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Vita Quotes

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Vita Quotes

“La vita è imperfetta, noi siamo essere imperfetti e fragili, la nostra speranza di controllare e indirizzare le cose, la spinta a ricercare una perfezione in noi e in ciò che ci circonda, è pura e stupida illusione. Dovremmo semplicemente accettare le fragilità, accettare l’idea che dall’imperfezione possa nascere qualcosa di piú evoluto, renderle omaggio, come fa quella tecnica giapponese, il Kintsugi, letteralmente «riparare con l’oro», che usa il prezioso metallo per tenere insieme i cocci rotti. Ogni ceramica riparata sarà originale e inimitabile, perché le crepe non potranno mai essere uguali (a proposito dell’entropia). Gli sbagli, le imperfezioni e le fragilità ci arricchiscono, ci rendono unici, piú interessanti. Di piú, ci proteggono. Se il codice genetico di ognuno si riproducesse senza errori (piccole falle nel sistema), i nostri figli sarebbero fotocopie perfette di noi stessi e, come tali, soggetti alle medesime malattie, con gli stessi punti deboli. Gli errori che commette il Dna (le cosiddette mutazioni) nel riprodursi sono la nostra salvezza, perché ci diversificano l’uno dall’altro, garantiscono la variabilità genetica, in base alla quale alcuni si fortificano e riescono a sopravvivere. Se fossimo tutti uguali, al contrario, basterebbe un niente a cancellarci dalla faccia della Terra. Se fossimo asessuati (come le piante, o anche alcuni insetti e crostacei), se non ci riproducessimo cioè attraverso il sesso, che rimescola il gene, saremmo molto piú vulnerabili perché omologati. Il sesso è una prevenzione naturale. Non ricordo dove l’ho sentita, ma mi piace assai.”

“Io penso che quando affidi i pensieri sulla tua esistenza, quando racconti le tue giornate da adolescente, con quel pizzico di arroganza verso il mondo o, da adulto, con quel cinismo che odia la leggerezza, la penna diventa femmina e il foglio diventa maschio! È cosi, nasce la bellezza dello scrivere: l'odore del sesso tra questi due oggetti che procreano anime, resta impresso come inchiostro e puoi odorarlo con la vista. Un eterno atto di passione, conservato in un cassetto, tangibile e ridicolo a volte , impalpabile e poetico altre, carta che avvolge fino a strozzare o delicata da strappare.”

“Cosa c'è, Giada? Qual è il problema? Sospiro. ‑ Non so come spiegare... Voglio partire, viaggiare, conoscere. C'è... C'è qualcosa che mi sfugge. Non trovo un senso alle cose. Tutto è confuso. La mia vita non ha senso, non ha scopo. Ogni cosa che faccio è guidata dal caso, spinta dall'istinto. Non so dove mi sta portando tutto ciò. Non so se sto guidando la mia vita... Ho paura di vivere una vita banale, insignificante, vuota. Lo guardo e ho gli occhi lucidi. Mi trema la voce. È la prima volta che lo dico a voce alta. Ema mi tira a sé e mi abbraccia. (...) ‑ È normale, Giada. Tutti... Tutti passiamo dei momenti così. L'importante è non lasciare che il senso della vita diventi più importante della vista stessa. Sei viva, Giada, sei viva. Non vedi che magia!”

“Non lo capiva nessuno che sono le parole che sono contrarie alla vita, ti nascono in testa, te le covi in gola, e poi in un attimo ci spargi sopra la voce e le uccidi per sempre. La lingua è un crematorio incosciente che vuole condividere e invece distrugge, come le dita-lame di Edward mani-di-forbice, che se accarezza taglia la faccia.”

“Chi non conosce gli scacchi è forse portato a vedere in questo gioco un'attività noiosa, adatta a eccentrici sfaccendati o a persone anziane: a gente che possegga, in ogni caso, una gran dose di pazienza e una notevole quantità di tempo da perdere. Tutto questo è vero solo in parte, poiché gli scacchi richiedono anche una non comune energia e la freschezza mentale di un fanciullo. E se a volte il giocatore viene raffigurato nelle sembianze di un vegliardo dalla fronte corrucciata, questa è solo la rappresentazione emblematica di un'attività in cui si bruciano i giorni, gli anni, l'esistenza stessa, in una sola inestinguibile fiamma. In cambio, paradossalmente, il giocatore di scacchi assapora l'arrestarsi del tempo in un'ansia di eterno presente.”

“Cosa sono venuta a fare? Che senso ha avuto venire dal passato? Adesso sembra tutto così insensato... L'unica cosa che ho ottenuto è far soffrire Miki ancora di più. Quando tornerò nel passato, la sofferenza di Miki non cambierà comunque, qualsiasi cosa faccia. Questo non si può cambiare. Prendi Kotake, ad esempio: è tornata nel passato, ma Fusagi non è guarito. E allo stesso modo Hirai non ha potuto impedire che la sorella morisse. Non c'è niente che possa fare per cambiare i quindici anni che Miki ha vissuto nella sofferenza". [...] "Grazie", disse Miki con il suo sorriso più grande e le dita a V, "grazie per avermi fatto nascere, grazie..." "Miki" "Mamma..." Finalmente ho capito. "Il presente non cambia". La condizione di Fusagi non era cambiata di una virgola, ma Kotake aveva imparato a godersi le conversazioni con lui. Hirai aveva perso la sorella, ma la foto che aveva mandato al caffè la mostrava felice e sorridente insieme ai genitori. Il presente non era cambiato, ma quelle due persone sì. Kotake e Hirai erano tornate nel presente con il cuore trasformato. Kei chiuse dolcemente gli occhi. "Ero così concentrata su ciò che non potevo cambiare da dimenticare la cosa più importante." (...) Capì che attorno a Miki c'erano state tutte queste persone amorevoli per quindici anni, senza desiderare altro che la sua felicità. (...) Kazu è ancora convinta che, se vuole, la gente troverà sempre la forza di superare tutte le difficoltà che si presenteranno. Serve solo cuore. L'importante è bere il caffè finchè è caldo.”

“Non sono i grandi piaceri quelli che contano di più nella vita. È il saper approfittare delle piccole cose. Io, Papà, ho scoperto il vero segreto della felicità, che consiste nel vivere l'adesso, nel non rimpiangere in continuazione il passato o nell'anticipare il futuro, ma nel trarre il massimo possibile proprio dall'istante che stiamo vivendo. È come lavorare la terra: puoi avere un tipo di coltura estensiva o intensiva; be', io preferisco avere un tipo di vita "intensiva". Voglio godermi ogni secondo e sapere per certo di goderlo esattamente nel momento in cui lo godo.”

“E' divorando la vita che si diventa fotografi, viaggiando fino a trovare il proprio villaggio, la famiglia d'adozione, quella di cui si ha voglia di raccontare la storia. Non esitate a investire sugli altri, unitevi al genere umano. Diventate traghettatori, create ponti da una riva all'altra. Non c'è bisogno di andare lontano. La bellezza di una storia non dipende dai chilometri percorsi, ma dall'intensità dello scambio, del vissuto e da come, con gli occhi lucidi, si comunica dall'intimo più profondo. Se ci si esprime col cuore, si parla al cuore degli altri. Non è inseguendo il mai visto che si trova il proprio posto nella fotografia. E' semplicemente offrendo un altro sguardo fotografico, sensibile, sincero. Profondo.”

“Uno scrittore non vive la vita come se questa gli cadesse addosso dal cielo, ma prevede e disegna ogni istante con metodo e precisione. Scoperchia e studia il mondo alla ricerca del congegno che lo fa funzionare, per poterlo sovvertire. Non gli interessa veramente chi sei e cosa fai, ma quanto materiale emozionale puoi fornirgli, quanta parte di te può trovare spazio, e in che modo, all'interno della sua opera.”

“La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro. La penna corre spinta dallo stesso piacere che ti fa correre le strade. Il capitolo che attacchi e non sai ancora quale storia racconterà è come l’angolo che volterai uscendo dal convento e non sai se ti metterà faccia a faccia con un drago, uno stuolo barbaresco, un’isola incantata, un nuovo amore.”

“Ci si mette a scrivere di lena, ma c’è un’ora in cui la penna non gratta che polveroso inchiostro, e non vi scorre più una goccia di vita, e la vita è tutta fuori, fuori dalla finestra, fuori di te, e ti sembra che mai più potrai rifugiarti nella pagina che scrivi, aprire un altro mondo, fare il salto. Forse è meglio così: forse quando scrivevi con gioia non era miracolo né grazia: era peccato, idolatria, superbia. Ne sono fuori, allora? No, scrivendo non mi sono cambiata in bene: ho solo consumato un po’d’ansiosa incosciente giovinezza. Che mi varranno queste pagine scontente? Il libro, il voto, non varrà più di quanto tu vali. Che si salvi l’anima scrivendo non è detto. Scrivi, scrivi, e già la tua anima è persa.”

“Immagino che siamo tutti come fiammelle di candele accese, scintillanti, tremule nell'oscurità e poi immagino l'ululato del vento, e nel silenzio della stanza sent dei passi che vengono a soffiare su di me e a ridurre la mia vita a un refolo di fumo grigio. Mi dissolverò nell'aria e nella notte. Ci spegneranno tutti, uno a uno, finchè non rimarrà altro che la loro luce, e solo quella vedranno. Dove sarò allora?”

“Io sono un mimo, Zarmo, mi assumo il rischio. Tutti noi rischiamo in prima persona, nei nostri numeri. I trapezisti, gli acrobati, i domatori rischiano la loro vita. Noi rischiamo di fallire: di non far ridere o sorprendere o divertire il nostro pubblico. Può venirci un infarto sulla scena, per la paura, ci possiamo dimenticare quello che dobbiamo fare. Ma la nostra emozione è la stessa di chi assiste allo spettacolo. Respiriamo tutti la stessa vita, nello stesso momento.”

“Domani, domani e domani, avanza a poco a poco, giorno dopo giorno, verso l’ultima sillaba del copione, e tutti i nostri ieri avranno illuminato a degli sciocchi la polverosa via della morte. Spegniti, spegniti, breve candela! La vita non è che un’ombra che cammina, un povero attore che si pavoneggia e si agita su un palcoscenico per il tempo a lui assegnato, e poi nulla più s’ode: è un racconto narrato da un idiota, pieno di rumori e strepiti che non significano nulla.”

“Non siamo nati solo per mangiare, né per guadagnare denaro, né per starcene senza far nulla, né per lasciare eredi, né tantomeno per invecchiare. Non siamo invece venuti al mondo perché dentro di noi brucia la fiamma di una passione? Non siamo qui, adesso, per amare i nostri cari e creare tanti bei ricordi, e portarli con noi fino a quando moriremo, senza rimpianti?”

“Alma si sentiva terribilmente sola, affidò questo suo sentimento a una lettera. "Non ce la faccio più. Non sono mai riuscita a incontrare qualcuno che mi amasse. La vita mi è insopportabile!" e scrisse di seguito tutti i motivi per cui l'esistenza le appariva vuota e ingiusta. Era così sola che, ultimata la lettera, non seppe a chi mandarla. Aprì l'elenco telefonico, scelse un nome e un indirizzo a caso e spedì. La lettera venne ricevuta da Franco. L'uomo lesse tutto e decise di inviarle una risposta. "Non ce la faccio più nemmeno io" e proseguiva elencando tutte le ragioni per cui riteneva che la vita gli avesse fatto un torto. Alma, attraverso quello scambio, scoprì un'intimità che mai aveva conosciuto, Franco una confidenza che gli era sembrata irrimediabilmente perduta. Quando Franco morì, ad Alma sembrò di essere ripiombata nella sua vita precedente. Capì presto che sbagliava, perchè l'amore ricevuto illuminava comunque le sue giornate, anche se ora la luce era meno forte. Nei momenti in cui si sentiva particolarmente sola, affidava i suoi pensieri a una lettera. Gliel'aveva consigliato un'amica conosciuta in ospedale. "Scrivigli lo stesso, riuscirai sempre a trovarlo nelle tue parole, è lì che continuerà a vivere". Non aveva bisogno di spedirle a un indirizzo a caso, ora poteva finalmente custodire il suo dolore nel posto giusto.”

“E' come se avessi il cuore anestetizzato. Non so più se tutto questo ha un senso!" "Abbiamo altrettanto bisogno di ragioni per vivere che di mezzi per vivere, diceva l'Abbè Pierre. Non deve dire che non ha importanza. Ne ha moltissima invece! I mali dell'anima non vanno presi alla leggera. Abitudinite acuta. I sintomi sono calo motivazionale, incupimento cronico, perdita di punti di riferimento, difficoltà a essere felici nonostante il benessere e l'abbondanza di beni materiali, disincanto, stanchezza... Senza essere depressi si può avvertire un senso di vuoto, una vera e propria malinconia, e si finisce per convivere con la sgradevole impressione di avere tutto per essere felici, eccetto la chiave per approfittarne. Non pensa che non ci sia niente di peggio di questa impressione di sprecare la vita per non aver avuto il coraggio di modellarla a immagine dei propri desideri? La capacità di essere felici si allena, si rafforza, giorno dopo giorno. Basta rieducare il nostro sguardo sulla vita e sugli eventi, Sa, Camille, la maggior parte degli eventi della nostra vita dipende da quel che succede qui dentro, nella testa. Lei non immagina fino a che punto il pensiero influenzi la realtà... E' un po' il fenomeno descritto da Platone nel mito della caverna: incatenati in una grotta, gli uomini si costruiscono una falsa immagine della realtà, perchè non conoscono che le ombre deformate delle cose proiettate sul muro da un fuoco alle loro spalle. I nostri pensieri mettono un filtro tra noi e la realtà e la trasformano in base a credenze, pregiudizi e opinioni".”

“Naturalmente la distinzione/congiunzione tra essere ed esistenza riguarda tutti gli esseri umani, e la potenziale priorità dell'essere concreto per vivere meglio concerne gli uomini non meno che le donne, seppure con diversi accenti. Nulla vieta a noi maschi - le lettrici e i lettori mi permetteranno questa riflessione di genere, in questo caso maschile - di poter riacquistare una giusta postura al riguardo. Nulla lo vieta se non la stessa terribile scelta millenaria di separazione, di oppressione nei confronti del genere femminile di cui siamo, anche inconsapevolmente protagonisti - e l'inconsapevolezza non è mai stata una scusa per un pensiero virtuoso. Allora, nessun senso di colpa: se proviamo a sentire, a pensare, a volere, a poter vivere diversamente la specie e quindi innanzitutto il genere femminile - per noi maschi significa capirne la positività, provare ad imparare da esso suscitandone gli insegnamenti e quindi, perché ne è un aspetto costitutivo, rispettandolo come genere primo -, se riusciremo in questo miglioreremo noi stessi, liberandoci da tare storiche acquisite, di cui non possiamo essere elettivamente responsabili in prima persona ma che tendiamo a riverberare e perpetuare. Conquistare una visione concreta della specie e dei generi, innanzitutto del genere femminile, vuol dire anche, e con crescente importanza, provare ad elaborare un'ontica e un'ontologia femminile (per ontica intendo il concreto dell'essere e per ontologia la potenzialità dell'essere). Elaborare un'ontica e un'ontologia del genere femminile significa andare alle radici di un'ontica e un'ontologia concretamente intese dell'umanità tutta, e concretamente vuol dire inseparabile dall'esistenza e dal vissuto, inseparabile dalle scelte che si operano, dai valori morali ed etici che si scelgono. E perciò stesso certamente è anche un problema filosofico, e non solo: è un problema di teoresi complessiva, un problema - e un bel problema - della vita.”

“Verde è il più piccolo. Ed è pieno di storie. Così tante storie che sarebbe difficile sceglierne una da raccontare. Così tante storie che per lui è difficile scegliere quella da vivere. Potrebbe essere un poeta, o uno scrittore e io allora ti racconterei delle sue poesie e delle sue parole. Potrebbe essere un ingegnere , o un in un esperto di statistica e adesso si alzerebbe per snocciolare a moria tutti i dati che ha raccolto sul mondo e le impressioni che ha. Potrebbe essere un viaggiatore, zaino in spalla, che si è da mesi in un paesino in Siberia e non sa più come, quando e se tornare. Potrebbe essere un ragazzo qualsiasi, come tutti in cerca di una strada e di un futuro. Come tutti impaurito da un mondo cosi grande da far perdere il fiato. Verde di fiato non ne ha. Ha sempre ammirato quelli che avevano davanti una strada sola, quelli convinti, quelli che da grande voglio fare il medico e inizio a studiare anatomia dal primo liceo. È tanto più difficile essere tante cose, essere tante storie. Così difficile che a volte si può decidere di non essere. Per non deludere nessuno, per non deludere il futuro, si può decidere di non far succedere esattamente niente. Questo è Verde. Seduto con le gambe a penzoloni sul ciglio della vita, quello che separa le scarpe da ginnastica, dalle scarpe del completo. Con una birra in mano e una ragazza a fianco che sa accarezzare i suoi dubbi, Verde guarda là in fondo i suoi tre amici che si sbattono, che crescono, cambiano, si sostituiscono a loro stessi ogni giorno ed è un processo affascinante, pericoloso e bello da guardare. Come il nuotare solitario di una balena. Splendida. Enorme. Spaventosa. Il suo incedere smuove l'oceano e tutti i pesci in qualche modo si adeguano. È. cosi bello osservarla da lì su, aspettando il momento giusto per tuffarsi, per perdere sé stessi nella corrente, insieme agli altri. I giorni però passano uguali e il momento non è mai quello giusto.”

“Forse la verità è che i sogni non s'infrangono, si sgretolano, e il più delle volte succede per distrazione, perché per qualche ragione ci si dimentica proprio di averli, dei sogni. Allo stesso modo, non c'è un momento in cui i sogni si avverano. Semplicemente si costruiscono, e col tempo ci si accorge che non sono affatto sogni, sono progetti concreti, tutto qui.”