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Q Quotes

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“Quello che cerchi è il significato: una vita che abbia un signficato. C'è l'hap, il fato, la giocata che è tua e non è prefissata, ma cambiare il corso del fiume, o dare nuove carte, qualunque sia la metafora che prefirisci usare, richiederà un sacco di energie. Ci saranno volte in cui andrà così male che sopravviverai a malapena e volte in cui capirai che sopravvivere a malapena secondo i tuoi parametri è molto meglio che vivere una pomposa vita a metà secondo i parametri degli altri.”

“Quello che consideri destino si riferisce soltanto al passato. Il nostro futuro si può prevedere proprio perché, in quanto creature di questo mondo, siamo prevedibili. Pensa al gatto e al topo. [...] Quando un gatto vede un topo tende sempre a inseguirlo, a meno che, a sua volta, non sia inseguito da un animale più grande, come un cane. Noi siamo più o meno uguali. Il futuro è basato su quello che desideriamo, a meno che non ci sia qualcosa di più importante sul nostro cammino che ci fa deviare. [...] Ma il futuro in genere vede anche le cose che possono alterare il nostro cammino [...] Non è il destino, è semplicemente il futuro che osserva quello che desideriamo di più. Ognuno ha il potere di cambiare il proprio destino se ha abbastanza coraggio da lottare per quello che desidera più di ogni altra cosa.”

“Quello che intendo dire è che, se solo potessi raccogliere un po’ di quelle briciole dell’anima, forse potrei comporle in un mosaico completo e capirei finalmente qualcosa, il principio che mi mantiene unito, non credi? Sto parlando di cose che non hanno un nome, cose che nel corso della vita si accumulano sul fondo dell’anima, sedimenti e strati di terriccio. Se mi chiedessi di descriverteli, non saprei da che parte cominciare, non avrei la parole adatte.”

“Quello che Jared non sapeva, e che non volevo ammettere, era che io non avevo mai visto una lontra. Non dal vivo, almeno. Mi crogiolavo davanti ai documentari, con la voglia di portare mia sorella all'acquario, quando fosse nata. Le avrei indicato la vasca, sperando di ammirare le lontre che si tengono per mano, come avevo visto centinaia di volte in TV. E anche io l'avrei tenuta per mano, per non perderla, perché cosi fanno le lontre: non si perdono.”

“Quello che sto per dire è molto strano. Ma scrivere mi è NOIOSO. Si, tra la rossa nebbia, tra questi schifosi orrori senza precedenti, al fondo di questa insensibilità vi è la noia. Un turbinio di eventi e - immobilità. Ogni cosa sta crollando, sta andando al diavolo - e non c'è vita. Nella vita umana vi è sempre l'elemento della lotta volontaria; adesso essa quasi non esiste. Ve n'è così poca, nel centro degli eventi. E vi è il fetore della carogna.”

“Quello della vostra visione è un mondo di paura, un mondo nel quale la gente teme di uscire dopo il crepuscolo per paura non dei banditi, ma dei guardiani della legge, perché le grandi cacce ai delinquenti hanno sempre come conseguenza l’entrata in massa dei delinquenti nelle file dei guardiani della legge. Quello della vostra visione è un mondo di corruzione, ricatto e provocazione, un mondo di testimoni della corona e di falsi testimoni. Un mondo di spiate e di confessioni estorte. Di delazioni e di paura delle delazioni. E verrà inevitabilmente il giorno in cui nel vostro mondo si strapperanno i seni con le tenaglie alla persona sbagliata, in cui s’impiccherà o s’impalerà un innocente. E allora sarà ormai un mondo di criminali. Insomma, un mondo in cui uno strigo si sentirebbe come un pesce nell’acqua.»”

“Quello fu il primo di una lunga serie di pomeriggi caratterizzati dalla quiete profonda che soltanto l'infanzia può regalare. (...) La sensazione di essere al sicuro, come sottovetro, in un mondo protetto che niente e nessuno avrebbe potuto scalfire, e di essere al tempo stesso dei privilegiati perché non c'era la guerra, si poteva mangiare ogni giorno e si possedeva, come un tesoro, l'infinito regno delle parole.”

“Quelque huit millions de personnes sont ainsi soumises par une armée de trente mille cavaliers. Les historiens réfutent aujourd’hui les récits des contemporains sur les centaines de milliers de « païens sauvages », détruisant tout sur leur passage. La force principale des Mongols, leur « bombe atomique » est le cheval. Chaque cavalier se doit d’en posséder trois, un de rechange et un autre pour son bagage. Une armée, fût-elle de cent mille hommes (or, les chroniqueurs parlent de deux cent cinquante à trois cent mille), aurait besoin d’une quantité de chevaux telle qu’elle ne pourrait trouver à les nourrir que dans certaines régions bien délimitées de l’empire conquis. La première bataille opposant Russes et Tatars sur les bords de la Kalka s’achève, nous l’avons vu, par la victoire des envahisseurs. L’une des raisons en est le petit nombre des guerriers mongols (trente mille) qui donne l’illusion aux armées russo-polovtsiennes de la faiblesse ennemie. En conséquence, les princes n’ont pas besoin de s’unir ni de mener une action concertée. La faiblesse démographique des Mongols exclut, de la même façon, qu’ils occupent les territoires conquis.”

“Quem já não se perguntou: sou um monstro ou isto é ser uma pessoa? Quero antes afiançar que essa moça não se conhece senão através de ir vivendo à toa. Se tivesse a tolice de se perguntar “quem sou eu?” cairia estatelada e em cheio no chão. É que “quem sou eu?” provoca necessidade. E como satisfazer a necessidade? Quem se indaga é incompleto.”

“Quem quiser aprender o nobre jogo de xadrez a partir de livros logo irá se dar conta de que apenas as jogadas de abertura e as jogadas finais permitem uma representação exaustiva, enquanto a enorme variedade das jogadas que começam a partir da abertura acaba frustrando tal representação. Apenas um estudo aplicado de partidas em que mestres se enfrentaram pode preencher essa lacuna das instruções. Limitações semelhantes a essas parecem ocorrer com as regras que podemos estabelecer para o exercício do tratamento psicanalítico.”