Quotessence
Home / Quotes / L Quotes

L Quotes

Browse famous quotes beginning with L. This page is a child index of the full Popular Quotes A-Z directory.

All L Quotes

“La discriminazione contro i gruppi di minoranza non verrà meno fino a quando non verranno mutate le forze che determinano le decisioni dei guardiani. Le loro decisioni dipendono in parte dalla loro ideologia - ovvero dal sistema di credenze e di valori che determina ciò che essi considerano "bene» o «male». ... Pertanto se ci proponiamo di ridurre la discriminazione all'interno di fabbrica, di una scuola o di qualsiasi altra istituzione organizzata, dovremmo considerare la vita sociale che ivi si svolge come qualcosa che scorre attraverso certi canali. Vediamo allora che vi sono dirigenti o uffici che decidono chi fa parte dell'organizzazione o chi è escluso, chi è promosso, e cosi via. Le tecniche di discriminazione in queste organizzazioni sono strettamente connesse a quelle meccaniche che incanalano la vita dei membri di un'organizzazione in particolari direzioni. Pertanto la discriminazione è fondamentalmente connessa con i problemi della direzione, con le azioni dei guardiani che determinano ciò che deve essere fatto e ciò che non si deve fare.”

“La disonancia cognitiva nos lleva a mentirnos a nosotras mismas. Intentamos fusionar las dos ideas conflictivas de manero que no nos creen malestar. La disonancia cognitiva se basa en una actitud conformista, la toma de decisiones y el esfuerzo. Bien sabemos que tomar decisiones conlleva inconsistencias; decidir una cosa sobre otras hace que necesariamente tengamos que negar una parte en la que podríamos creer. Es por esto que supone un problema ver personajes que representan la feminidad según la entienden los hombres, porque no se adecúa a lo que la feminidad puede ser. Hemos fundamentado nuestro pensamiento en binarios solo para descubrir que esa es una generalización de la realidad.”

“La domanda a questo punto è d'obbligo: perché una parte della comunità LGBTQIA+, esclusa la componente riunita sotto la lettera q, dovrebbe fare resistenza a chi esprime la propria queerness? Il primo motivo è che, se vivi in un mondo che ti nega o ti definisce come anomalia del sistema, gridare «io esisto ed esisto cosí» è un imprescindibile atto di autodeterminazione e di protesta. Da tale bisogno sono nati il Pride e il coming out come pratiche politiche e non è strano che chi ha vissuto la rivelazione di sé come una conquista faccia poi fatica a capire che la non-rivelazione di sé possa esserlo altrettanto. [...] Il secondo motivo l'ha messo a fuoco Chiara Valerio affermando che avere un nome per qualcosa non significa perforza includerla, anzi spesso è il contrario: «Non esistono linguaggi inclusivi. Parlare significa nominare, nominare significa escludere». Anche la parola «queer» esclude dunque qualcosa: è la necessità delle altre definizioni. L'espressione della queerness, considerando superate le categorie del binarismo, sottintende che siano limitanti, e ciò, ovvio, non può piacere a nessunə che se le sia attribuite, specie se per farlo ha dovuto compiere un percorso doloroso.”

“La dona maltractada creu que, faci el que faci, no podrà canviar el seu destí, que depèn dels altres. Aquesta situació de màxima violència psíquica és la indefensió apresa, que, juntament amb el cercle de violència, farà que quedi atrapada per la seva situació i que no se'n pugui anar de casa. En canvi, l'agressor mai no se sentirà culpable, perquè sempre farà responsable dels seus mals la dona víctima de la violència, i ella se sentirà confusa, no sabrà ben bé quina és la seva responsabilitat. La víctima entra en una confusió que no li permet adonar-se del que fa o no fa per ser atacada, criticada, desqualificada. És propi dels agressors detectar les parts vulnerables de les dones perquè la seva violència les afecti. Mentre elles pretenen adaptar-se i no deixen de preguntar-se per la seva part de responsabilitat, de culpabilitat, ells s'aferren a la seva pròpia rigidesa, aprofitant la confiança i la inseguretat de la seva víctima.”

“La démocratie vit de mouvements, de changements, d’agencements contractuels, de temps fluides, de dynamiques permanentes, de jeux dialectiques. Elle se crée, vit, change, se métamorphose, se construit en regard d’un vouloir issu de forces vivantes. Elle recourt à l’usage de la raison, au dialogue des parties prenantes, à l’agir communicationnel, à la diplomatie autant qu’à la négociation. La théocratie fonctionne à l’inverse : elle nait, vit et jouit de l’immobilité, de la mort et de l’irrationnel. La théocratie est l’ennemie la plus à craindre de la démocratie, avant-hier à Paris avant 1789, hier à Téhéran en 1978, et aujourd’hui chaque fois qu’Al-Quaïda fait parler la poudre.”