Quotessence
Home / Topics / Dolore Quotes

Dolore Quotes

Browse 83 quotes about Dolore.

Dolore Quotes

“Non so dopo quanto accadde, ma a un certo punto sentii una sensazione fisica di immensa pace. Era come se qualcuno mi avesse preso in braccio, e io, abbandonata in quell'abbraccio, capii, seppi, senza ombra di dubbio, che ce l'avrei fatta, che la mia vita sarebbe stata sicuramente diversa, ma io e i bambini saremmo andati avanti, perchè non ero sola. Mi tremano le dita mentre lo scrivo, ma sono certa che su quel divano, nel momento più basso della mia vita, nella solitudine e nella disperazione, ho incontrato Dio. Forse si può pensare che questa sia la suggestione di una donna di fede, ma allora la mia fede era qualcosa di profondamente diverso da ciò che sarebbe diventata poi. Ero credente non per scelta ma perchè, per educazione, non avevo mai avuto alternative. Per tradizione, abitudine, per fare contenti i miei genitori. Qualche volta, confesso, mi costava anche fatica. Invece su quel divano è successo qualcosa che ha radicalmente cambiato tutto: Dio ha abbracciato me, e io lui. Non ho memoria di quanto durò, ma ogni cellula del mio corpo ricorda quella pace che ho ricercato, trovandola, ogni volta che la tempesta è tornata a scuotere la mia esistenza. Quando mi sono sentita di nuovo sola e smarrita, mi sono ricordata che Dio era venuto da me, e anche se non l'avesse fatto ancora, quello che importava è che l'aveva fatto quella volta. (...) Non ci conoscevamo personalmente, ma sapevano che vivevamo lì, avevano capito subito chi fosse quell'uomo. "Mia madre" disse la donna "ha urlato: vieni dobbiamo dire una preghiera per loro". Così avevano fatto. Sono convinta che quel giorno Dio sia venuto da me sul divano anche grazie a quella preghiera.”

“Resistere. Nessun singolo istante di quel dolore era insopportabile. Eccolo qua un secondo: lo aveva sopportato. Insopportabile era il pensiero di tutti gli istanti in fila, uno dietro l'altro, splendenti. E la proiezione della paura futura [...]. Ma niente di tutto questo è vero, ora. [...] Poteva accovacciarsi nello spazio tra due battiti del cuore e fare di ogni battito un muro e vivere là dentro. Non permettere alla sua testa di guardare sopra il muro. La cosa insopportabile è cosa ne penserebbe la sua testa. Cosa potrebbe raccontargli la sua testa se guardasse al di là del muro. Ma potrebbe scegliere di non ascoltarla.”

“Il pensiero che mi aveva quasi fatto svenire - che anche chi aveva ucciso Gigi non era solo un assassino - era diventato una certezza. Che diritto avevo io , allora, di relegare i responsabili della morte di mio marito a quell'unico ruolo, a quell'unico istante della loro esistenza? Quegli uomini erano stati anche altre cose, sicuramente buone. Il periodo orribile della loro vita in cui avevano immaginato, organizzato e poi realizzato l'omicidio di Gigi non poteva definirli per sempre. Mi sono resa conto che quello che stavo facendo con loro era l'esatto contrario di quello che loro avevano fatto con mio marito. Mentre loro avevano disumanizzato Gigi, con gli slogan, gli articoli, le scritte sui muri, riducendolo a un simbolo da abbattere, io staccavo le loro figure dall'album della storia, le mettevo nella vita, nel mondo, nelle relazioni con gli altri. Li rendevo, e vedevo, esseri umani.”

“Un modo per gestire una perdita era anche saper perdere. Molte volte non ce ne accorgiamo. Ci giriamo e rigiriamo nel letto. Perché la verità è che l'uomo non accetta di perdere mai. Non accetta di essere distante dalle cose. Non ama i binari. Come se il treno si reggesse da solo. Non ama lo spazio che divide. La distanza che c'è tra lui e le cose che non conosce, tra lui, le cose che conosce ma che non può possedere. L'uomo odia essere distante dal resto del mondo. Altrimenti non avrebbe accettato di fare un'escursione sulla luna. Per il semplice gusto di dire io ci sono arrivato" o "io ci sono andato vicino" Quel giorno sembrò durare una vita. Perché quando guardi in faccia tutto il dolore del mondo il tempo non basta, non passa.”

“«Perché non è un momento solo della vita a definire una persona», rispose Li Min. «Senza errori, senza sbagliare i calcoli, rimarremmo immobili. Non è una cosa vergognosa essere battuti da numeri superiori, non quando hai avuto almeno abbastanza coraggio da provarci. E una cicatrice o una ferita non devono farti disperare, perché sono il segnale che sei stata abbastanza forte da sopravvivere.»”

“Cristiano anni fa mi ha raccontato una storia sul nostro lago: sorgeva, in passato, al centro una città di nome Sabazia, era una città florida, il commercio era fiorente, l’agricoltura nelle terre limitrofe non vedeva siccità o pericoli, c’era abbondanza al mercato, lungo le vie, ma la sua gente era contrita, velenosa, acre, non c’era nessuno che possedesse qualità. Così la città e i suoi abitanti vennero puniti da Dio che decise di far piovere molta acqua sulle case, sulle mura, nei cortili, sui panni stesi ai fili e sulle aie dove venivano governati i maiali, sopra alle stalle dei cavalli, l’acqua scese e scese, tanto da portare una inondazione che coprì Sabazia. Solo una fanciulla si salvò perché un giovane misterioso le consigliò di correre via con lui. La ragazza chiese perdono a Dio e si rifugiò in una chiesa, lontana dal paese, lì dichiarò che sarebbe per sempre stata lodevole, santa. Guardo il lago, è tornato cupo ai miei occhi, immobile, non emette alcun suono, sembra moribondo, caduto in un sonno insalubre. [...] Mi è chiaro, solo ora con assoluta certezza, che al centro del lago non c’è alcuna città Sabazia, come non c’è un presepe sotto il molo, come non ci sono fantasmi al Castello Odescalchi o streghe che si aggirano tra le dune di sabbia quando il sole cala, questi paesi vivono di narrazioni posticce, hanno creato mitologia sui sassi e le pietre vulcaniche, con la loro leggenda volevano esorcizzare i bruti e gli svergognati, punirli, sciacquarne via i peccati, ma le storie non bastano, non raccontano tutte le verità, ed è evidente che non c’è stata conversione, non è esistita nessuna donna superstite, nessuna donna benedetta; esistono solo le donne di sangue, come me.”

“Iris ha gli occhi lucidi mentre mi elenca i motivi per cui mi vuole bene, ha compilato una lista – in basso a destra – dice che sono intelligente, affidabile, fedele e coraggiosa. Proprio l’ultima parola mi colpisce come sputo sulla fronte, rende il nostro legame nullo, le mie confessioni silenzi. Io non voglio essere nessuna di queste cose, non voglio aggettivi per me, non voglio lacrime, non voglio feste o cartelloni: le mie parentesi quadre sono vuote, non ho radici latine, sanscrite, francesi, non ho prefissi o suffissi, sono una definizione mancata.”

“Anche Giovanni, come Vincenzo, ultimamente odiava essere osservato. Non riusciva più a sostenere gli sguardi delle persone, se non per sfida. Ma quando si trattava di sguardi amorevoli, simpatici, allegri, Giovanni, incupito, si nascondeva chinando la testa o guardando altrove. Solo Vincenzo riusciva a mantenere un contatto visivo prolungato, una conversazione tra pupille. Ultimamente Giovanni sfidava o fissava solo il suo amico, oppure preferiva guardare le cose anziché le persone. Forse perché sfidando non si è mai vulnerabili, forse perché Vincenzo era suo fratello non di sangue, forse perché le cose, a differenza delle persone, non sono in grado di ferirti. I coltelli e le pistole non fanno male da soli, sono gli uomini che li hanno creati a usarli per ferire. Giovanni preferiva guardare le cose.”

“[…] non facevo niente di niente a parte tormentarmi, e sentire odio, e sentire tristezza, e alternare le due cose conservando dentro di me una sola speranza: forse l'indomani mi sarei svegliato e avrei scoperto che non era vero niente. L'unica soluzione era che fosse tutto un sogno, e quando l'ho compreso ho capito anche che è così il vero dolore: è quando non hai nessuna soluzione, a parte desiderare di tornare a prima di conoscerlo.”

“Non esiste un modo per evitare di pensare. Non esiste. Punto. Smettetela. Esiste soltanto un cuore che aspetta. Aspetta che qualcuno se ne accorga. Ma qui non se ne accorge mai nessuno di quanto dolore possa causare. Qui, tu ridi, e tutti pensano che tu stia bene. Ma dove è scritto? Dov'è scritto che la sofferenza debba avere per forza un lato, quello del pianto? Dove c'è scritto? Dov'è scritto che gli sconosciuti non possano abbracciarsi? Dov'è scritto che, se incontro qualcuno per strada che ha paura di respirare, non mi posso fermare ad abbracciarlo? Dov'è scritto che devo per forza parlarne? lo non ne voglio parlare. lo voglio soltanto che qualcuno mi si segga vicino e che sappia aspettare assieme a me. Aspettare che passi. Anche se non passa mai.”

“La morte di mio padre prima e quella di mia madre in seguito mi hanno lasciato solo con il mio dolore, i miei sensi di colpa, i miei ricordi, i miei errori e i miei fallimenti.”

“Scrivo questa lettera per dire alla donna che ti ha strappato da me, da noi, che non ce l'ho più con lei. Perchè penso che sia già stata puntia abbastanza. E perchè, sì, l'ho odiata, insultata, immaginato di farle male, ma poi ho capito che la sua unica colpa è stata quella di credere all'amore, proprio come ho fatto io. Due donne che adesso potranno decidere di ignorare ogni cosa, oppure no. Che potranno proseguire con le loro vite, fingere per sempre, provare a smettere di chiedersi perchè. Oppure tentare di cavare il bene dal male. Abbiamo due figli con lo stesso padre. Potremo scegliere cosa fare di questo. Se restare chiuse nel rancore, in un dolore solo nostro, o provare a condividerlo e scoprire che, magari, i due dolori si somigliano.”

“Voleva fuggire, buttarsi da sola sul letto a faccia in giù e assaporare il dolore cocente di quel momento, e poi seguire con il pensiero il diramarsi di ogni possibile conseguenza fino al punto esatto che precedeva la devastazione. Aveva bisogno di contemplare a occhi chiusi la ricchezza di quello che aveva perso, di quello che aveva ceduto, e di prefigurarsi il nuovo stato delle cose.”