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T Quotes

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“Turnus, brought low, raised his eyes and an outstretched right hand in humble entreaty, and said: "This is my own desert; I make no appeal. Enjoy the fortune which falls to you. And if a poor father's sorrow can affect you - and you yourself had in Anchises such a father as mine - I beg of you, take pity on Daunus in his old age, and restore me, or, if you so prefer it, my dead body despoiled of life, to my own people. You have conquered; and Ausinian men have seen me hold forth hands uplifted in defeat. Lavinia is yours to wed. Stretch not your hatred further.”

“Turtles hate heights. They don't even like being a few feet off the ground. It's the main reason they have resisted evolution for so long-fear of heights. Turtle thinking goes thus: Sure, first our scales turn into feathers and the next thing you know we're flying and chirping and perching on trees. We've seen it happen. Thanks, but we're staying right here in the mud where we belong. You're not going to see us flying full-tilt boogie into a sliding glass door.”

“Turtles have always been my sigil, I suppose. When I was a kid, growing up in Bayonne, NJ, I lived in a federal housing project, and we were not allowed to have a dog or cats. The only pets I could have were turtles. So, I had an entire toy castle filled with dime-store turtles. I gave them all names, and since they were living in a toy castle, I decided they were all knights and kingsand I made up stories about how they killed each other and betrayed each other and fought for the kingdom. So, Game of Thrones, actually began with turtles. I decided later to recast it with actual human beings.”

“Turtles remind us that the way to heaven is through the earth. In Mother Earth is all that we need. She will care for us, protect us, and nurture us, as long as we do the same for her. For that to happen, we must slow down and heighten our sensibilities. We must see the connection to all things. Just as the turtle cannot separate itself from its shell, neither can we separate ourselves from what we do to the Earth.”

“TUS ACTOS SON TUS MONUMENTOS. Este precepto significa que se nos debería recordar por las cosas que hacemos. Las cosas que hacemos son las cosas más importantes de todas. Son más importantes que lo que decimos o que nuestro aspecto. Las cosas que hacemos duran más que nuestras vidas. Las cosas que hacemos son como los monumentos que la gente construye para honrar a los héroes cuando ya han muerto. Son como las pirámides que construyeron los egipcios para honrar a los faraones. Pero en lugar de estar hechas de piedra, las cosass que hacemos están hechas de los recuerdos que la gente tiene de ti. Por eso tus actos son como tus monumentos. Están construidos con recuerdos y no con piedra.”

“Tussen opa's laatste woorden en zijn eerste had hij maar één regel opengelaten. '...heb jij dat ook: om drie, vier uur 's nachts wakker worden en alle, alle zorgen van jezelf en iedereen op je borst voelen drukken. Of nee, bij mij begint het lager: in de maag. Knagend gevoel, wat is het, onbehagen over hoe 't met ons gaat, of angst over hoe 't met ons zal aflopen. De kleinste muizenissen opgeblazen tot wereldrampen.”

“Tuthmosis IV was, like his father Amenhotep II, a belligerent pharaoh and one of the first to wage war without provocation beyond Egypt's boundaries. As a result of his aggressive attacks slaves and foreign elements were common in Egypt. Consequently, there was more intermarriage during his reign than at other times. Egypt was visited by merchants and traders and was extremely prosperous and cosmopolitan during this period.”

“Tutta la vita è schiacciata dal peso delle parole! Il peso dei morti - Eccomi qua: potete credere sul serio che Enrico IV sia ancora vivo! Eppure, ecco, parlo e comando a voi vivi. Vi voglio così! - Vi sembra una burla anche questa, che seguitano a farla i morti la vita? - Sì, qua è una burla: ma uscite di qua, nel mondo vivo. Spunta il giorno. Il tempo è davanti a voi. Un'alba. Questo giorno che ci sta davanti - voi dite - lo faremo noi! - Sì? Voi? E salutatemi tutte le tradizioni! Salutatemi tutti i costumi! Mettetvi a parlare! Ripetete tutte le parole che si sono sempre dette! Credete di vivere? Rimasticate la vita dei morti!”

“Tutta Parigi era ai suoi piedi, coi mille pennacoli dei suoi edifici e l'orizzonte circolare delle sue molli colline, col fiume serpeggiante sotto i suoi ponti e il popolo, formicolante per le sue strade, con la nube dei suoi vapori, la catdna montuosa dei suoi tetti che rinserra Notre Dame tra le sue gambe accavallate. Ma di tutta quella città l'arcidiacono non guardava chs un punto: la piazza del Sagrato; di tutta quella folla, una figura: la zingara.”

“Tuttavia, nella impenetrabile solitudine della decrepitezza dispose di una tale chiaroveggenza per esaminare perfino i più insignificanti avvenimenti della famiglia, che per la prima volta vide con chiarezza le verità che le sue occupazioni di altri tempi le avevano impedito di vedere. Verso l'epoca nella quale preparavano l'entrata in seminario di José Arcadio, era già riuscita a fare una ricapitolazione infinitesimale della vita domestica a partire dalla fondazione di Macondo, e a cambiare radicalmente l'opinione che aveva sempre avuto dei suoi discendenti. Si rese conto che il colonnello Aureliano Buendía non aveva perso il suo affetto per la famiglia a causa della durezza della guerra, come lei credeva, ma che in realtà egli non aveva mai voluto bene a nessuno, nemmeno a sua moglie Remedios o alle innumerevoli donne di una notte che erano passate per la sua vita, e tanto meno ai suoi figli. Intuì che egli non aveva fatto tante guerre per idealismo, come tutti credevano, né aveva rinunciato per stanchezza alla vittoria imminente, come tutti credevano, ma che aveva vinto e perso per lo stesso motivo, per pura e peccaminosa superbia. Arrivò alla conclusione che quel figlio, per il quale lei avrebbe dato la vita, era semplicemente un uomo interdetto all'amore.”

“Tutte le città di mare hanno il molo. Ma cosa chiamano molo in questa città? È uno spazio in fondo alla piazzetta. [...] La piazza è quella del campanile più alto di questa terra. La piazzetta è lì di fianco, verso il mare, di fianco al palazzo Ducale. In fondo alla piazzetta ci sono due colonne alte, alte. [...] Sono la porta della città. Che è orientata. Mi son messo una mattina resto lì davanti e ho capito cosa significa essere orientati. Ma è chiaro. Quando ti nasce il sole in faccia in quel modo, ti orienti. [...] Da queste porte, due volte all'anno entravano e uscivano convogli di navi, merci, uomini, parole. La navigazione aveva un ciclo stagionale, come in agricoltura, in entrata e uscita. Da questa città fino a ogni altra città di questo mare. A Zara, Spalato, Ragusa, Dubrovnik, Durazzo, Brindisi, Rodi, Candia, Cipro, Atene, Famagosta, Costantinopoli, Tana, Trebisonda, Tashkent, Samarqand, Algeri, Malaga, Lisbona, Southampton, Bruges, Liegi, Anversa, Napoli, Cagliari, Marsiglia, Palermo! Perché il Mediterraneo non è soltanto mare, è acqua e terra, agua e tera, è una rete di città che si conoscono e si frequentano una con l'altra, bagnata dalla stessa marea che sei ore cala e sei ore cresce, non è lo scacchiere di qualcuno, è un mare-strada, finisce una navigazione, attacca una carovaniera, e le lega una con l'altra con una rete che non si interrompe mai qualsiasi cosa accada, come la marea che sei ore cala e sei ore cresce e arriva al molo di ognuna di queste città.”