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V Quotes

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“Voglio continuare a vivere dopo la mia morte! Perciò sono grata a Dio che mi ha fatto nascere con quest’attitudine a evolvermi e a scrivere per esprimere ciò che è in me. Scrivendo dimentico tutti i miei guai, mi rianimo e la mia tristezza svanisce. Ma, e questo è il problema, saprò scrivere qualche cosa di grande, diverrò mai giornalista o scrittrice? Lo spero, perché scrivendo posso fissare tutto, i miei pensieri, i miei ideali e le mie fantasie.”

“Vogonci. Ne bi ni prstom makli čak ni da spase vlastitu baku od prožrdljive bubozdrobne zvijeri s Traaala bez naređenja u tri primjerka, preporučeno poslanih s povratnicom, poslanih natrag, traženih, izgubljenih, pronađenih, podnesenih na javnu raspravu, ponovno izgubljenih i konačno pokopanih u mekom močvarnom tlu i recikliranih kao upaljač.”

“Vogue began to focus on the body as much as on the clothes, in part because there was little they could dictate with the anarchic styles...In a stunning move, an entire replacement culture was developed by naming a 'problem' where it had scarcely existed before, centering it on the women's natural state, and elevating it to the existential female dilemma...The number of diet-related articles rose 70 percent from 1968 to 1972...The lucrative 'transfer of guilt' was resurrected just in time.”

“Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case, Voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per mezzo pane Che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, Coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, La malattia vi impedisca, I vostri nati torcano il viso da voi.”

“Voi dovreste insegnarmi un poco di quanto sapete” disse Dantès, “non fosse altro che per non annoiarvi con me. Mi sembra che dobbiate preferire la solitudine ad un compagno senza educazione e senza cultura come sono io. Se acconsentite, vi prometto di non parlarvi più di fuga.” Faria sorrise. “Ahimè, figlio mio” disse, “la scienza umana è molto limitata, e quando vi avessi insegnato le matematiche, la fisica, la storia e le tre o quattro lingue vive che io parlo, voi sapreste quello che so io. Tutta questa scienza potrei farla passare dal mio spirito nel vostro in due anni.” “Due anni!” disse Dantès. “Credete che io possa imparare tutte queste cose in due anni?” “Nella loro applicazione no; nei loro principi sì. L’imparare non è lo stesso che sapere: vi sono gli eruditi e gli scienziati, la memoria forma i primi, la filosofia i secondi.” “Ma la filosofia non si può imparare?” “La filosofia non s’impara, la filosofia è la riunione delle scienze imparate nel genio che le applica.” “Vediamo” disse Dantès. “Che cosa m’insegnerete per primo? Ho smania di cominciare, ho sete di scienza.” “Tutto!” disse Faria.”

“Voi, ielelor, măiestrelor, Duşmane oamenilor, Stăpânele vântului, Doamnele pământului, Ce prin văzduh zburaţi, Pe iarbă lunecaţi, Şi pe valuri călcaţi, Vă duceţi în locuri depărtate În baltă, trestie, pustietate, Ca spuma la soare, Iar capul cel deocheat Sa ramâie luminat, Curat, de boală scăpat, Ochii cei vătămători Şi de foc săgetători Înveliţi să fie cu perdele albe, Să nu mai privească la obraze dalbe. Descântece de iele Unde popa nu toacă, Unde fata nu joacă, Vă duceţi în gura vântului Să va loviţi de toarta pământului, Ieşiţi din mână, trup, picior, Şi să pieriţi sus într-un nor, Daţi omului sănătate Că sabie de foc vă bate!”

“Voi non lasciate che vostri occhi vedano né vostre orecchie sentano, e ciò che è fuori da vostra vita ordinaria non vi tocca. Voi non credete che ci siano cose che non potete capire, ed invece esse ci sono; e che esistano certe persone in grado di vedere cose che altri non possono? Ma esistono cose vecchie e nuove che non possono esser contemplate da occhi di uomini, perché essi sanno – o credono di sapere – cose che altri uomini hanno detto a loro. Ah, questa è pecca di nostra scienza che ha pretesa di capire tutto, mentre, se non ci riesce, allora dice che non c’è niente da spiegare! Ma noi vediamo ogni giorno da ogni parte spuntare nuove credenze, che si reputano essere nuove, ma che non sono altro che cose vecchie travestite da giovani! – come belle signore nell’opera. (Van Helsing)”

“Voi tutti sapete cos'hanno fatto. Hanno dichiarato illegale l'uso di impulsi subsonici nella pubblicità audio. Ma noi abbiamo ribattuto con un elenco di parole chiave, semanticamente collegate con ogni trauma o nevrosi presenti nella moderna vita americana. Hanno dato retta ai fissati della sicurezza stradale e ci impediscono di proiettare i nostri messaggi sul parabrezza delle macchine, ma noi ci difendiamo. Il laboratorio mi informa — e indicò il direttore del nostro Reparto Scientifico — che presto sperimenteremo un sistema capace di proiettare la pubblicità direttamente sulla retina.”

“Voice is the je ne sais quoi of spirited writing. It separates brochures and brilliance, memo and memoir, a ship's log and The Old Man and the Sea. The best writers stamp prose with their own distinctive personality; their timbre and tone are as recognizable as their voices on the phone. To cultivate voice, you must listen for the music of language-the vernacular, the syntactic tics, the cadences.”

“Voice Value. Your voice makes a first impression. Is your voice coming across as smart, friendly, and positive or ignorant, rude, and negative? The way you deliver the words is your “vocal image.”

“Voicemail #1: “Hi, Isabel Culpeper. I am lying in my bed, looking at the ceiling. I am mostly naked. I am thinking of … your mother. Call me.” Voicemail #2: The first minute and thirty seconds of “I’ve Gotta Get a Message to You” by the Bee Gees. Voicemail #3: “I’m bored. I need to be entertained. Sam is moping. I may kill him with his own guitar. It would give me something to do and also make him say something. Two birds with one stone! I find all these old expressions unnecessarily violent. Like, ring around the rosy. That’s about the plague, did you know? Of course you did. The plague is, like, your older cousin. Hey, does Sam talk to you? He says jack shit to me. God, I’m bored. Call me.” Voicemail #4: “Hotel California” by the Eagles, in its entirety, with every instance of the word California replaced with Minnesota. Voicemail #5: “Hi, this is Cole St. Clair. Want to know two true things? One, you’re never picking up this phone. Two, I’m never going to stop leaving long messages. It’s like therapy. Gotta talk to someone. Hey, you know what I figured out today? Victor’s dead. I figured it out yesterday, too. Every day I figure it out again. I don’t know what I’m doing here. I feel like there’s no one I can —” Voicemail #6: “So, yeah, I’m sorry. That last message went a little pear-shaped. You like that expression? Sam said it the other day. Hey, try this theory on for size: I think he’s a dead British housewife reincarnated into a Beatle’s body. You know, I used to know this band that put on fake British accents for their shows. Boy, did they suck, aside from being assholes. I can’t remember their name now. I’m either getting senile or I’ve done enough to my brain that stuff’s falling out. Not so fair of me to make this one-sided, is it? I’m always talking about myself in these things. So, how are you, Isabel Rosemary Culpeper? Smile lately? Hot Toddies. That was the name of the band. The Hot Toddies.” Voicemail #20: “I wish you’d answer.”