Quotessence
Home / Topics / Guerra Quotes

Guerra Quotes

Browse 366 quotes about Guerra.

Guerra Quotes

“—La televisión, amigo Daniel, es el Anticristo y le digo yo que bastarán tres o cuatro generaciones para que la gente ya no sepa ni tirarse pedos por su cuenta y el ser humano vuelva a la caverna, a la barbarie medieval, y a estados de imbecilidad que ya superó la babosa allá por el pleistoceno. Este mundo no se morirá de una bomba atómica como dicen los diarios, se morirá de risa, de banalidad, haciendo un chiste de todo, y además un chiste malo.”

“Si me detuviera a recordar cómo te sientes cuando te agazapas bajo el fuego de las ametralladoras, sin nada que se interponga frente a las balas salvo tu casco y tus manos entrelazadas en la nuca; si me detuviera a recordar la cantidad de kilómetros que recorrimos penosamente sólo para ver cómo los chicos de delante pisaban una mina; si me detuviera a recordar cómo me agachaba en la oscuridad, sin saber si el silbido de la siguiente bomba llevaría mi nombre; si me detuviera a recordar los comentarios en voz baja de los muchachos de alrededor, que no sabían que yo había estado allí arriba, haciendo mi trabajo…, la verdad es que no conseguiría seguir adelante. Tengo que repetirme a mí mismo que volveré a estar contigo en un abrir y cerrar de ojos. No puedo hacer más.”

“No entanto era o Vimeiro que não lhe saía da cabeça… O fumo dos mosquetes em disparos contínuos, apenas atrasados pelo recarregamento da pólvora. Os gritos de homens cujos projécteis se lhes iam alojar no ombro. As balas de metralha a silvar-lhes sobre as cabeças. As barbas dos portugueses, já de si escurecidas, manchadas de sangue. Os olhos e as palavras atabalhoadas dos homens de farda castanha que, completamente despreparados para a violência, tinham tombado. E ele vencera – a facção dele, anglo-saxónica, vencera. Vencera e os outros tinham retirado do campo de batalha, deixando-os a mexericar nos bolsos dos soldados que estavam desfigurados, a tentar interceptar alguma missiva importante que algum transportasse ou, simplesmente, como é muito natural ao homem, a tentar distinguir o reluzir de ouro aqui ou ali. Algumas correntes e relógios de patentes mais elevadas fizeram o dia aos vitoriosos, que voltaram a montar valorosamente os seus corcéis e partiram do campo de Batalha, com o brande em mente e o sangue pregado ao linho das camisas. Quanto a ele, continuava a ver a areia do solo árido de verão a espumar ao contacto do sangue quente. Via olhos vítreos e ouvia últimos sopros. Um soldado francês tinha-se-lhe agarrado ao braço e murmurara, apenas, o nome da provável noiva antes de se deixar morrer. Melhor assim, ou um qualquer inglês lhe dispararia uma última bala entre os olhos, que era também o que era esperado de si. Agoniado com o massacre, de boca seca e perguntando-se como poderia Napoleão enviar homens para aquele triste fim… deu-se conta de outra questão. Que faria, efectivamente, a Inglaterra ali? Porquê prestarem-se àquele desconforto, àquela bestialidade, para cumprirem uma velha aliança? Não haveria uma segunda intenção em toda essa generosidade?”

“In questa era di decadenza del sistema democratico e - in termini diversi, di tutti i potentati, delle civiltà e delle culture oppressive dominanti - l'ondata ha ridato linfa e slancio a un emergere umano irrefrenabile, ma fino ad allora compresso oltre che puntualmente represso dai dominatori; ha riaperto scenari mondiali che dal 2001 erano rimasti prevalentemente attanagliati dalla morsa di guerra e terrorismo. A scapito di tali poteri e costringendoli a un'affannosa e sanguinaria rincorsa per reprimere, contenere e normalizzare, le società e i popoli del mondo arabo hanno preso l'iniziativa in una delle aree in cui a giudizio di molti questa era meno attesa. Gli esiti odierni, la sconfitta sanguinosa di questi processi e delle loro esperienze migliori in Egitto e in Siria, non devono ingannare, non devono spingere a guardare ad essi e all'insieme partendo dalla fine. Si tratta più che mai di partire dall'inizio, cioè dalle persone, dalle protagoniste e dai protagonisti, da ciò cui anelavano e che cercavano e da come hanno operato a tal fine. Allora si squadernano orizzonti ricchi di novità e di lezioni per tutti, certamente per chi vive e si impegna per l'autoemancipazione come noi e fa riferimento alla Comune umanista socialista. E si capisce meglio che la stessa ferocia controrivoluzionaria, che ha contraddistinto e unito come non si era mai visto in passato gli oppressori di tutto il mondo, a modo suo rappresenta un'espressione distorta e sanguinaria del valore potenziale di processi di emersione umana per loro particolarmente minacciosi e intollerabili.”

“Alcune caratteristiche dell'ondata rivoluzionaria - in primo luogo gli aspetti di sincronia e concatenazione tra i processi - hanno motivato e in parte giustificano il confronto con alcuni precedenti come il 1848, il 1968 o il 1989, che hanno coinvolto e scosso diverse aree regionali o continentali - e per certi versi sovra-continentali. Tuttavia una delle tesi principali di questa opera è che il valore della rivoluzione della gente comune cui abbiamo assistito - e, per quanto ci riguarda, intensamente vissuto - risieda come in tutte le rivoluzioni autentiche innanzitutto nell'aver messo al centro alcune fondamentali questioni umane e nel come e quanto esse abbiano iniziato a cercare e suggerire risposte all'insegna della vivibilità, in un'ottica possibilmente aggregante e complessivamente migliorativa per tutte e tutti. Questi processi sono preziosi per chi cerca la liberazione e l'autoemancipazione, mentre sono stati ritenuti pericolosi dagli oppressori di tutto il mondo per il principio di rivoluzione umana che hanno incarnato, soprattutto in Egitto e in Siria, in termini diversi nell'enigmatico quanto importante Yemen. In ciò si trovano delle differenze significative rispetto alle rivoluzioni del Novecento, in cui spesso sin dall'inizio sono prevalse le logiche politiche, politico-religiose e/o politico-militari. Questi processi presentano tratti nuovi e di grande valore in cui abbiamo rintracciato un filo conduttore che ce ne ha fatto formulare un'idea sintetica e un'analisi, nonché trarre insegnamenti utili alla ricerca di un bene comune in chiave universale. Al principio e al centro ci sono le persone e le personalità - non gli Stati e i partiti -, le donne e gli uomini coinvolti di tutte le età e generazioni, ciò che hanno sentito, pensato ed espresso operando ancora prima che facendo: le persone e le idee, di cui valutare il valore e le contraddizioni, i meriti e i deficit.”

“Qui è sepolta mezza Sarajevo. Le date di nascita cambiano, quelle di morte si ripetono. Era come un sacco nero, il destino. La morte fece un raccolto straordinario, in quei tre anni. La morte è solitudine e loro furono privati anche di quella privatezza, costretti a crepare a grappoli come insetti. Essere derubati della vita sembrava quasi accettabile, alla fine, ma il furto della morte è un'altra storia... finire alla rinfusa, mischiati come panni sporchi, come frutta marcia.”

“Mentre essi continuavano a scrivere e a parlare, noi vedevamo gli ospedali e i moribondi; mentre essi esaltavano la grandezza del servire lo Stato, noi sapevamo che il terrore della morte è più forte. Non per ciò diventammo ribelli, disertori, vigliacchi - espressioni tutte ch’essi maneggiavano con tanta facilità; - noi amavamo la patria quanto loro, e ad ogni attacco avanzavamo con coraggio; ma ormai sapevamo distinguere, avevamo ad un tratto imparato a guardare le cose in faccia. E vedevamo che del loro mondo non sopravviveva più nulla. Improvvisamente, spaventevolmente, ci sentimmo soli, e da soli dovevamo sbrigarcela.”

“Billy miró el reloj que había sobre la cocina. Tenía que matar el tiempo durante una hora antes de que llegara el platillo. Se fue a la salita balanceando la botella como si fuera una campana, se sentó en una butaca y encendió el televisor. Entonces, tras haberse aislado ligeramente del tiempo, vio la última película, primero al revés, de fin a principio, y luego otra vez en sentido normal. Era una película sobre la actuación de los bombarderos americanos durante la Segunda Guerra Mundial y sobre los valientes hombres que los tripulaban. Vista hacia atrás la historia era así: Aviones americanos llenos de agujeros, de hombres heridos y de cadáveres, despegaban de espaldas en un aeródromo de Inglaterra. Al sobrevolar Francia se encontraban con aviones alemanes de combate que volaban hacia atrás, aspirando balas y trozos de metralla de algunos aviones y dotaciones. Lo mismo se repitió con algunos aviones americanos destrozados en tierra, que alzaron el vuelo hacia atrás y se unieron a la formación. La formación volaba de espaldas hacia una ciudad alemana que era presa de las llamas. Cuando llegaron, los bombarderos abrieron sus escotillas y merced a un milagroso magnetismo redujeron el fuego, concentrándolo en unos cilindros de acero que aspiraron hasta hacerlos entrar en sus entrañas. Los containers fueron almacenados con todo cuidado en hileras. Pero allí abajo, los alemanes también tenían sus propios inventos milagrosos, consistentes en largos tubos de acero que utilizaron para succionar más balas y trozos de metralla de los aviones y de sus tripulantes. Pero todavía quedaban algunos heridos americanos, y algunos de los aviones estaban en mal estado. A pesar de ello, al sobrevolar Francia aparecieron nuevos aviones alemanes que solucionaron el conflicto. Y todo el mundo estuvo de nuevo sano y salvo. Cuando los bombarderos volvieron a sus bases, los cilindros de acero fueron sacados de sus estuches y devueltos en barcos a los Estados Unidos de América. Allí las fábricas funcionaban de día y de noche extrayendo el peligroso contenido de los recipientes. Lo conmovedor de la escena era que el trabajo lo realizaban, en su mayor parte, mujeres. Los minerales peligrosos eran enviados a especialistas que se encontraban en regiones lejanas. Su tarea consistía en enterrarlos y esconderlos bien para que así no volvieran a hacer daño a nadie. Los pilotos americanos mudaron sus uniformes para convertirse en muchachos que asistían a las escuelas superiores. Y Hitler se transformó en niño, según dedujo Billy Pilgrim. En la película no estaba. Porque Billy extrapolaba. Y se imaginó que todos se volvían niños, que toda la humanidad, sin excepción, conspiraba biológicamente para producir dos criaturas perfectas llamadas Adán y Eva.”

“Noi non partiamo dal presupposto di combattere e vincere una guerra, ma dal presupposto di autoemancipazione di tutta la specie. È un presupposto molto diverso che comporta - è vero su scala storica anche se è molto difficile declinarlo - che non ci siano più guerre, superare il concetto della guerra, che filosoficamente significa superare la dialettica come fatto fondamentalmente negativo, come fatto di affermazione seriale della deperibilità, come fatto del «non» che prevale costantemente - che significa, come atteggiamento diffusamente hegeliano, prevalenza assoluta della critica. La nostra impostazione tende ad essere apertamente in rottura con tutto ciò. Non è casuale neanche una differenza di linguaggio, di utilizzo delle parole molto grande rispetto al passato: è voluta, scelta, meditata. Significa partire dal concetto di unità, cercare di arrivare al concetto di armonia, cercare di riabilitare metodologicamente e complessivamente il concetto di specie. Questo non vuol dire negare quelle che chiameremo differenze, o opposizioni, o contrarietà, o anche contraddizioni o persino contrapposizioni. La questione è da dove si parte nell'affermazione, nella qualifica di questi termini di opposizione, di contrarietà, di contraddizione, di contrapposizione: da chi opprime la specie o dalla specie tutta? [...] Qui sta la questione decisiva, nel punto di partenza: dal punto di partenza si riconosce tutto, è un problema di codice genetico della nostra ricerca.”

“Una revolución comienza con una amplia difusión de ideas de libertad, igualdad, etc. Después viene el crecimiento de una oligarquía que está tan interesada en aferrarse a sus privilegios como lo está cualquier otra clase dominante. Tal oligarquía necesariamente será hostil a revoluciones en otros lugares, las cuales inevitablemente despiertan de nuevo las ideas de libertad e igualdad.”

“―«Máquina» es un término periodístico. Los términos inexactos como ese forman parte de la psicosis de la guerra. Las personas no son máquinas, aunque quieran serlo. Hay que empezar en alguna parte. ―Pero mientras tanto muchas personas inocentes van a sufrir. ―Lo sé, y eso es precisamente el quid de la cuestión. Podría decirse, y es cierto, que la guerra es como un bumerang y resulta imposible garantizar la seguridad de nadie a la larga.”

“Hay una estrecha afinidad entre la democracia y la ampliación y nivelación de la guerra. La Revolución, como todos los primeros conservadores señalaron, fue la que instituyó por primera vez en la historia el reclutamiento nacional, la famosa levée en masse. De repente la guerra perdió el carácter limitado que tuvo en la era prerrevolucionaria, con propósitos más o menos limitados -normalmente dinásticos o territoriales-, un orden fijo de batalla y una gran cantidad de ceremonial posfeudal. Con los ejércitos revolucionarios en marcha, la guerra se convirtió en la cruzad de la libertad, la igualdad y la fraternidad que inevitablemente trajo consigo los ejércitos cada vez más mayores y con propósitos siempre expansivos que se vieron en el siglo XIX. Taine observó que la democracia coloca una mochila de soldado en cada hombre al concederle la cédula electoral. Durante el siglo XX la guerra masiva del tipo que antes sólo había sido un presagio se convirtió en realidad con la Primera Guerra Mundial al encerrar a millones de hombres en un matadero militar, suplantando todo el antiguo arte de la guerra con ejércitos enormes, casi inmóviles, arrojándose sistemáticamente granadas el uno al otro, siendo el premio en una batalla poco más que el avance de unos cientos de yardas. Winston Churchill escribió: "La guerra, que solía ser cruel y grandiosa, se ha convertido ahora en algo sórdido y cruel." Todo, añadió Churchill, porque la ciencia y la democracia esconden un gran igualador. Fue en Inglaterra, entre las guerras mundiales, que el conservador mayor general Fuller dio extensión y envergadura histórica a las palabras de Churchill, mostrando en detalle la estrecha relación histórica entre la expansión de la base demográfica y política del Estado nacional, y la expansión del patrón total de guerra en Occidente: su masa en términos puramente humanos, el armamento cada vez más letal, y especialmente, la ampliación de los objetivos de guerra, de los simples objetivos territoriales y dinásticos a los ideológicos y morales. Como han señalado Fuller, Dawson, Churchill y otros conservadores, en la época feudal la guerra estaba limitada en casi todos sus aspectos: por su tecnología, el número de los implicados, su código de caballería, por contrato u obligación limitadas para prestar servicio y por las interdicciones de la iglesia. Al comienzo de la Segunda Guerra Mundial, en contraste, las sociedades democráticas de Occidente habían alcanzado objetivos ilimitados, términos de rendición incondicionales, armamento que podía matar por cientos de miles, y mayor muerte y devastación en un solo año que en todas las anteriores guerras juntas.”

“L'indifferenza è la peggiore delle malattie: peggio della peste e peggio dei nazisti. La peste si può debellare, i nazisti, che sono mortali, finiranno per crepare tutti quanti. Ma l'indifferenza non la puoi combattere, se non a prezzo di enormi sacrifici. L'indifferenza è la ragione stessa per cui non potremo mai dormire sonni tranquilli: perché un giorno perderemo tutto, e non perché siamo deboli e siamo stati schiacciati da qualcuno più forte di noi, ma perché ci siamo mostrati vigliacchi e non abbiamo fatto niente per impedirlo.”

“A Manuela dissonava ao abraçar os antagonismos longe da frente. Enamorava-se sem estorvos por um E Tudo o Vento Levou, com as senhoras apresadas nos estilhaços das escaramuças dos homens. Abalava-se com um Casablanca, em que a subordinação face a outro povo traz um fantasma nostálgico que lamuria o hino da França. Cantarolava, de olhos gotejados, todo o Música No Coração, onde a perfídia nazi desalojava o núcleo central do filme. Tudo isto açucaradamente envolto em histórias de amor intemporais (simplórias), traziam-lhe distensões aos lábios, aparições de dentes alvos, clap clap, prantos de comoção. Para a Manuela a guerra não era mestiere de tecnologia, estratégia, tanques, carnificina, estropiados, tripas e sangue. Para a Manuela, também a guerra era um assunto de mulheres – cartas, lágrimas, saudade. A guerra era o reflexo no semblante da enfermeira, sombrio, inconfessado, a nuvem nos seus olhos, as vigílias de cotovelos no parapeito a aguardar o regresso do soldado. Às vezes a tua mãe resultava-me bastante obtusa. Então fi-la implodir e, como consequência, quase me vi sem ela. Não me tinha dado conta de que a sua força fosse tão marcescível.”

“En época de paz la gente, para hacer conversación, hablan del tiempo. Que es algo, como decía Mark Twain, sobre lo que todo el mundo habla y nadie dice nada: «Que calor hace»; «que frío hace»; «parece que va a llover»; «parece que no va a llover». Y en tiempo de guerra hablan de la guerra: «Esto no dura un mes»; «esto va a durar tres años más»; «la victoria de los aliados es inevitable»; «la derrota de los aliados es inevitable». Todos hablan y nadie hace nada. Como de la lluvia o el calor.”

“MIRANDA: Yo no quiero que la sangre tiña la tierra. Es execrable y falso hacer el mal para proclamar el bien. Yo he visto llorar los inocentes en las prisiones. Los he visto subir temblando la horrible escalera de la guillotina. Han encontrado el mal, en la busca del bien; la guerra, en la busca de la paz; el terror y la muerte, en la busca de la felicidad. Yo lo he visto una vez, y no lo quiero ver de nuevo. No quiero nada, al precio de la guerra y el mal. No quiero ver teñida de sangre la tierra de América. Yo quiero paz para todos y bien para todos.”

“A este lado del Jordán, en esta tierra que todo lo empapa, que todo lo traga; esta tierra que no guarda nada, que todo lo devuelve, que todo lo trasforma, que nada puede respetar; esta tierra que soporta ruedas, caballos, hombres; esta tierra encendida de voces, de pompas fúnebres, de cirios amarillos, gruesos, sudorosos; esta tierra ahogada de mujeres con horribles batas de seda brillante, obscena, barata, triste; esta tierra socavada de pólizas, de instancias, de suelas rotas, de calendarios con fiestas a fecha fija; esta tierra herida de bocas, de labios que hablan de Dios y que recitan la tabla de multiplicar; esta tierra llena de gentes que esperan el carnaval para ponerse unos bigotes postizos; esta tierra con fiestas de cumpleaños, con perros, con manzanas, con sueños, con lluvias, que traga muchachos y devuelve campanillas azules, piedras, espinos, agua, árboles; que no conoce a nadie, que no tiene amigos, que no odia, que no olvida, que no pide nada; esta tierra de hambre, de ríos, de gritos y de soledad; en esta tierra, el polvo, el tiempo...”