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S Quotes

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“Sé una cosa sobre las carreras bajo la lluvia. Sé que se trata de mantener el equilibrio. Sé que se trata de anticipar lo que va a ocurrir y tener paciencia, Sé que para tener éxito cuando llueve se requieren habilidades especiales en el manejo del coche, ¡Pero correr bajo la lluvia también tiene que ver con la mente! Con ser dueño del propio cuerpo. Con sentir que el coche no es más que una extensión del cuerpo. Sentir que la pista es una extensión del vehículo, y la lluvia una extensión de la pista y el cielo una extensión de la lluvia. Sentir que tú no eres tú; tú eres todo. Y todo eres tú.”

“Séb and I explored the beautiful neighborhood of l'Île Saint-Louis, eating savory crêpes made of buckwheat and filled with creamy goat cheese, crunchy arugula, and juicy tomatoes at one of the cafés, me doing my best to savor the textures. Lunch was followed by the famed Berthillon sorbets and ice creams, the latter of which we ate on the banks of the Seine, Séb drooling over the richness of the flavors. Considering they had over seventy parfums, we'd both found it hard to settle on one. Séb, the adventurer, took café au whisky with another scoop of tiramisu. I'd ended up taking abricot and framboise, always loving how apricot mixed with raspberries, and wanting something cool on this scorcher of a day.”

“Séneca traza una analogía con un luchador que se beneficia de enfrentarse a rivales duros y que se atrofia y pierde sus habilidades si los desafíos a los que se enfrenta son de poca monta. El luchador solo pone a prueba su habilidad cuando pelea con un verdadero adversario, y un combate difícil no es más que un entrenamiento para desarrollar sus capacidades. Las adversidades de la vida funcionan de un modo parecido; nos permiten desplegar nuestras virtudes y las curten para que mejoremos. Si lo vemos así, estaremos encantados de recibir la adversidad cuando se presente”

“Séraphine." The whisper in her dreams and Bridget whimpered and tried to bat it away. She needn't wake yet. It wasn't time to rise. She had hours still. A soft chuckle and the brush of something soft on her cheek. "I would never have guessed you were such a deep sleeper, my practical housekeeper." She had a terrible foreboding, an awful suspicion, even in her dreams, and she fought valiantly through the sluggish waves. Bridget opened her eyes, blinking, in the candlelight, to find azure eyes only inches from her own. They crinkled at the corners. "There you are.”

“Sì, andare dritto incontro al pericolo, cercarlo addirittura, entrarvi; ecco, questo significava liberarsi. E ciò non era né particolarmente difficile né "pericoloso", perché quello stesso pericolo minacciava e colpiva tutti indistintamente, per quanto ciò sembrasse contraddittorio e incredibile, sia quelli che ne fuggivano, sia quelli che lo affrontavano. Il rischio era lo stesso, ma coloro che non avevano paura del pericolo vivevano in modo più facile e più bello, perché lo avevano superato dentro di sé, ed era come se non lo vedessero e non lo sentissero, dato che erano tutt'uno con esso: erano liberi! Superare la paura ogni volta che si manifesta dentro di noi, è bello e buono e meritevole, ma in sostanza è un impegno sterile e una lotta senza prospettive, perché la paura è molto maggiore della forza che abbiamo in noi per opporci incessantemente a essa, e così succede sempre che quella forza ci tradisce e la paura rimane. Il pericolo maggiore, quello reale, non è nelle cose che ci minacciano nella realtà, ma nella paura che è in noi. Infatti, di cosa mai non abbiamo paura? Delle infezioni, delle nuove malattie e delle invenzioni letali di cui leggiamo sui giornali, delle misure di polizia, perfino di quelle che non ci riguardano e che non possono riguardarci, dei nostri pensieri notturni che hanno radici non nella realtà esterna ma nei nostri nervi scossi e nella ragione dormiente. Allora, occorre uccidere la paura alla radice, occorre distruggere l'attitudine umana ad avere paura, estirparla dall'uomo come si tolgono le tonsille malate e delicate. Quei pensieri erano così rapidi, eterogenei e per lui nuovi da farlo cadere in un leggero stato di incoscienza, lì sul bordo del suo terrazzino, e da causargli un nuovo timore di non avere paura, come se tutti quei pensieri sull'eliminazione del pericolo costituissero un nuovo pericolo per un uomo piccolo come lui. E gli causavano davvero un senso di peso che non era in grado di sostenere e sotto il quale si piegava tutto. E si piegava, e a tratti anche provava paura, ma non si fermava, non si arrendeva. Difatti, il pensiero che si afferma in un uomo e trova sostegno nel suo carattere, è ciò che rende un uomo piccolo o grande. La paura in lui diminuiva, mentre lui stesso cresceva.”

“Sì, certo. Di strette al cuore tu ne sai qualcosa. Forse sei addirittura un'esperta, a modo tuo. L'ho capito guardandoti. E anch'io, evidentemente, sono già riuscito a far soffrire il tuo cuore, a fargli provare qualche stretta. Ma fino a questo punto? Davvero? Come se tu avessi perso qualcosa di prezioso, di agognato, un attimo prima di averlo ottenuto? Almeno dimmi cos'era questo qualcosa di prezioso (perché mi renda conto di cosa può esserci in me).”

“Sì, ero stupida. I canali dei sensi si erano chiusi, non vi scorreva più il flusso della vita chissà da quando. Che errore era stato chiudere il significato della mia esistenza nei riti che Mario mi offriva con prudente trasporto coniugale. Che errore era stato affidare il senso di me alle sue gratificazioni, ai suoi entusiasmi, al percorso sempre più fruttuoso della sua vita. Che errore, soprattutto, era stato credere di non poter vivere senza di lui, quando da tempo non ero affatto certa che con lui fossi viva. Dov'era la sua pelle sotto le dita, per esempio, dove il calore della bocca. Se mi fossi interrogata a fondo - e avevo sempre evitato di farlo - avrei dovuto ammettere che il mio corpo, negli ultimi anni, era stato davvero ricettivo, davvero accogliente, solo in occasioni oscure, pure eventualità: il piacere di vedere e rivedere una conoscenza occasionale che mi aveva prestato attenzione, aveva lodato la mia intelligenza, il talento, mi aveva sfiorato una mano con ammirazione; un sussulto di gioia improvvisa per un incontro inatteso per strada, un compagno di lavoro di altri tempi; le schermaglie verbali, o i silenzi, con un amico di Mario che mi aveva fatto capire che avrebbe voluto essere soprattutto amico mio; il compiacimento per certe attenzioni di ambiguo segno che mi venivano rivolte in tante occasioni, forse sì forse no, più sì che no se solo avessi voluto, se avessi fatto un numero di telefono con una scusa giusta al momento giusto, accade non accade, il batticuore degli eventi dagli sbocchi imprevedibili. Forse di lì sarei dovuta partire, quando Mario mi aveva detto che voleva lasciarmi. Avrei dovuto muovere dal fatto che la figura accattivante di un uomo quasi estraneo, un uomo del caso, un "forse" tutto da sbrogliare ma gratificante, era capace di dar senso, mettiamo, a un odore fugace di benzina, al tronco grigio di un platano di città, e fissare per sempre in quel luogo fortuito di incontro un sentimento intenso di letizia, un'attesa; mentre niente, niente di Mario possedeva più lo stesso movimento terremotizio, e ogni gesto aveva solo il potere di essere collocato sempre al posto giusto, nella stessa rete sicura, senza scarti, senza dismisure. Se fossi partita da lì, da quelle mie emozioni segrete, forse avrei capito meglio perché lui se ne era andato e perché io, che al disordine occasionale del sangue avevo sempre opposto la stabilità del nostro ordine di affetti, ora provavo così violentemente il rammarico della perdita, un dolore intollerabile, l'ansia di precipitare fuori dalla tessitura di certezze e dover reimparare la vita senza la sicurezza di saperlo fare.”

“Sì, il mondo è grande, il mondo è immenso anche di giorno, quando la vallata di Višegrad vibra sotto la calura e quasi si sente il rumore del grano che matura, quando la kasaba, sparpagliata intorno al verde fiume, chiusa dalla linea regolare del ponte e dai neri monti, sembra esplodere nel suo biancore. Ma è di notte, solo di notte, che il cielo si anima e si infiamma rivelando l'immensità e la grande energia di quel mondo in cui l'essere umano si smarrisce e non sa più dove andare né cosa desiderare o fare. Solo allora si vive realmente, con serenità e a lungo; solo allora non ci sono più parole che impegnano per tutta la vita, promesse fatidiche o situazioni disperate la cui conclusione si avvicina inesorabile e lascia solo la morte o la vergogna come via d'uscita. Sì, non è come durante la vita diurna, quando non si può tornare sulla parola data, né sfuggire a quel che si è promesso. Di notte tutto è libero, infinito, anonimo e muto.”

“Sì, io... È possibile che la mia vita, proprio la mia, assomigli alla sua? Il lavoro, la famiglia, nessuna passione, nessun rischio da correre, nessuna nobile avventura da vivere, e, per finire, la morte? Non è possibile accettare in anticipo l’idea che tutto ciò basti a riempire la vita, la propria vita, preziosa e unica, e tuttavia… Inizio a credere che un’esistenza qualsiasi, grigia, piatta, possa estenuare l’uomo a tal punto che, invecchiato, egli aspiri al riposo. Al contrario, più la vita è stata appassionata e piena, più comprensibile sarebbe il grido del morente: ‘Come? Di già? Ma non son riuscito a far nulla! Non ho avuto tempo!... Non ho vissuto…’”.”

“Sì perché l'autorità dell'opinione di mille nelle scienze non val per una scintilla di ragione di un solo, sì perché le presenti osservazioni spogliano d'autorità i decreti de' passati scrittori, i quali se vedute l'avessero, avrebbono diversamente determinato. For in the sciences the authority of thousands of opinions is not worth as much as one tiny spark of reason in an individual man. Besides, the modern observations deprive all former writers of any authority, since if they had seen what we see, they would have judged as we judge.”

“Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c’è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c’è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l’esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo.”

“Sí, a veces la idea más delirante, la que parece más imposible, se le clava a uno en la cabeza con tal fuerza que acaba por juzgarla realizable... más aún, si esa idea va unida a un deseo fuerte y apasionado acaba uno por considerarla a veces como algo fatal, necesario, predestinado, como algo que es imposible que no sea, que no ocurra. Quizá haya en ello más: una cierta combinación de presentimientos, un cierto esfuerzo inhabitual de la voluntad, un autoenvenenamiento de la propia fantasía, o quizá otra cosa... no sé.”

“Sí, exagero. Siempre tengo ocurrencias exageradas. Soy así. Pero a diferencia de otros, siempre hago realidad mis ocurrencias exageradas. Créeme que no hay nada más hermoso que realizar ocurrencias exageradas. Yo desearía que mi vida no fuese más que una ocurrencia exagerada. Desearía que ahora no volviésemos al balneario, que siguiésemos hacia delante, hasta llegar al mar. Allí encontraría trabajo en alguna orquesta e iríamos de playa en playa.”

“Sí, por ejemplo, un narcotraficante vende drogas y con eso perjudica a muchos adictos, incluso puede llevarlos a la muerte; pero si con su dinero hace obras públicas para la comunidad eso es bueno, porque nadie más lo hace, y si lo piensas los adictos son los que buscan seguir en esa situación, ellos también podrían decir ya basta y negarse a comprar drogas para rehabilitarse, así que tal vez no lo delataría. Pero si fuera un secuestrador que mata, agrede y lastima sólo porque quiere ver su colección de autos crecer, lo delataría aunque estuviera evitando la sobrepoblación mundial.”