e, per darle uno sviluppo sempre maggiore, poco per volta avevano creato (o meglio avevano lasciato che si sviluppasse) un complicatissimo sistema di compravendita, che fu chiamato mercato mondiale. Questo mercato mondiale, una volta costituito, costrinse gli uomini a produrre un numero sempre crescente di beni, fossero necessari o no. E così, mentre non potevano esimersi, com'è ovvio, dalla fatica di produrre ciò che era realmente necessario, creavano senza interruzione tutta una serie di oggetti inutili o considerati artificiosamente necessari, i quali, sotto la ferrea legge del mercato mondiale di cui s'è detto, acquistavano la stessa importanza dei prodotti realmente necessari all'esistenza. In questo modo si lasciarono opprimere da un'immensa mole di lavoro, al solo scopo di salvaguardare quel loro squallido sistema. Poi proprio per questa ragione, dal momento che si erano imposti di barcollare sotto il peso orribile di una produzione inutile, diventò loro impossibile considerare il lavoro e i suoi frutti da qualunque altro punto di vista che non fosse l'incessante tentativo di impiegare la minore quantità di lavoro possibile per ogni tipo di prodotto, e allo stesso tempo di produrre quanti più oggetti fosse possibile. Tutto veniva sacrificato a quella che si chiamava “la riduzione dei costi di produzione”: la soddisfazione del lavoratore nel compiere il suo lavoro, non solo, ma addirittura il suo più elementare benessere, la salute, l'alimentazione, il vestiario, l'abitazione, il tempo libero, i divertimenti, l'educazione... la sua vita insomma, sulla bilancia non aveva neppure il peso di un granello di sabbia in confronto all'opprimente necessità di produrre a basso costo beni che in gran parte non valeva neanche la pena di produrre. Anzi, […] perfino i ricchi e i potenti, i padroni di quei poveri diavoli si adattavano a vivere in mezzo a viste, rumori e odori, che la natura umana aborre e cerca di sfuggire, per far sì che le loro ricchezze contribuissero al mantenimento di quella immane pazzia. L'intera società era infatti caduta nelle fauci di questo mostro insaziabile, la “produzione a basso costo” e vi era stata spinta dal mercato mondiale.”

“Consumismo e nazionalismo fanno gli straordinari pur di farci immaginare che milioni di di estranei appartengano alla stessa comunità: una comunità fatta da noi, che dovremmo avere un passato comune, interessi comuni e un futuro comune. Non è una menzogna. È immaginazione. Come nei casi del denaro, delle società a responsabilità limitata e dei diritti umani, le nazioni e le tribù di consumatori sono realtà intersoggettive. Esse esistono unicamente nella nostra immaginazione collettiva, eppure il loro potere è immenso. Yuval Noah Harari, Sapiens. Da animali a Dei. Breve storia dell'umanità, Giunti Editore/Bompiani, Firenze/Milano, 2019; pag. 451”

“L'ansia del consumo è un'ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l'ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell'essere felice, nell'essere libero: perché questo è l'ordine che egli ha inconsciamente ricevuto, a cui «deve» obbedire, a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza.”

“Fin dalla prima volta, da quando sono stato morso, so parlare il Black Friday. O quantomeno lo capisco. Non lo parlo fluentemente, ma lo mastico. Ho dentro qualcosa di loro. Sento le persone, le taglie, il modello, la marca e il motivo. Anche se quelli non fanno altro che schiumare dalla bocca. Usando l’asta aggancio uno SleekPack della PoleFace® azzurro taglia M appeso a una rastrelliera in alto sulla parete. «Grazie», grugnisce l’uomo quando gli tiro in faccia il giaccone.”