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S Quotes

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“Sono da sempre convinta che la memoria abbia le gambe, che le persone che abbiamo amato e perduto possano continuare a vivere nei nostri cuori e nei nostri discorsi. Se Gigi fosse rimasto soltanto il padre ucciso, noi saremmo per sempre stati solo le vittime. La vedova, gli orfani. Invece volevo che io e i miei figli fossimo altro: persone che vanno avanti. (...) Una volta Giulio, avrà avuto 4 anni, ni ha detto: "Mi dispiace per i fratelli, ma se Gigi non fosse morto io non ci sarei. Se lui è morto è una cosa brutta, allora anche io sono una cosa brutta". Io l'ho stretto forte e gli ho detto che a volte dalle cose brutte nascono cose belle, come era successo a noi.”

“Sono del tutto diversi tra loro i tramonti e le albe sui versanti orientale e occidentale, là dove comincia Castello o dove finisce S. Croce, nei pressi del Magazzini del Sale o dell'Arsenale. Forse sarebbe opportuno spostarsi da una parte all'altra di quello che fu detto il Golfo di Venetia, attraversare l'Adriatico intero da un capo all'altro per rendersi conto delle differenze. Da quella sponda il sole al tramonto si adagia sulla superficie del mare e vi affonda, da quest'altra, alla fine del giorno, si corica dietro le alture della terraferma e sparisce. Sul litorale orientale le popolazioni hanno coniato la parola suton derivata da «sun(ce)» e «ton(e)» ― nel significato di sole (che) affonda. Su quello occidentale, appenninico, il tramonto viene da «tra (i) monti» ― il sole che si precipita in mezzo alle montagne o le rive stesse. Sull'una e sull'altra sponda le lingue si sono adeguate al sole.”

“Sono finiti i mesi delle vacanze liceali e degli spruzzi, dei lunghi pomeriggi e delle pigre ore del meriggio, sono ingabbiata in questa nuova villeggiatura, così corta da risultare fulminea, insufficiente. L’estate è diventata breve, al tramonto il lago è una tigre, la luce si spezza in strisce gialle e nere dove il sole sta cadendo mentre dall’altro lato si affaccia la notte. Quando porto i libri con me e sto seduta sulla spiaggia vicino al borgo antico, guardo il cielo dalla riva e vedo la luce sparire dalle case un poco alla volta, anche quando non ci sono nubi una foschia s’addensa e nasconde.”

“Sono grato alla svolta green dell’amministrazione comunale di qualche anno fa, che ha imposto il famoso ticket per varcare le porte dei Bastioni. Io, felice e soddisfatto residente dei quartieri centrali da quando, qualche annetto fa, mi sono trasferito in zona Moscova, mi trovo ora nell’invidiabile condizione di poter percorrere strade ben più libere. Non riesco a comprendere come si possa definire “sensibilità ecologica” una tassa che di fatto pretende il pagamento di un balzello da tutti quelli che non hanno un portafoglio sufficientemente gonfio da potersi permettere una casa in una delle zone migliori della città e prevede quindi che l’inquinamento debba rimanere a uso e consumo dei meno abbienti. In centro aria pulita, fuori lo smog… Che assurdità. Quasi m’indignerei, se solo fossi il tipo di persona adatta. Ma ovviamente non lo sono. Nemmeno per sbaglio. A differenza degli altri, non fingo interesse verso cause buoniste e politicamente corrette. Quindi, per carità, andate avanti a essere tutti finti ecologisti. Io, dal mio canto, continuerò a guidare indisturbato la mia Maserati per le strade libere della città.”

“Sono le undici e nessuno ha chiamato, perché non mi chiama? È mezzogiorno, ancora niente. Non è altro che un essere insensibile che pensa solo a se stesso. Continuo a fissare il telefono. Sono le due del pomeriggio e non mi importa se mi chiama o no. Sono una stupida a stare qui ad aspettare che lui si degni di chiamare, non vale questi miei sforzi. Speravo che dopo ieri sera qualcosa si fosse mosso, ma ormai, mi sono rassegnata, certe cose non cambiano mai. Driiiin O mio Dio! Il telefono sta squillando. Ok, ritiro tutto ciò che ho pensato o detto prima di questo momento. Sono un’ipocrita, lo so.”

“Sono libero, mi dico. Chiudo gli occhi e per un po’ penso a questa mia nuova libertà. Ma non riesco a capire bene che cosa significhi il fatto che sono libero. Quello che capisco adesso è semplicemente che sono solo. Solo e in un paese che non conosco. Come un esploratore solitario che ha perso bussola e mappe. È questo che significa essere liberi? Non lo so, e allora rinuncio a pensarci.”

“Sono sovraccarico di tensione, irritato ed irritabile. Con le persone, con gli oggetti. Il pensiero più disturbante? Che sia stato io stesso ad alimentare qualcosa che forse non c’era. Ora sicuramente quel coltello che mi scava dentro non è più un illusione. Gli occhi e le orecchie invisibili a cui è affidata la mia persona non avranno mancato di tradurre i miei nuovi atteggiamenti in paragrafi e capitoli, corredati di suggerimenti e domande, a dubbi legati alla mia affidabilità ed efficienza. Un giorno non mi spiacerebbe avere accesso ai rapporti compilati e incasellati a mio nome. Avrei l’occasione di leggere il diario segreto che qualcuno ha scritto su di me.”

“Sono stata io a versare il caffè alla mamma. Non poteva cancellare quel fatto. E con il passare dei giorni cominciò a pensare: "Sono stata io a uccidere la mamma". Un giorno era ferma a un passaggio a livello. Non aveva l'aria di una che volesse uccidersi. Dietro Kazu, in attesa che si alzasse la sbarra, c'era anche una mamma con il figlio e un gruppo di studenti di ritorno a casa. A un certo punto si sentì una voce. "Mamma, mi dispiace", disse il bambino. Era una semplice conversazione tra madre e figlio, niente di che. Kazu si girò a guardarli, e poi sussurrando "Mamma..." si avviò verso il passaggio a livello, quasi attirata da un polo magnetico. E in quel preciso momento... "Mi porti con te?" Era Kinuyo. Con quelle parole, intendeva dirle che voleva starle accanto perchè vedeva quanto fosse grande la sua sofferenza. La reazione di Kazu fu del tutto inaspettata. I suoi occhi si rimpirono per la prima volta di lacrime ep rese a singhiozzare velocemente. Kinuyo non sapeva spiegarsi cos'avesse finalmente perforato il cuore di quella bimba. Sapeva solo che fino a quel momento aveva sofferto da sola e che non voleva morire.”

“Sonra o an gelir: ilk göz göze geliş… Bir süreliğine dünya durur ya hani, bilirsiniz o sessizlik anını. İşte o an, unutulmuş bir hayalin hatırlandığı ve umutların yeniden yeşerdiği andır. Rüzgâr bir ritim tutturur, yapraklar dans eder, yıldızlar bir ışık şöleni başlatır.”

“Sonrió una vez más. Siempre sonreía como si las corridas de toros constituyeran un secreto especial entre nosotros, un secreto verdaderamente extraño, sorprendente y profundo que compartíamos nosotros dos. Sonreía siempre, como si aquel secreto nuestro tuviera algo de lascivo para los extraños, que nosotros entendíamos perfectamente, pero que no podía explicarse a los demás porque nadie lo entendería.”

“Sons and daughters. The thought jarred him. As quickly as hopelessness had overtaken him, it disappeared. He glanced at Annabeth. She still looked like a misty corpse, but he imagined her true appearance--her gray eyes full of determination, her blond hair pulled back in a bandana, her face weary and streaked with grime, but as beautiful as ever. Okay, maybe monsters kept coming back forever. But so did demigods. Generation after generation, Camp Half-Blood had survived. Now, if the Greeks and Romans could come together, they would be even stronger. There was still hope. He and Annabeth had come this far. The Doors of Death were almost within reach. Sons and daughters. A ridiculous thought. An awesome thought. Right there in the middle of Tartarus, Percy grinned.”

“Sons, any man who is considered a success in life owes a lot to society. We have been very blessed, my dear sons. We have to show our appreciation to our society for making that possible. A time will come when you will meet other Kamerunians who share the same vision for this land. I am advising you to make them partners in our common goals when that time comes. We shouldn’t shy away from playing a formidable role in financing that political force that shall emerge. We must use our influence to ensure that it succeeds.”