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Q Quotes

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“Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l'invisibile cittadella della nostra libertà. Noi siamo abitati da libri e da amici.”

“Quel che conta, così si dice di loro, è che parlino con la voce del dio: Viola sa che non è vero. Le parole appartengono alle Sibille, sono sedimenti di tutto quel che hanno visto, le corazze lucenti dei cavalieri che non sempre li difendevano dalle spade e dalle lance, e di non certo non li hanno difesi dalla paura e dell'incertezza che torcono e piegano gli umani, le tuniche di lana o di sete o di stracci dei pellegrini, le mani nodose delle vecchie, gli occhi spaventati o sfrontati delle giovani.”

“Quel che io desidero non è tanto che il visitatore "incontri l'artigiano nel suo ambiente", quanto che egli possa rendersi conto di quale sia (o sia stato) il ruolo dei vari manufatti nella vita quotidiana, traendone idee che arricchiscano la sua vita. Altro scopo del museo (delle tradizioni popolari del Giappone) è quello di fornire degli spunti per le future produzioni.”

“Quel che le madri non sospettano è che quando i padri si alzano alle tre di notte per coccolare i figli non è per fare i gentili, né per lasciarle dormire. È solo per recuperare il senso. Respirare, stringere, stare a godersi quel che c’è. Sentirsi un po' più vicini a una cosa che in fondo non hanno mai avuto e mai avranno. Perché quello che le donne non dicono non è niente in confronto a quel che gli uomini non sanno.”

“Quel est donc "l'exemple" que ces sociétés de capitalisme libéral fournissent au reste du monde ? D'abord celui de la richesse et de la puissance technologique et militaire. Mais contrairement aux dogmes marxistes et même "libéraux", cela en tant que tel n'implique rien et n'entraîne rien quant à l'émergence d'un processus émancipatoire. Ces sociétés présentent au monde une image repoussoir, celle de sociétés où règne un vide total de significations. La seule valeur y est l'argent, la notoriété médiatique ou le pouvoir au sens le plus vulgaire et le plus dérisoire du terme. Les communautés y sont détruites, la solidarité est réduite à des dispositions administratives. C'est face à ce vide que les significations religieuses se maintiennent ou même regagnent en puissance.”

“Quell’aria da cane bastonato, la conservò sempre; sfogava tuttavia su di noi, e in particolare su mia madre, una sua volontà sarcastica, dispotica e testarda. Intratteneva con mia madre, che amava teneramente e dalla quale era teneramente amata, un rapporto burbero, sarcastico e niente affatto servile. – Meno male che lui è una signora, se no come farebbe a guadagnarsi la vita, lui che non è buona di far niente, – diceva a mia madre. – Lui chi? – Lui, lei, lei!”

“Quell'estate, secondo il nuovo computo degli anni che ci hanno insegnato i cristiani, era il 497 dopo la nascita di Cristo, ed era un'estate radiosa, splendente di sole. Artù era al vertice, Merlino si scaldava le ossa nel nostro giardino e le nostre tre figlie insistevano perché raccontasse loro sempre nuove storie, Ceinwyn era felice, Ginevra si godeva il suo elegante palazzo nuovo, con i portici e le colonne e il tempio nascosto. Lancillotto se ne stava tranquillo nel suo regno accanto al mare, i sassoni si combattevano tra loro invece di lottare contro di noi, e la Dumnonia era in pace. Eppure, quella del 497 fu anche, come ben ricordo, un'estate di vergogna e di dolore. Fu l'estate di Tristano e Isotta.”

“Quell'uomo regalava libri ad una donna. Non gioielli, né vestiti. Libri. Nessuno ne aveva mai regalato uno a lei, ad esclusione di Bess, mentre Ryan avrebbe gradito senza alcuna ombra di dubbio, così come adorava regalarli a sua volta. Offrire in dono un libro equivaleva ad impacchettare, oltre al volume, anche le ore, i pensieri, le riflessioni spese nei riguardi della persona che lo riceveva. E per quelli non esisteva un prezzo di copertina sufficiente.”

“Quella frase detta in maniera così esplicita, quasi sfacciata, fu come un fastidioso prurito in un punto della schiena dove non si riesce ad arrivare a grattarsi; Eleonora capì che era gelosia. Eppure lei sapeva bene che era un sentimento naturale, privo di malizia. Sapeva cosa voleva dire sentirsi legati a un drago; doveva essere preparata. Invece no. Li guardava, e aveva la netta sensazione che non dovesse star lì: era di troppo, un elemento di disturbo. Si chiese se mai Alessandro avesse provato una cosa simile durante il loro viaggio con Indaco. Non aveva mai dato peso a simili cose finché non si era trovata lei dall’altra parte: l’esclusa dalla dimensione che si apre tra un drago e il suo umano. Nonostante il disagio, non riusciva ad andarsene: era curiosa, o forse troppo sorpresa per riuscire a muovere un solo muscolo; guardava il volto del ragazzo rapito dalla dragonessa, il suo sguardo colmo d’adorazione, meraviglia e rispetto. Estasiato. Osservò le sue mani dipingersi di rosso, e provò ancora più imbarazzo nel sentirsi lì: lui apparteneva a quella creatura, adesso. Scosse la testa: non era il caso di fare certi pensieri. Cambiò rotta e cominciò a pensare che le cose sarebbero invece andate meglio: ora che anche lui aveva il suo drago, tutto sarebbe stato più semplice e si sarebbero capiti fino in fondo perché vivevano entrambi la stessa meravigliosa esperienza. “Se è tutto così bello, allora perché mi sento così malinconica e triste?” rifletté. “Non mi è venuto incontro, non mi ha chiesto nemmeno come sto. Se sapesse cosa stavo per fare... Alla fine non l’ho fatto, ed è stato quell’attimo di esitazione a rendermi vulnerabile. Ho rischiato di morire... Non gliene importa più?” Sentì un nodo alla gola.”

“Quella fresca domenica d’aprile in cui lei arrivò, Manfred mostrò alla sua futura moglie l’abitazione dei suoi genitori. - La bara della mia vita: suddivisa in bara-soggiorno, bara-sala da pranzo, bara-camera da letto e bara-cucina. - Perché? - chiese Rita. Per conto suo, era intimidita da quella strada fuori mano e signorile, da quella villa antica, da quelle stanze pesanti e buie. - Perché qui non è mai accaduto nulla di vivo, - disse lui. - A memoria mia, mai.”

“Quella macchia laggiù, che rosseggiava al tramonto e che questo crepuscolo fa buia, riempie a volte il mio animo di un'indicibile angoscia. Eppure sappiamo con certezza che il Male, qualunque sia la sua astuzia, la sua potenza, non prevarrà. Tutto è possibile a Dio. Una forza dolce, paterna, può intervenire negli avvenimenti decisivi, perfino il miracolo, cioè un intervento visibile di Dio. Noi cristiani e credenti se sappiamo che una persona è in pericolo di morte,siamo pronti ad intervenire, e se non sarà la terra a smuoversi, muoveremo il cielo. Ecco cosa significa credere in Dio. L'eternità e il suo mistero d'amore. Respingere con tutte le proprie forze l'idea del nulla. É terribile, apre abissi l'idea del nulla.”

“Quella notte, perduta tra tante e tante notti, la ragazza, di questo era certa, l'aveva trascorsa su quella nave e c'era quando ciò era successo, quando era esplosa la musica di Chopin sotto il cielo luminescente. Non c'era un alito di vento e la musica si era propagata per tutto il piroscafo buio, come un'ingiunzione del cielo, chi sa per che cosa, come un ordine divino dall'ignoto significato. E la ragazza si era alzata come per andare a uccidersi a sua volta, a buttarsi a sua volta in mare e poi aveva pianto, perché aveva pensato all'uomo di Cholen e tutto a un tratto non era più sicura di non averlo amato, solo che quell'amore non l'aveva visto perché si era perso nella storia come acqua nella sabbia e lei lo ritrovava soltanto ora, nell'istante della musica sul mare.”

“Quella prima notte, il giorno dell'arrivo di Sophie Mol, Velutha guardò la sua amante che si rivestiva. Quando fu pronta, Ammu si accovacciò di fronte a lui. Lo toccò leggermente con le dita e lasciò una traccia di pelledoca sulla pelle. Come un gesso morbido sulla lavagna. Come la brezza in una risaia. Come le scie dei jet in un cielo celeste da chiesa. Lui le prese il viso tra le mani e lo attirò verso il suo. Chiuse gli occhi e le annusò la pelle. Ammu rise. Sì, Margaret, pensò. Lo facciamo anche fra noi. Baciò gli occhi chiusi di Velutha e si alzò. Velutha, con la schiena appoggiata al mangostano, la guardò andar via. Aveva una rosa secca tra i capelli. Si girò per dirlo un'altra volta: "Naaley". Domani.”

“Quella sera niente gli sembrava chiaro. Coloro che declamavano parole dolci erano per forza i migliori consiglieri? Sì, la finestra era spalancata. Scostò le tende e guardò fuori. Nei suoi ventisette anni di vita, aveva elaborato una sorta di filosofia del comportamento. Era pronto a sbarazzarsene la prima volta che veniva messa alla prova? Sentì bussare alla porta. «Avanti» disse. Si voltò. Era Demelza, con una candela. Lei non parlò. La porta si chiuse alle sue spalle. Non si era cambiata e i suoi occhi erano grandi e luminosi. «Cosa c’è?» chiese lui. «Il vestito.» «E allora?» «Il corpetto si slaccia da dietro.» «E allora?» «Non riesco ad arrivare ai gancetti.» Lui la guardò accigliato per un momento. Lei si avvicinò lentamente, si voltò e appoggiò goffamente la candela sul tavolo. «Mi dispiace.» Lui cominciò a slacciarle il vestito. Lei sentì il suo respiro sul collo. Era rimasta un’unica cicatrice di tutte quelle che aveva visto mentre procedeva sulla via del ritorno dalla fiera di Redruth. Le sue mani toccarono la pelle fresca della sua schiena. All’improvviso scivolarono all’interno del vestito e le cinsero la vita. Lei piegò indietro la testa appoggiandola sulla spalla di lui, che la baciò finché la stanza non divenne buia davanti ai suoi occhi. Ma ora, nel momento in cui la vittoria era completa, lei sentì di dover confessare il suo inganno. Non poteva morire senza confessarsi. «Ho mentito» sussurrò, piangendo di nuovo. «Ho mentito sui gancetti. Oh, Ross, non prendermi se mi... odi. Ho mentito... ho mentito...» Lui non disse niente, perché ora niente aveva importanza, né le menzogne, né i poeti, né i principi, né le riserve della mente o del cuore. La lasciò andare e accese un’altra candela.”

“Quella volta, Joshua mi rivelò un segreto che poi, come un seme, sarebbe germogliato in me, nel tempo di molti anni e molti dolorosi pensieri. Disse che dovevo stare molto attento perché sebbene la vita scorresse apparentemente come un fiume, dai monti al mare, nello stesso tempo correva però anche in senso contrario, risalendo verso le sorgenti. Così, ragionare di prima e dopo è illusorio, o quanto meno riduttivo, perché, seppure in modo nascosto, il dopo sempre precede il prima mentre mansueto lo segue. È un unico movimento, disse.”

“Quelle chimère est-ce donc que l’homme ? Quelle nouveauté, quel monstre, quel chaos, quel sujet de contradiction, quel prodige ! Juge de toutes choses, imbécile ver de terre, dépositaire du vrai, cloaque d’incertitude et d’erreur: gloire et rebut de l’univers.” “What a chimera is man! what a confused chaos! what a subject of contradiction! a professed judge of all things, and yet a feeble worm of the earth! the great depository and guardian of truth, and yet a mere huddle of uncertainty! the glory and the scandal of the universe!” -excerpt from note 434”

“Quelli che lo circondavano, la sua famiglia, gli amici, accendevano in lui un sentimento di vergogna e di furore. Li aveva visti sulla strada, quelli e i loro simili, ricordava le macchine piene di ufficiali che scappavano con le loro belle valigie gialle e le loro donne truccate, i funzionari che abbandonavano le loro sedi, i politici che, presi dal panico, seminavano lungo la strada carte e documenti segreti, le ragazze che, dopo aver piagnucolato come dovuto nel giorno dell'armistizio, ora si consolavano con i tedeschi. "E dire che nessuno lo saprà, che ci sarà intorno a tutto questo un tale intrigo di menzogne che ne faranno un'altra pagina gloriosa della Storia di Francia. Si daranno da fare per snidare atti di abnegazione, di eroismo. Buon Dio! Con quello che ho visto io! Porte chiuse a cui si bussava invano per avere un bicchiere d'acqua, e quegli sfollati che saccheggiavano le case; ovunque, dall'alto al basso, confusione, viltà, vanità, ignoranza! Ah! Siamo proprio un bel popolo!”