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C Quotes

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“Come boy, and pour for me a cup Of old Falernian. Fill it up With wine, strong, sparkling, bright, and clear; Our host decrees no water here. Let dullards drink the Nymph's pale brew, The sluggish thin their blood with dew. For such pale stuff we have no use; For us the purple grape's rich juice. Begone, ye chilling water sprite; Here burning Bacchus rules tonight!”

“Come boy, and pour for me a cup Of old Falernian. Fill it up With wine, strong, sparkling, bright, and clear; Our host decrees no water here. Let dullards drink the Nymph's pale brew, The sluggish thin their blood with dew. For such pale stuff we have no use; For us the purple grape's rich juice. Begone, ye chilling water sprite; Here burning Bacchus rules tonight! Catullus, Selections From Catullus No poems can live long or please that are written by water-drinkers.”

“Come close, be my buddy, then after a while call me nigga - it won't affect our friendship one bit. But out of the blue if you walk up to me as a complete stranger and call me that, then you only deepen the wounds caused by white oppressors throughout human history.”

“Come credeva alla iettatura, era incrollabile nell’opinione che il colera fosse un malefizio, un espediente di governo inteso a sfollare le popolazioni, a incutere un salutare timore nei superstiti. Dinanzi allo zio duca, sapendolo dell’opinione contraria, più «progressista», cioè che la peste venisse per correnti atmosferiche, taceva prudentemente; ma con Fersa si sbottonava, derideva le quarantene e tutti gli altri amminnicoli fatti per darla a bere ai gonzi.”

“Come devono essere tristi, quei figli unici. Crescere in una casa piena di adulti, sempre in minoranza, sempre sconfitti, nemmeno un po' di quella stupidità sfrenata, niente scherzi da poter ripetere cento volte, nessuno con cui cantare, nessuno con cui litigare, nessuno con cui fare il principe, o lo schiavo [...] in seguito, quando i genitori cadono in disgrazia e diventano essere umani incasinati e banali e si trasformano pian piano da persone che si prendono cura di te in individui di cui ci si deve prendere cura, chi ci sarà ad affrontare con te quelle crescenti frustrazioni, a riflettere sulle migliaia di dettagli insignificanti di quella soap opera a lungo condivisa che non significa nulla per gli altri? E quando infine se ne saranno andati, chi si rivolgerà a te dicendoti: «Sì, mi ricordo il cavalluccio a dondolo rosso... sì, mi ricordo il letto immaginario sotto il biancospino»?”

“Come erano tranquilli e beati gli altri, tutti gli altri! – tornava a ripetersi, riabbassata la testa sul piatto –. Come erano bravi a godersi la vita! La sua pasta si vede era diversa, inguaribilmente diversa, da quella della gente normale che una volta mangiato e bevuto non bada che a digerire. Accanirsi a mangiare e a bere a lui non sarebbe servito, no. (...) sarebbe ricascato in pieno a ruminare sulle sue solite cose, le vecchie e le nuove. Le sentiva in agguato, già pronte a saltargli addosso come prima, come sempre: e tutte quante insieme.”

“Come evidenziato dalla letteratura femminista sull’etica della cura, termini quali dipendenza e vulnerabilità portano ancora lo stigma di connotazioni negative, rinforzando stereotipi culturali di autonomia e individualismo fino a svalutare l’idea stessa di cura. Forse invece è utile ripensare la categoria della dipendenza come una questione umana universale, riconoscendo come tutte e tutti siamo dipendenti nella nostra vita quotidiana da altre persone, da tecnologie, da oggetti, da ambienti materiali costruiti sulla base delle specificità dei nostri corpi e da mille relazioni di ogni tipo. Non si tratta affatto di negare le differenze dei corpi e delle menti, ma di accettare la natura universale della dipendenza e, di converso, attenuare l’insistenza sul mito dell’indipendenza e dell’autonomia come principi fondativi di qualsiasi strategia o politica per la disabilità.”

“Come, fly with me!" cried the goddess, as she sped ahead of them, her extremities flaming with a comet tail of sparks in the supernatural wind. Her bubbling voice again echoed, her laughter bounced in the crystalline void, and she flew onward, unto eternity.... "Stop!" cried Elasirr. "Come back with us to the true world, O Tilirreh!" At which the orange one laughed, throwing her head back, saying, "Oh, but don’t you know this is the one true world? It is but yours that is a pale specter, that is the dying place of dwindling truth?" "Then come back with us, lady," whispered Ranhé, "and restore the truth as it once was.”