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A Quotes

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“Ancestral money blocks can also influence our mindset. Ancestral money blocks are essentially false beliefs about money passed down from our ancestors, that prevent us from achieving financial success.”

“Ancestry is Garbage (The Sonnet) DNA test may reveal your ancestry, But there is no DNA test for character. IQ may reveal deficit in logical aptitude, There's no IQ test for excellence or genius. If bloodline dictated destiny, We'd still be dangling from trees. Not that we've done much better, But at least there is possibility. In the end we are all monkeys, We all come from the jungle. Question is, have we conquered the jungle that lurks in our heart, have we risen yet above the animal! Ancestry is garbage, IQ is useless, Living humans don't rely on such nonsense. Heart, brain, backbone, these make who we are, Everything else is mythology of the savages.”

“Anch'io sento il bisogno di rileggere i libri che ho già letto, ma ad ogni rilettura mi sembra di leggere per la prima volta un libro nuovo. Sarò io che continuo a cambiare e vedo cose di cui prima non m'ero accorto? Oppure la lettura è una costruzione che prende forma mettendo insieme un gran numero di variabili e non può ripetersi due volte secondo lo stesso disegno? Ogni volta che cerco di rivivere l'emozione di una lettura precedente, ricavo impressioni diverse e inattese, e non ritrovo quelle di prima. [...] La conclusione a cui sono arrivato è che la lettura è un'operazione senza oggetto; o che il suo vero oggetto è se stessa. Il libro è un supporto accessorio o addirittura un pretesto.”

“Anche a me la poesia delle rocce nere sembrava bellissima; e mi struggevo d’invidia, per non averla scritta io. Era semplice: prati verdi, rocce nere, ne avevo visti tante volte anch’io, in montagna. E non m’era venuto in testa che si potesse farne niente: li avevo guardati, e basta. Le poesie erano dunque cosí: semplici, fatte di niente; fatte delle cose che si guardavano. Mi guardavo intorno con occhi attenti: cercavo cose che potessero assomigliare a quelle rocce nere, a quei prati verdi, e che questa volta non mi sarei lasciata portar via da nessuno.”

“Anche amare è bene: poiché l’amore è difficile. Volersi bene, da uomo a uomo: è forse questo il nostro compito più arduo, l’estremo, l’ultima prova e verifica, il lavoro che ogni altro lavoro non fa che preparare. Per questo i giovani, che sono principianti in tutto, ancora non sanno l’amore; lo devono imparare. Con tutto l’essere, con tutte le energie, raccolte intorno al loro cuore solitario, ansioso, dal battito anelante, devono imparare ad amare. Ma il tempo dell’apprendistato è sempre un tempo lungo, chiuso al mondo, e così amare è a lungo, e fin nel pieno della vita, solitudine, intenso e approfondito isolamento per colui che ama. Amare non significa fin dall’inizio essere tutt’uno, donarsi e unirsi a un altro (poiché cosa sarebbe mai unire l’indistinto, il non finito, ancora senza ordine?); è una sublime occasione per il singolo di maturare, di diventare in sé qualcosa, di diventare mondo, diventare mondo per sé per amore di un altro, è una grande, immodesta pretesa a lui rivolta, qualcosa che lo presceglie e lo chiama a vasti uffici. Solo in questo senso, come compito di lavorare a sé (“di stare all’erta e martellare notte e dì”), i giovani potrebbero usare l’amore che viene loro dato. Essere tutt’uno e donarsi e ogni sorta di comunione non è per loro (che ancora a lungo devono risparmiare e radunare), è il compimento, è forse quello per cui oggi intere vite umane ancora non sono sufficienti. In questo però i giovani sbagliano così spesso e gravemente: che essi (nella cui natura è non avere pazienza) si gettano l’uno all’altro quando l’amore li assale, si spandono così come sono, in tutto il loro disordine, scompiglio e turbamento… Ma come fare allora? (…) Se resistiamo e prendiamo su di noi questo amore come fardello e tirocinio, invece di perderci in tutto quel gioco frivolo e lieve (…) allora forse un piccolo progresso e un certo sollievo saranno percettibili a coloro che verranno molto dopo di noi (…) E questo amore più umano (…) somiglierà a quello che noi lottando con fatica andiamo preparando, l’amore che consiste in questo: che due solitudini si proteggano, si limitino e si inchinino l’una innanzi all’altra.”

“Anche dalle apocalissi si può tornare indietro, se uno ha il coraggio di guardarci dentro. Ma voi non avete questo coraggio. Parlate di tutte le apocalissi, meno che della vostra. Lasciate pure a noi spiriti l'ultimo colpo di spada. Non posso spiegarle cosa accadrà, Hacarus. Tutto ciò che è troppo diverso da quello che siete soliti pensare, voi lo chiamate nulla. Bene, dopo di noi ci sarà il nulla. E in questo nulla qualcosa ricomincerà.”

“Anche Giovanni, come Vincenzo, ultimamente odiava essere osservato. Non riusciva più a sostenere gli sguardi delle persone, se non per sfida. Ma quando si trattava di sguardi amorevoli, simpatici, allegri, Giovanni, incupito, si nascondeva chinando la testa o guardando altrove. Solo Vincenzo riusciva a mantenere un contatto visivo prolungato, una conversazione tra pupille. Ultimamente Giovanni sfidava o fissava solo il suo amico, oppure preferiva guardare le cose anziché le persone. Forse perché sfidando non si è mai vulnerabili, forse perché Vincenzo era suo fratello non di sangue, forse perché le cose, a differenza delle persone, non sono in grado di ferirti. I coltelli e le pistole non fanno male da soli, sono gli uomini che li hanno creati a usarli per ferire. Giovanni preferiva guardare le cose.”

“Anche Isabel era sconvolta, ma non colpita quanto si sarebbe immaginata. Ciò che sentiva non era una grande responsabilità, una grande difficoltà di scelta; le appariva chiaro che nella questione non c’era stato da scegliere. Non poteva sposare Lord Warburton; questa idea non poteva andar d’accordo con nessuno degli illuminati pregiudizi a favore della libera esplorazione della vita che ella aveva finora professati o che era attualmente capace di professare. Doveva scrivergli questo, doveva convincerlo, ed era un compito relativamente facile. Ma ciò che la turbava, nel senso che la riempiva di meraviglia, era proprio il fatto che le costasse così poco rifiutare una magnifica «occasione». Quali che ne fossero i limiti, Lord Warburton le aveva offerto una grande possibilità; la situazione poteva avere i suoi lati negativi, poteva contenere elementi oppressivi, elementi meschini, poteva addirittura dimostrarsi nient’altro che un farmaco a base di stupefacenti, ma lei non faceva ingiuria al suo sesso ritenendo cosa certa che, su venti donne, diciannove vi si sarebbero adattate senza un lamento. Perché dunque non doveva imporsi irresistibilmente anche a lei? Chi era, che cosa era lei, per ritenersi superiore? Che modo di vedere la vita, che progetti per la sua sorte, che concetto della felicità aveva lei, tali che pretendevano di essere più vasti di queste vaste, di queste favolose prospettive? Se non avesse fatto una cosa come questa, allora avrebbe dovuto fare grandi cose, avrebbe dovuto fare qualcosa di più grande. La povera Isabel trovava modo di ricordare ogni tanto a se stessa che non doveva essere troppo orgogliosa, e non c’era niente di più sincero della sua preghiera di essere immune da tale pericolo: l’isolamento e la solitudine dell’orgoglio assumevano nella sua mente l’orrore di un luogo deserto. Se era stato l’orgoglio ad impedirle di accettare Lord Warburton, tale bêtise era singolarmente fuori luogo; ed era tanto cosciente che egli le piaceva, da giungere a dire a se stessa che si trattava proprio della delicatezza, e della fine intesa, di una comunione di spiriti. Le piaceva troppo per sposarlo, ecco la verità; qualcosa le diceva che c’era un punto debole nella brillante logica della proposta - così come la vedeva lui - anche se non riusciva a metterci sopra nemmeno la piccolissima punta del suo dito; e infliggere ad un uomo che offriva tanto una moglie con tali tendenze critiche, sarebbe stata un’azione particolarmente disonesta. Gli aveva promesso di pensare alla sua proposta, e mentre, dopo che egli l’aveva lasciata, se ne tornava, sperduta nella meditazione, alla panchina dove lui l’aveva trovata, poteva sembrare che stesse mantenendo la promessa. Ma non era così; ella si domandava se non era per caso una creatura fredda, dura, vanitosa, e, mentre infine si alzava e si dirigeva piuttosto svelta verso casa, sentiva, come aveva detto prima al suo amico, davvero terrore di se stessa.”

“Anche parlando con alcuni amici e conoscenti vennero fuori le stesse argomentazioni: "Se vuoi scrivere, perché non ti sei laureato?. Me lo chiedevano in tanti, spesso con supponenza, e io restavo allibito da quanto fosse limitata la mentalità della gente, così convinta che solo un pezzo di carta possa definirti davvero come persona e professionista. Poi però li osservavo e notavo che c'era astio nelle loro parole e più il loro. modo di ragionare era determinato dal percorso che avevano scelto. O meglio, che avevano non-scelto: senza porsi alcuna domanda avevano seguito il branco sulla strada asfaltata e larga, priva di ostacoli e sorprese.”

“Anche se i suoi occhi prendevano nota di molti elementi della folla in mezzo alla quale passava, era in un modo indifferente. Trovava volgare tutto quello che avrebbe dovuto affascinarlo, e non rispondeva agli sguardi che lo invitavano ad essere audace. Sapeva che avrebbe dovuto parlare tanto, inventare e divertire, e il suo cervello e la sua gola erano troppo secchi per un lavoro del genere.”

“Anche se la spudorata devastazione di quel luogo tanto speciale mi rattristava molto, ho optato per parole che tutti potessero considerare sensate e adeguate. Ho usato il linguaggio predominante del liberismo, dell'innovazione, dell'utilitarismo e del marketing. Ho parlato dell'importanza di quella zona per l'immagine dell'Islanda, delle sue potenzialità per il mercato turistico, del suo valore per la ricerca scientifica e della possibilità che gli altipiani interni fossero utilizzati come set cinematografici o pubblicitari, attirando così valuta straniera. [...] Ma viviamo in tempi in cui è il denaro a misurare la realtà. Non potevo giustificare il diritto della natura all'esistenza e il suo valore argomentando che lì si trovavano i vasti silenti spazi degli dei.”

“Anche se le fiamme dipingevano sul corpo di Kirien una miriade di sfumature diverse, la sua natura non era fatta per le mezze misure. Lui era come il deserto: crudele e inclemente. Arido, ma allo stesso tempo ricco. Nel momento in cui ti avvolgeva, ti costringeva a temerlo. Una volta che avevi assaporato le sue albe e la profondità dei suoi spazi, però, non potevi più farne a meno. E così si sentiva Tira in quel momento: spaventata dalla sua ruvidezza, ma allo stesso tempo affascinata da ciò che era certa si nascondesse oltre la spessa coltre di indifferenza e reticenza che lo costringeva a chinare la testa ed obbedire a qualsiasi ordine gli fosse stato dato.”

“Anchor Your Stories in Redemptive Themes So We Are Moved to Live Up to Them: Rather than making yourself the victim or the hero in the stories you tell, describe a daunting time of loss, crisis, or criticism or where you made a mistake or acted badly, yet you were eventually able to learn from it. Such stories show vulnerability and a desire to grow and live fully rather than in fear. Then that facet of you can be the place where others can positively and productively connect with you, hard-earned strengths firmly attached together. You can support each other in reinforcing redemptive characterizations and action.”

“Anchored to her sure-fired eyes I am then followed by a thirst in her that she is still craving to satiate. Grabbing ahold of me upside down with her mesic grasp she warms her sienna-sand skin inverse to me. Feeling her seize my sacral nerve she maneuvers to carefully empty me again. Like brontide building up to a cloudburst she absorbs me drawing a deep squeeze upwards consuming every ounce of my sucré crème. Effleuraging the soft soused petals of her poporo she braces herself feeling an apical and phreatic trembling inside of her. Feeling her squeeze that last lick she cums again into my mouth. Feeling me swill that nectarous haoma sluicing from her pink pearlious clam. Candy flipping her clitoral shaft and tasting the pomaceous pabulum of her inner goddess. Beholding in part that celestial diluvium by which all creation is bathed. Feeling her exultant joy and tactual grip as she releases a beautiful freeing cry”

“Ancient and modern psychonauts (people who use natural psychedelic plants and mushrooms for spiritual purposes) have known about the Aeons for thousands of years. They design life-forms (for more information on this practice, consult the works of Rudolf Joseph Laurence Steiner). Their spiritual purpose in originating genetic life-forms is for the purpose of uttering an infinity of Divine Expressions. The Aeons created the Human Genome.”

“Ancient art has a specific inner content. At one time, art possessed the same purpose that books do in our day, namely: to preserve and transmit knowledge. In olden days, people did not write books, they incorporated their knowledge into works of art. We would find a great many ideas in the works of ancient art passed down to us, if only we knew how to read them.”