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P Quotes

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“Poezia în esența ei nu ţine de cuvinte. Esenţa poeziei nu trebuie mai întîi căutată în limbă... Limba pentru poezie nu este altceva decît un vehicul.Dar ea, poezia, se face simţită prin limbă, pentru că din toate părţile trupului vorbirea seamănă cel mai puţin cu rădăcina sa, cu trupul, după cum frunza seamănă cel mai puţin cu rădăcina copacului.”

“Poezjo! Jakie twoje imię? Tworząca? Cóż ty tworzysz? Siebie. Krzesiwem jesteś — ogniem — dymem — Żniwem się złocisz w samym siewie. Sypiesz się w ciemność gwiazdospadem, Więc biegnę w noc na gwiazdobranie. Nie ma ich. Tylko mi zostanie Świetlisty w oczach ślad — spadanie: Ty gwiazdą jesteś i jej śladem. O, czaro, która sama przez się Już winem jest i upojeniem, I pieśnią pijaną jednocześnie, A potem samą sobą we śnie, A potem —o tym śnie wspomnieniem, Podnoszę cię, kielichu tajny, Ogniu, gwiazd siewie urodzajny, Ty, któryś cel jest i przyczyna, Ty, pierwszość oraz ostateczność! I winem pijąc zdrowie wina, Tobą wysławiam twoją wieczność.”

“Poi... sei arrivata tu. Ho dovuto credere che tu mi amassi, che amassi veramente me, non i milioni di mio padre. Non c'era altro motivo per cui avresti voluto sposare un diavolo senza un penny e con i miei ipotetici precedenti. E io provavo pena per te. Oh, sì, non nego di averti sposata perché provavo pena per te. E poi... ho scoperto che eri la migliore, la più allegra e la più cara compagna che avessi mai avuto. Spiritosa, leale, dolce. Mi hai costretto a credere nuovamente nella vera amicizia e nel vero amore. Il mondo sembrava di nuovo bello perché c'eri tu, tesoro mio. Desideravo che continuasse così per sempre tra di noi. L'ho capito la notte in cui sono tornato a casa e ho visto per la prima volta la luce della mia casa che risplendeva sull'isola. E sapevo che tu eri lì ad aspettarmi. Dopo essere stato senza una casa per tutta la vita, era bello averne una. Tornare affamato a notte inoltrata e sapere che c'era un buon pasto e un fuoco accogliente - e che c'eri tu.”

“Poi si voltò verso di me, per farmi vedere com'era arrabbiata, e che quella rabbia era per me. Stava parlando tra sè, quindi quello che disse ad alta voce fu solo il frammento di una conversazione più lunga. “Eravate solo dei bambini, allora!” disse. “Cosa?” dissi io. “Eravate solo dei bambini, durante la guerra… come quelli che stanno giocando di sopra!” Annuii; era vero. All'epoca della guerra eravamo degli stupidi sbarbatelli, appena usciti dall'infanzia. “Ma lei non ha intenzione di scriverlo, questo, vero?” Non era una domanda; era un'accusa. “Io… io non so” dissi. “Be’, lo so io” fece lei “Fingerà che eravate degli uomini anziché dei bambini, e poi ne tireranno fuori un film interpretato da Frank Sinatra e John Wayne o da qualcun altro di quegli affascinanti vecchi sporcaccioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo tante altre. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ho mandato di sopra.” Allora capii. Era la guerra a farle così rabbia. Non voleva che i suoi bambini o i bambini di chiunque altro si facessero ammazzare in guerra. E pensava che le guerre fossero in parte incoraggiate dai libri e dai film. Così alzai la mano destra e le feci una promessa. “Mary” dissi “non credo che arriverò mai a finire questo libro. Ormai devo avere scritto cinquemila pagine, e le ho buttate via tutte. Se mai lo finirò, comunque, le do la mia parola d'onore: non ci sarà una parte né per Frank Sinatra né per John Wayne. Le dirò una cosa” feci “Lo intitolerò La crociata dei bambini”. Da quel momento diventammo amici.”

“Poi un giorno il cane non si presentò. Neville entrò in agitazione. Si era talmente abituato a quelle visite da trasformarle nel centro della sua routine quotidiana, che aveva riorganizzato intorno ai pasti dell'animale, tralasciando le indagini, accantonando tutto il resto, preso com'era dal desiderio di averlo in casa. Passò il pomeriggio a setacciare il vicinato con i nervi a fior di pelle, chiamandolo a squarciagola. Ma tutte le ricerche furono vane. Rientrò e consumò un pasto insipido. Il cane non si presentò per la cena e neanche per la colazione il mattino dopo. Neville riprese le ricerche, meno speranzoso. L'hanno catturato, quelle parole gli ossessionavano la mente, gli sporchi bastardi l'hanno catturato. Ma non riusciva a crederci fino in fondo. Si rifiutava di rassegnarsi all'idea. Il pomeriggio del terzo giorno si trovava nel garage quando all'esterno gli arrivò il tintinnio della ciotola di metallo. Trattenendo il fiato uscì alla luce del giorno. «Sei tornato!» gridò. Il cane scartò nervosamente allontanandosi dal piatto, con la bocca gocciolante d'acqua. Il cuore di Neville ebbe un sobbalzo. L'animale aveva gli occhi vitrei e ansimava con la lingua scura penzoloni. «No» disse, con voce rotta. «Oh, no.»”