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Vita Quotes

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Vita Quotes

“Mi ero sempre chiesta che cos’è l’amore, ma mai che cos’è la vita. Veniamo al mondo e siamo l’inno stesso della precarietà. Basta un virus appena un po’ arrogante, un colpo leggero sulla nuca per farci scivolare subito dall’altra parte. Siamo un inno alla precarietà e un invito al male, a compierlo vicendevolmente gli uni sugli altri. Un invito che abbiamo accolto dal primo giorno in cui il mondo è stato creato. L’abbiamo accolto per obbedienza, per passione, per pigrizia, per distrazione. Ti uccido per vivere. Ti uccido per possedere. Ti uccido per liberarmi di te. Ti uccido perché amo il potere. Ti uccido perché non vali niente. Ti uccido perché voglio vendicarmi. Ti uccido perché uccidere mi dà piacere. Ti uccido perché mi dai fastidio. Ti uccido perché mi ricordi che anch’io posso essere ucciso. Ogni cosa nel mondo ha il suo opposto. Il nord e il sud. L’alto e il basso. Il freddo e il caldo. Il maschio e la femmina. La luce e il buio. Il bene e il male. Ma allora, se davvero è così, perché è possibile dire: «Ti uccido» e non è possibile dire: «Ti restituisco la vita?». La vita è nata prima dell’uomo e nessun uomo è in grado, con la sua sola volontà, di creare la vita. «Muori!» possiamo gridare, ma non «Vivi!». Perché? Cosa si nasconde dietro questo mistero?”

“Sartre è ideologicamente un creatore, io no; costretto da questo a delle scelte politiche, lui ne ha approfondito le cause piú di quanto a me non interessasse farlo: avrei tradito la mia libertà se avessi rifiutato di riconoscere questa sua superiorità; mi sarei ostinata nell’atteggiamento di sfida e di malafede frutto della lotta dei sessi, che è proprio il contrario dell’onestà intellettuale. Ho salvaguardato la mia indipendenza perché non ho mai scaricato su Sartre le mie responsabilità; non ho aderito a nessuna idea, non ho preso nessuna risoluzione senza averla prima criticata e fatta mia.”

“Mentre si infilava la giacca, lei stava mettendo i piatti nella lavastoviglie, un gesto banale quanto consueto e Andrea pensò a tutti i gesti insignificanti che accompagnano la vita, riti ripetitivi dei quali non ci rendiamo conto proprio perché li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e per questo li diamo per scontati. Troppo spesso ci rendiamo dell'importanza delle cose quando non ci sono più come gli era capitato con suo padre quando la morte se lo era portato via troppo presto. Sistemare la casa era un'azione comune da parte della moglie alla quale lui non dava il giusto peso mentre doveva essere felice di avere Patrizia accanto, nella gioia e nel dolore, forse banalità ma che, in ogni caso, non a tutti era concessa.”

“Ci sono corpi destinati ad incastrarsi. Non importa come, dove, perché. Non si spiega. Puoi far finta di niente, dire che non è vero. Ma sai di mentire. Sono corpi che si chiamano anche in mezzo ad un salone pieno di gente. Tu parli, conversi concentrata, ma senti le viscere pulsare. La chimica ti attira come una calamita. Il desiderio. E quando ci si incontra. Si sa già tutto I'uno dell'altro. L'odore, il sapore, dove è sensibile, dove vuole farsi toccare. Come baciarlo, quanto stringerlo. Due libri aperti che si sfogliano, per arrivare allo stesso finale.”

“Non sono molto a modo. Non mi ci sono sentita elegante nemmeno il giorno del mio matrimonio; per ballare raccoglievo il mio abito da sposa, tra le braccia come un enorme lenzuolo che sta per essere messo in lavatrice. La verità, è che considero molto più aggraziato il rossore che esplode sul volto di una donna dai vestiti goffi, dopo un complimento. O quello simpatico, sulle gote di un vecchio lavoratore, al suo terzo bicchierozzo di vino, piuttosto di un fine tacco a spillo o una stilosa cravatta poggiata sul pancione di chi, il vino, finge di gustarlo. Il vino, si gusta davvero solo se si è sporchi! Sporchi di lavoro, di campagna, di matrimonio, di pic-nic con bambini, di risate tra amici, di sagra di paese, sporchi di pensieri e desideri, che tinti di rosso diventano perversioni e proibizioni. Sporchi di verità e semplicità, che l'alcool brucia solo a chi, queste, non le sa ingoiare o affrontare.”

“Anche amare è bene: poiché l’amore è difficile. Volersi bene, da uomo a uomo: è forse questo il nostro compito più arduo, l’estremo, l’ultima prova e verifica, il lavoro che ogni altro lavoro non fa che preparare. Per questo i giovani, che sono principianti in tutto, ancora non sanno l’amore; lo devono imparare. Con tutto l’essere, con tutte le energie, raccolte intorno al loro cuore solitario, ansioso, dal battito anelante, devono imparare ad amare. Ma il tempo dell’apprendistato è sempre un tempo lungo, chiuso al mondo, e così amare è a lungo, e fin nel pieno della vita, solitudine, intenso e approfondito isolamento per colui che ama. Amare non significa fin dall’inizio essere tutt’uno, donarsi e unirsi a un altro (poiché cosa sarebbe mai unire l’indistinto, il non finito, ancora senza ordine?); è una sublime occasione per il singolo di maturare, di diventare in sé qualcosa, di diventare mondo, diventare mondo per sé per amore di un altro, è una grande, immodesta pretesa a lui rivolta, qualcosa che lo presceglie e lo chiama a vasti uffici. Solo in questo senso, come compito di lavorare a sé (“di stare all’erta e martellare notte e dì”), i giovani potrebbero usare l’amore che viene loro dato. Essere tutt’uno e donarsi e ogni sorta di comunione non è per loro (che ancora a lungo devono risparmiare e radunare), è il compimento, è forse quello per cui oggi intere vite umane ancora non sono sufficienti. In questo però i giovani sbagliano così spesso e gravemente: che essi (nella cui natura è non avere pazienza) si gettano l’uno all’altro quando l’amore li assale, si spandono così come sono, in tutto il loro disordine, scompiglio e turbamento… Ma come fare allora? (…) Se resistiamo e prendiamo su di noi questo amore come fardello e tirocinio, invece di perderci in tutto quel gioco frivolo e lieve (…) allora forse un piccolo progresso e un certo sollievo saranno percettibili a coloro che verranno molto dopo di noi (…) E questo amore più umano (…) somiglierà a quello che noi lottando con fatica andiamo preparando, l’amore che consiste in questo: che due solitudini si proteggano, si limitino e si inchinino l’una innanzi all’altra.”

“Si arrese, per l'ennesima volta nella sua vita, mentendo e dicendo che andava benissimo, che non sentiva dolore e che non era ferito. Si arrese sperando che Elena andasse via prima possibile. Prima che lui cominciasse a sperare nella possibilità di un ritorno. Perché nessuno ritorna, anche se lo promette. Soprattutto se lo promette.”

“Venerdì sera avete rubato la vita di una creatura eccezionale, l'amore della mia vita, la madre di mio figlio, ma non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio saperlo. Siete anima morte. Se quel Dio per quale uccidete ciecamente ci ha fatto a sua immagine, ogni proiettile nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita al cuore per lui.”

“Il paziente, intanto, fece un bel respiro tutto da solo. Poi un altro. E un altro ancora. Poi quegli inquietanti occhi di diamante si posarono su di lei, e Jane smise di divincolarsi come soggiogata dalla sua forza di volontà. Ci fu un attimo di silenzio. Poi, in tono aspro, l'uomo a cui lei aveva salvato la vita pronunciò quattro parole che cambiarono tutto, cambiarono la sua vita, cambiarono il suo destino: «Lei. Viene. Con. Me.»”

“Amo gli occhi di una donna, la sua pelle, la sua passione, tutto. Parlo tanto, fin troppo, ma ci sono momenti che rimango in silenzio ad ascoltarmi. E’ in quei momenti che fabbrico i miei pensieri più veri, mentre cammino per le strade, osservando la gente che passa, ascoltando i discorsi, a volte assurdi, di alcune persone o assaporando il sole che mi scalda dentro. Amo ridere, giocare. Amo le cose belle, le belle storie che dicono qualcosa, mi piace tutto ciò che fa palpitare il cuore. E’ bello aver la pelle d’oca, significa che stai vivendo.”

“A forza di soffrire per te ho contratto un debito intellettuale nei confronti del tempo che attraverso. Sono un militante del pensiero critico. Mi attirano libri che fino a qualche tempo fa m’innervosivano solo a leggerne il titolo. Sei compatibile con tutto: con il privato, il pubblico, la politica, l’etica, l’estetica, la religione, la musica, la letteratura, il cinema, il teatro, l’informazione, la tecnologia, la pubblicità dei pannolini e persino quella delle macchine. Ogni cosa è compromessa con te. E io sono obbligato a speculare su tutto, perché tutto ti riguarda. Sei ovunque, tranne dove vorrei che fossi. Indovina dove.”

“— Ma voi donne, possibile che siete sempre attratte dalle menomazioni ? Insomma, uno si fa un mazzo tanto così per sembrare promettente, affidabile, convinto delle cose che dice; studia, lavora, fa carriera, va in palestra, si veste alla moda, si rovina la vita insomma, e poi che cosa gli confidate quando decidete di dargliela? «Non mi piacciono gli uomini belli»; «La tua pancia mi dà sicurezza»; «Le tue gaffes sono adorabili»... E che palle. Almeno ditelo prima.”

“Viviamo nell'attesa permanente di un estraneo a cui consegnarci mani e piedi. A cui saremmo capaci di sacrificare gli affetti più cari, se necessario. Anche quando siamo in malafede. Anche se sappiamo benissimo che al momento opportuno ci tireremo indietro attaccandoci alla più ignobile delle scuse. Conta però il momento in cui siamo disposti a tutto. E tutto significa, papale papale, tutto.”

“Una confessione in iscritto è sempre menzognera. Con ogni nostra parola toscana noi mentiamo! Se egli sapesse come raccontiamo con predilezione tutte le cose per le quali abbiamo pronta la frase e come evitiamo quelle che ci obbligherebbero di ricorrere al vocabolario! È proprio così che scegliamo dalla nostra vita gli episodi da notarsi. Si capisce come la nostra vita avrebbe tutt’altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto.”

“La sa una cosa? Mi sono sempre chiesta cosa faremo tra mille, duemila, diecimila anni con tutte queste cianfrusaglie. Voglio dire, più passa il tempo e più riusciamo ad andare indietro, a ritrovare oggetti di un passato sempre più lontano cui far posto, e mentre troviamo quelli del passato, produciamo altre tonnellate di cose senza senso da trasformare in oggetti interessanti non appena sarà passato abbastanza tempo da quando sono stati prodotti. Che poi il tempo che deve passare per rendere interessante un oggetto banale oramai è sempre minore. Cento anni, cinquant’anni, vent’anni, un anno, due estati fa. Ora un disco dell’estate scorsa è già un cimelio, c’è già chi lo ha raccolto e chi sta progettando una mostra di dischi di un’estate fa. Ma perché poi? A un certo punto non ci sarà più spazio per il tempo! O no? Voglio dire, come faremo poi a decidere cosa tenere e cosa distruggere quando il nostro passato sarà così lungo e puzzolente da avere occupato ogni spazio possibile? Quando non ci sarà spazio per costruire nuove case perché tutte quelle che ci sono saranno diventate patrimonio dei Beni culturali e di loro non sarà rimasta che la facciata, quando saranno tarlate dalla modernità che scava dentro le case, che le riduce ad asfittici antri levigati che si aprono su balconcini dell’Ottocento, su cavedi ingrigiti dai cadaveri di piccioni? Non converrebbe buttare via tutto subito?”

“Non concedeva alla memoria il diritto di far rinascere il passato, si costruiva una nuova vita sul vuoto, senza sospettare che, così facendo, le fondamenta avrebbero finito per crollare su quel labirinto di fragili gallerie. Un giorno, mentre erano nella grotta sul lago e Tobia stava raccontando a Elisha di sognare una nuova vita, lei gli aveva detto: "Tu hai una vita sola, Tobia. E quella vita ti raggiungerà ovunque.”

“E' tempo che tu faccia ritorno nel futuro..." gli disse con un sorriso dolce. "No, non voglio." "Fallo per me, ti prego. Io credo in te. Il dolore più grande per un genitore è non poter salvare il proprio figlio che vuole morire". Per un genitore, un figlio resta un figlio per sempre. Senza mai aspettarsi nente in cambio, era solo una madre che desiderava la felicità per suo figlio e lo inondava d'amore. Yukio si era detto: "Se muoio, almeno finirà tutto." Aveva pensato che non avrebbe fatto soffrire Kinuyo perchè tanto lei era già morta. Ma si era sbagliato. Anche dopo la sua morte, lei restava sempre sua madre. "Avrei rattristato mia madre anche da morta". Quando rinvenne, nel locale c'era solo Kazu. La luce non era aumentata, eppure ogni cosa su cui posava gli occhi adesso aveva un aspetto più fresco e luminoso. La sua vita di disperazione era diventata una vita di speranza. Il suo modo di pensare si era radicalmente trasformato. "Non è il mondo ad essere cambiato, sono io...”

“Da adolescente aspiravo all’infinito. Non lo sapevo, non me lo formulavo così, ma si trattava di questo. Non ho fatto altro che pagare, per tale aspirazione, ciò che la vita mi ha richiesto. Ed è giusto che si paghi per un’illusione così smisurata, per le ansie senza limiti. Solo molto più tardi scoprirò che l’infinito è soltanto la ricerca dell’infinito. E che le mie furono sempre piccole ansie d’infinito.”

“A cosa pensa una donna quando non viene ritenuta all'altezza, quando le dicono che è troppo o troppo poco, quando viene ferita, tradita, umiliata, derisa, quando si ammala e il mondo la ignora e nessuno la sente? Quando è triste o felice o arrabbiata o risoluta o crudele?Quando fin da piccola viene educata alla colpa, alla vergogna, a essere soppesata da occhi estranei, quasi che il suo corpo e la sua vita non fossero mai davvero suoi, ma sempre anche di qualcun altro? Quando si deve giustificare per la voglia di fare sesso o per quella di non volerlo fare?Quando deve soddisfare aspettative, aderire a immaginari, quando è troppo magra o troppo grassa o troppo giovane o troppo vecchia o troppo ignorata o troppo guardata e però mai, mai davvero vista? Quando si accorge che la maggior parte degli incontri è come il tramonto in autunno, dove una volta sparito il sole tutto si raffredda velocemente? Quando non crede alla vita dopo la morte ma vede invece la morte dentro ogni vita, come se tutto fosse sempre sul punto di cadere, nell'apparente fissità dei giorni? A cosa pensa una donna quando, assordata dalle voci di tutti, capisce all'improvviso di avere soffocato la propria? Di non essersi mai davvero prestata ascolto?”

“Il riassunto della mia vita occupa una pagina e basta, non ho esperienze lavorative, non ho corsi di formazione, non ho livelli di lingua, non ho fatto altro che studiare e non so come spiegare a chi lo leggerà che questo mio piegarmi sui libri è stato un atto di abnegazione e che ho rispettato il patto sociale senza distrazioni, è stato l’ordine a volermi studente, io non ho anticipato nulla né ritardato, ligia ho eseguito i passi dovuti della mia formazione e adesso che sono formata è come se fossi tornata massa senza dimensioni o profondità, inutile agglomerato di nozioni, si attende da me esperienza che è difficile qualcuno decida d’offrirmi, sono crema pasticcera, sono gelato sciolto.”

“Lavorava al computer portatile da ore ma non era riuscito a trovare nessun luogo che accendesse la fantasia. Sebbene vi fossero molti paradisi sommersi, ogni destinazione gli sembrava scontata. Non era questione del dove, ad attirarlo era l'inesplorato. Non desiderava semplicemente cambiare residenza o abitudini: voleva dare un significato diverso alla sua esistenza.”