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Vita Quotes

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Vita Quotes

“Cambiare vita. Quante volte hai pronunciato questa frase, tu che stai leggendo. Di notte, accanto a un scino bagnato, di giorno, vicino a occhi che fingono di esserci e invece non ci sono. Non ci sono mai stati. Anche Alessio voleva farlo. Ventun anni e tutta una vita da cambiare. Da pensare e progettare. Tutta una vita da mettere in dubbio con gli occhi di chi non smette mai. Ingegneria meccanica e l'animo rock e la camicia per le occasioni importanti. Gli occhi noce che non puoi mai guardarci dentro come vorresti, il naso lungo abbastanza da respirare libertà, assecondare distanze, mantenerle. E uno spazietto tra i denti, come nel cuore. Che non sai mai cosa lasciar passare, cosa non lasciare uscire.”

“Non avevo voglia di aprirmi fino in fondo, gli avrei dovuto spiegare che di rassegnazione nelle mie parole non ce n’era, parlerei piú di accettazione, che significa prendere atto della realtà senza star lí a sprecare energie vitali. La distinzione è sottile, ma importante: la rassegnazione è una resa, l’accettazione è un punto di partenza. La prima ci obbliga a rinunciare a modificare le cose, a trasformare le situazioni, accettare invece ci dà la possibilità di spostare l’attenzione su altro, di restare vivi e ripartire, cercando di modellarci sul presente, di assecondare con i nostri movimenti gli attacchi della vita, come il judoka, che sa che contrastare aggredendo spesso porta solo a un dispendio di forze. Io, caro padre, accetto, non mi rassegno. Accetto di non poter cambiare alcuni aspetti di me e della mia vita, o di poterli cambiare solo grazie a enormi sacrifici. Accetto di non poter contrastare fino in fondo le mie paure, le fobie, le debolezze. Accetto quei muri grigi e la porticina laterale. Accetto di essere ipocondriaco. Non mi rassegno a dover morire, questo no, ma accetto di non poter fare nulla per contrastare questo. In fondo si tratta di accogliere l’idea che dalle cellule alle stelle tutto muore, e che un domani anche la mia fine servirà, grazie alle morti di ciascuno di noi la vita avrà lo spazio per rigenerarsi, ed evolvere. La caduta dell’albero permette alla luce di raggiungere nuovamente il terreno sottostante, cosí da far nascere un nuovo tronco. Gli atomi di cui sono composto, che forse un tempo sono appartenuti a un dinosauro, a un faraone, a Buddha, chissà, questi stessi atomi che provengono da una stella esplosa lontano, in altre galassie, dopo la mia morte rimarranno qui e torneranno in circolo, finiranno in milioni di altri organismi, senza mai fine. Si tratta forse di curvare quella che crediamo essere una linea retta fino ad avere un cerchio: non nascita, vita, morte, ma nascita, vita, morte, nascita, vita, morte, nascita, vita, morte… nascita. «La vita è solo un breve periodo di tempo in cui sei vivo». Lo disse quel genio di Philip Roth. Solo un breve periodo di tempo in cui siamo vivi. È una parentesi, in fondo, la nostra vita, e dico questo non perché voglia fare il pesante, il pessimista e il menagramo, no. Ho scherzato fino a ora e continuerò a farlo, tenterò di tenere a bada l’ansia con l’ironia e quella leggerezza che ad alcuni dà fastidio e altri non riconoscono. Ma non voglio parlare di me, desidero disquisire di vita, e di come la spendiamo. Perciò cito le parole di Roth e parlo di piccola parentesi, perché credo che il primario compito di ognuno sia rendere degna la propria esistenza, combattere con tutte le forze affinché sia tale, per non sentire di avere sprecato l’unica grande occasione che ci è stata data. Abbiamo il dovere di riempire questa parentesi di piú cose possibili, di piú cose meravigliose possibili. Dobbiamo approfittare del tempo, anzi approfittare del fatto che il tempo è poco, per lasciare un segno del nostro passaggio terreno. Lo diceva il giovane Seneca a soli venti anni: «La vita che ci è data è lunga a sufficienza per compiere grandissime imprese, purché sia spesa bene». Lo cantava anche Omero nell’Iliade: «Come stirpi di foglie, cosí le stirpi degli uomini; | le foglie, alcune ne getta il vento a terra, altre la selva | fiorente le nutre al tempo di primavera; | cosí le stirpi degli uomini: nasce una, l’altra dilegua». E chissà che un giorno non ci ritroveremo a volare liberi nell’aria per poi posarci sulla spalla di un nostro caro, come le farfalle monarca del Messico. «Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla», è una meravigliosa frase taoista. Ecco, questo paragrafo, questo piccolo pensiero, caro padre, è il mio atto di fede, il mio tentativo. Esisto, e un domani sarò esistito, come disse pure Margherita Hack. «Qualcuno si ricorderà di me. E se cosí non fosse, non importa».”

“La mia infanzia sono quei muri grigi, quella minuscola porta. Sono cresciuto con la convinzione che a me spettasse sempre e comunque un’entrata laterale, un sottopassaggio buio e maleodorante, che mi dovessi infilare di soppiatto in una porticina per scappare dal resto del mondo, che invece rincasava a testa alta dall’ingresso principale. Basta poco per indirizzare una vita. Anche solo una porta sbagliata. Una scelta sbagliata.”

“In realtà, riflettendoci, e tornando alle nostre vite terrene, tutti per fortuna siamo sempre presi da un progetto, in ogni momento della nostra vita abbiamo qualcosa da portare a termine, che sia un’opera per un artista, un cantiere per un ingegnere, una casa da ristrutturare per un operaio, una classe da accompagnare alla maturità per un insegnante, una causa importante da vincere per un avvocato, o un nipote da crescere per un nonno. A tutti la fine arriverà a scombussolare i piani, c’è poco da fare. Anzi, c’è molto da fare. Nel frattempo. «L’importante è che la morte mi colga vivo», diceva Marcello Marchesi. Già.”

“Siamo sinonimi ma non identici. I sinonimi si riconoscono a vicenda come vecchi colleghi, come un gruppo di amici che ha visto insieme il mondo. Si scambiano storie, si abbandonano ai ricordi sulle loro origini e dimenticano che anche se si assomigliano sono molto diversi, e nonostante condividano una serie di attributi, l'uno non potrà mai essere l'altro. Perché una notte tranquilla non è identica a una notte silenziosa, un uomo risoluto non è identico a uno fermo, e una luce brillante non è identica a una sfavillante; il modo in cui si inseriscono nella frase cambia tutto.”

“Nel fisico era cresciuto, dimagrito, le tempie ormai cominciavano a ingrigirsi, ma per il bambino di allora, o per l’uomo di oggi, tutte le cose che servono su questa terra non significavano nulla, così come non aveva ancora imparato a conciliare il corso immutabile dell’universo di cui lui stesso era parte (una parte molto effimera) con la nozione filosofica del tempo che passa: in pratica non sapeva bene cosa fosse il futuro. Assisteva agli eventi umani che scorrevano lenti intorno a lui senza mostrare passioni o coinvolgimento personale, le sue effettive difficoltà intellettive erano sempre venate da una malinconica tristezza, perché nonostante gli sforzi, non riusciva a capire, e di conseguenza a vivere, come i cari amici che conosceva: il suo cervello, preda di un meravigliato stupore, era scollegato dalle normali faccende terrene (con terribile vergogna della madre, e massimo divertimento della gente locale), sembrava vivere nell’invulnerabilità di un istante eterno, come in una bolla di sapone che non sarebbe mai scoppiata.”

“Tu ancora non puoi sapere dove approderai. Ma chi incomincia a cercare ciò che ama finirà sempre per amare ciò che trova. Ti metti in cammino verso Est e magari raggiungi l'Ovest. Non è importante adesso. L'importante è mettersi in cammino. Altrimenti non arriverai da nessuna parte. E passerai il resto della tua vita a disprezzarti per ciò che avresti potuto essere e non sei stato. La meta iniziale del viaggio rappresenta solo lo stimolo per partire”

“Fu davvero una grande cosa per me, perché il tennis è uno sport così solitario ed essere in grado di giocare per qualcun altro, per qualcos'altro, per qualcosa più grande di te ma comunque in relazione con te, è un grande senso di soddisfazione... e per me giocare per il mio Paese e, ancor più importante, giocare per realizzare ciò che mio padre aveva sperato e che non era riuscito a realizzare nella sua esperienza olimpica... sentivo che stavo giocando per qualcosa più grande di me e l'avere lui lì era parte di questo.”

“Di solito non ho la sensazione di esistere. Ho l'impressione che una folata di vento possa spazzarmi via, facendomi scomparire per sempre, senza lasciare di me neppure un frammento di unghia. In certi giorni il pensiero mi pare rassicurante, in certi altri mi raggela. La sensazione di inconsistenza deriva, suppongo, dal fatto che so così poco del mio passato, o se non altro questa è la conclusione a cui arrivati gli strizzacervelli all'ospedale.”

“La fatica e la pena", per ottenere i beni necessari alla vita, e il piacere di "incorporarli" sono così strettamente legati assieme nel ciclo biologico che la perfetta eliminazione della pena e dello sforzo del lavoro non solo spoglierebbe la vita biologica dei suoi piaceri più naturali, ma priverebbe la vita specificamente umana della sua stessa vivacità e vitalità. La condizione umane è tale che la pena e lo sforzo non sono semplici sintomi, che possono essere rimossi senza cambiare la vita stessa; sono piuttosto modi in cui la vita, insieme con la necessità cui è legata, si fa percepire. Per i mortali, la "facile vita degli dei" sarebbe una vita senza vitalità.”

“Quello che cerchi è il significato: una vita che abbia un signficato. C'è l'hap, il fato, la giocata che è tua e non è prefissata, ma cambiare il corso del fiume, o dare nuove carte, qualunque sia la metafora che prefirisci usare, richiederà un sacco di energie. Ci saranno volte in cui andrà così male che sopravviverai a malapena e volte in cui capirai che sopravvivere a malapena secondo i tuoi parametri è molto meglio che vivere una pomposa vita a metà secondo i parametri degli altri.”

“Volevo dire... se ci fosse qualcuno responsabile dell'andamento del mondo, Dio o qualcosa del genere, che al momento giusto dicesse 'Questo è troppo: è assolutamente inaccettabile', oppure 'Per quanto riguarda lui va bene così, può bastare', sarebbe molto bello. Ma qualcuno così non c'è. Peccato, se ci fosse saprebbe porre fine a molte cose. Invece nessuno lo fa. Dobbiamo pensarci noi. Per quante cose terribili possiamo vedere, non ci resta che pensare che tutto può accadere.”

“Se qualcuno avesse chiesto a Linus Baker se si sentiva solo, lui avrebbe risposto con una smorfia sorpresa. Il pensiero gli era del tutto estraneo, quasi scioccante. E sebbene anche la più piccola delle bugie gli facesse venire l'emicrania e il mal di stomaco, c'era comunque la possibilità che alla domanda avrebbe risposto di no. Ovviamente lo era. Era disperatamente solo. Forse una parte di lui sarebbe persino stata convinta di dire la verità. Ormai da tempo aveva accettato che certe persone, a prescindere da quanto fosse buono il loro cuore o di quanto amore avessero da offrire, erano destinate a rimanere sole. La vita aveva quello in serbo per loro. All'età di ventisette anni, Linus aveva capito di appartenere a quella categoria di persone. Oh, non che si fosse verificato chissà quale traumatico evento. Semplicemente si sentiva... meno luminoso degli altri. Come una lampadina a risparmio energetico in un mondo a mille watt. Nessuno l'avrebbe mai notato.”