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A Quotes

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“Avere ciò di cui si ha bisogno è la vera ricchezza, mentre la reale indigenza sta nel continuare ad accumulare senza mai smettere di desiderare. Una volta acquisiti il necessario e l'utile, tutto il resto serve solo a creare preoccupazioni, dispiaceri e qualche volta pentimenti. Mentre l'uomo si esaurisce in progetti e cerca di soddisfare sempre più il desiderio di accrescere i suoi beni, la vita scorre, il tempo di godere passa, e presto il vantaggio di possedere svanisce insieme alla gioia. Dunque persuadiamoci che in ogni cosa l'eccesso è sempre un vizio, scomodo anche, e spesso dannoso; le cose che brillano e le cose che sono meravigliose sono raramente utili. Abituiamoci a misurare i nostri desideri e i nostri acquisti sui nostri veri bisogni e ad allontanare da noi tutto ciò che sa di lusso e ostentazione.”

“Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare "qua e là da qualsiasi vento di dottrina*, appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.”

“Avery and Zib might have stayed where they were, watching the stranger dwindle in the distance. They might have chosen to run, to seek other ways of warming themselves, for they were both reasonably cautious children with no interest in breaking their parents' hearts. But they were cold, and they were wet, and the Up-and-Under had a way of wearing such caution away, a little bit at a time, replacing them with curiosity and the quiet conviction that sometimes, the right thing was to follow.”

“Aveva deciso di vedere il mare da vicino, alla luce della luna, e si tolse le scarpe per camminare sulla sabbia. Da quando il figlio era morto, non ci era quasi più andata. Continuava ad immaginarlo sull'altra riva, in attesa, come sono tutti i morti a cui il tempo non può più arrecare alcun danno né offesa. In realtà non sapeva dove fosse, se esistesse un luogo che lo stava ospitando o se non restasse più niente di lui, a parte forse le ossa che giacevano nel cimitero.”

“Aveva dell’amicizia, come del resto di parecchi altri sentimenti, un ideale che in questo caso non le sembrava - ma anche in altri casi non le era sembrato - che la presente amicizia esprimesse a pieno. Ma sovente rammentava a se stessa che esistono ragioni essenziali per cui gli ideali non riescono mai a concretizzarsi. Negl’ideali bisogna credere senza vederli; è questione di fede, non di esperienza. Tuttavia l’esperienza può fornircene imitazioni molto attendibili ed è saggio far loro buon viso. Il fatto è che in complesso Isabel non aveva mai incontrato un personaggio più simpatico e interessante di Madame Merle; non aveva mai conosciuto una persona che fosse priva come lei di quel difetto che forma l’ostacolo principale all’amicizia: quel riprodurre i lati più tediosi, stantii e troppo conosciuti del proprio carattere. La ragazza non aveva mai spalancato così le porte della sua confidenza; alla sua amabile ascoltatrice diceva cose che non aveva ancora mai detto ad alcuno. Talvolta si allarmava del suo candore: era come se avesse dato ad una persona quasi sconosciuta la chiave del suo cofanetto di gioielli. Queste gemme spirituali erano gli unici gioielli di qualche grandezza che Isabel possedeva, ragione di più per custodirli con ogni cura. Ma poi, sempre le tornava in mente che non ci si deve rammaricare per un generoso errore, e che se Madame Merle non aveva i pregi che essa le attribuiva, tanto peggio per Madame Merle. Non c’era dubbio che avesse grandi pregi: era attraente, simpatica, intelligente, colta. Più che questo (perché Isabel non aveva avuto la sfortuna di attraversare la vita senza incontrare numerose persone del suo sesso delle quali non si poteva onestamente dire di meno), era una donna rara, superiore, straordinaria. C’è tanta gente amabile nel mondo, e Madame Merle era lungi dall’avere un carattere volgarmente allegro, dal fare la spiritosa senza requie. Sapeva come si fa a pensare, dote rara nelle donne; e aveva pensato con molto costrutto. Naturalmente, sapeva anche come si fa a provare sentimenti: Isabel non avrebbe potuto passare una settimana con lei senza acquistarne la certezza. Questa era proprio la grande dote di Madame Merle, il suo dono più perfetto. La vita aveva lasciato il suo segno su di lei; ella ne aveva sentito tutta la forza, e faceva parte del godimento che dava la sua compagnia il fatto che, quando la ragazza parlava di ciò che si compiaceva di chiamare questioni serie, questa signora la comprendeva con facilità e subito. Le emozioni, questo è vero, oramai per lei appartenevano quasi alla storia; ella non faceva un segreto del fatto che la fonte della passione, per essere stata spillata con discreta violenza in un certo periodo, non scorreva più liberamente come un tempo. Per di più si proponeva, e insieme si aspettava, di diventare insensibile; ammetteva tranquillamente di essere stata un po’ pazza un giorno, ed ora ostentava di essere perfettamente savia.”

“Aveva parlato, per anni, di uccidersi. Nessuno gli credette mai. Quando veniva da me e da Leone mangiando ciliegie, e i tedeschi prendevano la Francia, già allora ne parlava. Non per la Francia, non per i tedeschi, non per la guerra che stava investendo l’Italia. Della guerra aveva paura, ma non abbastanza per uccidersi a motivo della guerra. Continuò tuttavia ad avere paura della guerra, anche dopo che la guerra era da tempo finita: come, del resto, tutti noi. Perché questo ci accadde, che appena finita la guerra ricominciammo subito ad aver paura di una nuova guerra, e a pensarci sempre. E lui temeva una nuova guerra più di tutti noi. E in lui la paura era più grande che in noi: era in lui, la paura, il vortice dell’imprevisto e dell’inconoscibile, che sembrava orrendo alla lucidità del suo pensiero; acque buie, vorticose e venefiche sulle rive spoglie della sua vita.”

“Aveva quell’indicibile fiducia in se stesso che senza dubbio era frutto di una scuola iperesclusiva. È un tipo di sicurezza che ti viene dall’avere le spalle coperte, dall’età di tredici anni, da un blazer identitario di antica fattura che consta di: un certa gamma di colori per le case, un orrendo soprannome, e un motto che riesci a cantare anche dopo cinque pinte. È quella sicurezza sfacciata che deriva dal far parte di un club che organizza dibattiti fin da quando hai tredici anni e che alla fine ti dà una spintarella per arrivare ai piani alti della politica; quel tipo di sicurezza che dai per scontata e che ti fa pensare di avere cose da dire.”